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Skid Row – The Gang’s All Here

2022 - earMusic
hard rock

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Tracklist

1. Hell Or High Water
2. The Gang's All Here
3. Not Dead Yet
4. Time Bomb
5. Resurrected
6. Nowhere Fast
7. When The Lights Come On
8. Tear It Down
9. October's Song
10. World's On Fire


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Devo fare una premessa: Sono di parte. Ho sempre considerato gli Skid Row la migliore tra le band di quel movimento rock che a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 imperversò nel panorama musicale internazionale e che venne definito successivamente hair metal per via del look eccentrico dei membri delle band, caratterizzato da folti e voluminose chiome e pantaloni in latex.

In Italia l’hair metal esplose a livello di massa nell’autunno del 1986 con la superhit The Final Countdown degli Europe, seguita a ruota da You Give Love A Bad Name dei Bon Jovi. La porta, anzi il portone, era ormai aperto, e le case discografiche ne approfittarono per inondare le nostre radio e tv di band come Poison, Motley Crue, Tesla, Aerosmith, Guns N’Roses, EnuffZ’nuff, Whitesnake e tanti altri, creando un calderone a dir poco disomogeneo da far impallidire i più puristi.

In tutto questo effluvio di rock a tratti gioioso-melodico, a tratti romantico strappamutande, nel 1989 arrivarono in Italia anche gli Skid Row. Il singolo in questione era 18 And Life, ballad che ci raccontava di un ragazzo che sotto l’effetto dell’ alcool uccideva un amico e si vedeva aprire le porte del carcere per sempre. Gli Skid Row alzarono indubbiamente l’asticella del genere sia dal punto di vista della musica, rock più tirato, duro, qualitativamente più alto, sia per quanto riguarda le tematiche, parlando di problemi sociali (Monkey Business), abusi (In A Darkened Room) , religione (Quicksand Jesus ) e tanto altro. Dopo i primi due dischi , l’omonimo “Skid Row” del 1989 e “Slave To The Grind” del 1991, gli Skid Row, come tutte le band del movimento hair metal, accusarono il colpo dell’ascesa del grunge e persero gran parte del loro fascino.

Ben sedici anni dopo l’ultimo disco ufficiale, “Revolution Per Minutes”, gli Skid Row tornano sulla scena principale con “The Gang’s All Here. Il cuore pulsante della band è ancora lì, Dave “The Snake” Sabo alla chitarra e Rachel Bolan al basso, sempre ottimamente coadiuvati dal secondo chitarrista Scotti Hill e dal batterista Rob Hammersmith. Capitolo a parte il discorso sul cantante. È palese che gran parte del successo degli Skid Row è dovuto a Sebastian Bach, voce immensa del rock, ma le strade tra il frontman canadese e il resto della band si sono separate già da tempo e in maniera irreparabile, quindi era necessario virare su altre scelte, che dopo vari tentativi si sono focalizzate sullo svedese Erik Gronwall. Nel complesso la scelta di Gronwall si è rivelata giusta, lo svedese è cantante di esperienza ed è riuscito a mettere la sua voce graffiante al servizio della band, con Sabo e Bolan che da contro hanno ritagliato i nuovi brani proprio tenendo conto dei pregi di Gronwall e cercando per quanto possibile di evitare confronti con Sebastian Bach.

I dieci brani di cui è composto “The Gang’s All Here suonano difatti maledettamente Skid Row anni ’90, i soliti riffoni possenti, ritmo incalzante, altissima qualità della sessione ritmica e a volte è molto forte la sensazione di trovarsi di fronte a brani scritti anni fa e lasciati a decantare in attesa di trovare un cantante all’altezza di Bach, brani che sono stati poi risistemati una volta scelto Gronwall. Con il pezzo di apertura Hell Or High Water è già partita la time machine, la canzone è molto bonjoviana e la voce di Gronwall non fa che confonderci le idee, segue la title track che è un gran bel brano con un ritornello molto mainstream, tant’è che è stato scelto come anteprima per lanciare l’intero album. Not Dead Yet ci riporta alla memoria sound molto Guns, Time Bomb è un altro gioiellino hard rock che ci fa venire voglia di esperienze live. Resurrected ci riporta in pieno “Slave To The Grind”, Nowhere Fast evidenzia ancora una volta l’ altissima qualità di Bolan e compagni e When The Lights Come On riprende ancora una volta sonorità tipiche del repertorio più vivace dei Bon Jovi. Tear It Down è il secondo brano scelto per pubblicizzare “The Gang’s All Here ed è un altro caratteristico brano di impronta marcatamente Skid Row anni ’90.

Arriviamo quindi all’ unica pseudo-ballad dell’ album, October’s Song che parla della difficoltà di accettare la perdita dei nostri cari. Questo è forse l’unico momento di “The Gang’s All Here dove la mancanza di Sebastian Bach si fa sentire, si percepisce che in fase di composizione ci si sarebbe potuti spingere ben oltre , ma l’intensità e l’estensione di Bach non sono purtroppo nelle corde del seppur bravissimo Gronwall. Chiude l’album World’s On Fire dopo quasi 45 minuti di grande intensità.

In conclusione, “The Gang’s All Here è un album che se fosse uscito negli anni ’90 sarebbe diventato un masterpiece dell’hard rock e che ascoltato oggi piacerà sicuramente ai nostalgici come me con la speranza che forse potrà spingere qualche neofita ad appassionarsi al genere.

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