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“Drukqs”, il mondo multiforme di Aphex Twin

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2001: Il nuovo millennio è appena iniziato. L’era del World Wide Web mainstream è appena iniziata. Richard David James, aka Aphex Twin, però è ad un passo dal mostrare i suoi attributi musicali ancora una volta, con maggiore enfasi, potenza e ricchezza. Sono passati circa 5 anni dai risultati dell’accoppiata Cunningham-AFX, un’orgia audiovisiva che ha creato in breve tempo un personaggio, un mito, un meme come si direbbe al giorno d’oggi: Windowlicker, Come To Daddy e poco prima Donkey Rhubarb mostravano per la prima volta un Richard estremamente a suo agio nel cazzeggio e nella schizofrenia musicale.

Si parla di schizofrenia musicale perché, inevitabilmente, ascoltando “Drukqs” si assiste ad un magnifico ritratto dell’eterogeneo spiazzante, dello strambo e allo stesso tempo maestoso lavoro di una delle menti più geniali del panorama musicale contemporaneo. In un’intervista datata settembre 2001, Aphex Twin affermava: “le persone si stanno abituando di più ad ascoltare stronzate strane. Sempre più persone ascoltano musica noise. Vengono accettati di più i suoni disarmonici, e questo è davvero entusiasmante” (Hoffmann, 2001). Aphex non si sbagliava, le sue melodie di fine aanni 90 avevano venduto centinaia di migliaia di copie in tutto il mondo, la sua musica non era più accessibile solo a nerd o a post ravers, ma anche all’ascoltatore medio di MTV. Il che è tutto un programma. La riservatezza e l’eclettismo a cui ci ha abituati, inoltre, ha di fatto solo incrementato l’aura di inattaccabilità che si è guadagnato col tempo.

“Drukqs” è un turbine di esperimenti riusciti bene e manovrati con mano esperta, ma è soprattutto un saliscendi emozionale. L’opening track Jynweythek, come anche Avril 14th, Strotha Tynhe e Nanou2 sono esempi di musica classica contemporanea, pur nella loro estrema semplicità. Ciò che ritorna all’ascoltatore è un senso di freschezza e di pace, che viene prontamente spezzato dall’incedere di un’altra tipologia di brani che, invece, si presentano cervellotici, rapidi e in apparenza confusionari. Omgyjya-Switch7 è un esempio lampante: una montagna russa di ritmi cangianti e rapidissimi sostenuti da un motivo musicale che fa da costante tappeto sonoro; l’insieme tuttavia non si presenta fastidioso, anzi. 54 Cymru Beats è un’altra perla di assoluta originalità, una Bohemian Rhapsody allucinata che si evolve almeno tre volte nell’interezza del brano. L’estasi estrema per chi, come me, apprezza le sonorità che fanno a pugni con la melodia più conservatrice. L’antimusica, qualcuno direbbe. Sfida per le orecchie più tradizionali? Beh, una cosa è certa, non siamo di fronte agli sperimentalismi più recenti targati Autechre, ma l’intento del nostro Richard potrebbe essere più giocoso e infantile. Alla fin fine parliamo di puro cazzeggio, ed è qui che Aphex Twin sguazza alla perfezione, semplicemente perché si diverte a fare quello che fa.

L’impressione che si ha è di un mocciosetto lasciato libero di giocare in una stanza piena di oggetti senza significato. La creatività fa tutto il resto. La verità è che Richard lavora dappertutto: “ho fatto quella traccia (Mt Saint Michel + Saint Michaels Mount) su un laptop in Francia mentre ero in giro. Altri brani li ho fatti in Galles girando in auto, robe così […] con i laptop la musica sta diventando sempre più simile alla folk music. Puoi farlo così velocemente che non devi fare più affidamento sullo studio e sul passare momenti chiuso là dentro, che non è una delle massime aspirazioni di vita” (Hoffmann, 2001).

Tornando all’album c’è da dire che non mancano momenti degni dell’epocale “Selected Ambient Works Vol. II”, come Gwely Mernans, uno dei brani più oscuri dell’intero catalogo aphexiano, capace di far vibrare ogni dettaglio dell’ambiente intorno a voi. Provare per credere, chiaramente con un buon impianto hi-fi. C’è un mondo in cui perdersi, inoltre sono 30 tracce, un doppio album, mastodontico ma non troppo, considerando la disavventura nella quale si è imbattuto il nostro Richard qualche mese prima della pubblicazione di “Drukqs”: durante un volo ha perso un lettore MP3 contenente 282 brani inediti. Panico totale ovviamente. Nonostante Richard avesse ancora tutte le tracce sul suo computer di casa, una volta che il nuovo materiale fosse finito nelle mani sbagliate e fosse apparso su internet la questione sarebbe diventata più che tragica. Per cui “fondamentalmente la conseguenza per me sarebbe che sarei stato senza lavoro per i prossimi dieci anni. Cioè, non sarei in grado di pubblicare le tracce da solo, e l’unico motivo per cui pubblico la mia musica è che ci faccio soldi […] ecco perché volevo pubblicare tanti pezzi il prima possibile. Avrei voluto pubblicare un quadruplo ma non era realistico anche in termini di tempo da passare in studio” (Bassic Groove Magazine, 2001).

Simple but honest. Possiamo solo ringraziare per quell’episodio se adesso abbiamo uno degli album più intensi e unici in termini di varietà stilistica. Perché è con “Drukqs” che Aphex Twin si affaccia come produttore multiforme e di conseguenza come artista maturo e affermato nella scena mondiale dell’elettronica e non solo.

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