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Ardecore – 996 – Le canzoni di Giuseppe Gioachino Belli

2022 - La Tempesta Dischi
folk / songwriting / rock

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Tracklist

VOLUME 1:
1.Campo Vaccino
2.Er cimiterio de la morte
3.Er zagrifizzio d’Abbramo
4.La strega
5.Er decoro
6.La poverella
7.L’aribbartato
8.Campa e llassa campà
9.Uno mejo dell’antro
10.Er confortatore
11.Er codisce novo
12.La carità
13.Er negoziante fallito
14.La creazzione der monno
15.La fin der monno
16.Er giorno der giudizzio
VOLUME 2:
17.Caino
18.Er biastimatore
19.La vedova co ssette fijji
20.La mala fine
21.Li manfroditi
22.La providenza
23.Er coronaro
24.Er romito
25.Er vino
26.Vonno cojjonatte e rrugà!
27.Lemmaledizzione
28.Accusì va er monno


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Quello tra musica e letteratura è un connubio ricorrente nella canzone d’autore italiana. Moltissimi cantautori e band dello “stivale” hanno musicato o riletto opere poetiche e narrative per veicolare messaggi di natura personale, culturale, di denuncia sociale. Tra gli esempi più noti si può annoverare Massimo Bubola, che nelle sue canzoni ha spesso inserito riferimenti letterari, da Prospero e Calibano nella Ballata dei luminosi giorni ai brani dedicati a Dostoevskij e Dino Campana. E poi “Non al denaro né all’amore né al cielo di Fabrizio De André, trasposizione di alcune liriche dell’”Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters. Un album forse dimenticato, ma che merita una citazione, è invece “Il sogno di Alice” (1975) dell’Assemblea Musicale Teatrale, ensemble noto per la sua collaborazione con Francesco Guccini. Il disco contiene, tra i vari brani, una canzone ispirata alla “Fattoria degli animali” di George Orwell, mentre la title track trasporta la vicenda dell’eroina di Lewis Carroll negli anni di piombo, tra P38 e Marx, Togliatti e Toni Negri.

Ma ci sono anche gruppi che della riproposizione della cultura popolare e della letteratura legata alle proprie origini geografiche hanno fatto la propria cifra stilistica. Tra i tanti, gli Ardecore, formazione romana nata nel 2005 con l’intento di rielaborare brani tradizionali romaneschi rispettandone la struttura e le peculiarità. Frontman dell’ensemble, che ha visto negli anni diversi cambi di line-up configurandosi come una sorta di “supergruppo” o di “collettivo in movimento”, è il cantautore folk-blues Giampaolo Felici; i suoi attuali “compagni di viaggio” sono Adriano Viterbini (I Hate My Village, Bud Spencer BluesExplosion), Jacopo Battaglia (Zu, Bloody Beetroots), Giulio Favero (Teatro Degli Orrori), Massimo Pupillo (Zu), Geoff Farina (Karate), Ludovica Valori (Nuove Tribù Zulu), Gianluca Ferrante (Kore), Marco Di Gasbarro (Squartet).

La formazione ha all’attivo cinque full-length dei quali il secondo, “Chimera, è stato premiato con una Targa Tenco come migliore opera prima. L’ultimo, “996 – Le canzoni di Giuseppe Gioachino Belli”, uscito lo scorso 6 ottobre, fa parte di un articolato progetto artistico, che comprende un doppio album presente sulle piattaforme digitali (La Tempesta Dischi /Believe) ed un libro, edito da Squilibri, quale unico supporto fisico dell’intero lavoro. Il volume, tramite QR Code, offre la possibilità di accedere all’ascolto in streaming e al download delle canzoni (28 in totale), corrispondenti ad altrettanti sonetti. Esso vede la prefazione di Marcello Teodonio, il più autorevole studioso dell’opera di Belli e presidente del centro studi a lui dedicato. Il libro contiene i testi delle liriche con note autografe del poeta, suggestive illustrazioni originali, realizzate da alcuni disegnatori di fama, e le partiture di tutti i brani. La release è stata anticipata dall’uscita, nello scorso mese di giugno, di due singoli (Er zagrifizzio d’Abbramo e Er cimiterio dela morte) seguiti a luglio dal primo volume di ascolto, costituito da 16 tracce.

Giuseppe Gioachino Belli, vissuto tra il 1791 e il 1863, è una figura fondamentale nella letteratura del nostro Paese, in quanto autore di una considerevole opera poetica in romanesco costituita da un corpus di 2297 sonetti. Egli, inoltre, ha sistematizzato l’ortofonia e l’ortografia della lingua capitolina, conservate grazie alla sua scrittura diacritica, mentre le particolarità lessicali sono esplicitate dalle note autografe a margine ad ogni componimento, che ne riportano anche la data di stesura. Il numero 996 presente nel titolo, invece, è la “firma numerica anonima” dello scrittore, che riproduce le sue iniziali in corsivo. La raccolta rappresenta un ideale viaggio all’interno della città e della società romana, cristallizzate da secoli e colte nel loro ultimo istante di autenticità prima dell’unificazione italiana, alla quale il poeta non ebbe modo di assistere, dato che la Città Eterna venne annessa al Regno nel 1870. Attraverso la mentalità del popolo, della quale Belli si fa voce e interprete, rivivono nei suoi versi personaggi ed episodi che incarnano i temi della quotidianità, ma anche le domande ineludibili sul senso dell’esistenza, espresse con tutta la crudezza e la sincerità proprie della plebe.

I sonetti selezionati sono affreschi di vita, popolati da figure come La strega, La poverella, El confortatore, Er negoziante fallito, Er biastimatore, La vedova con sette fiji, ognuno dei quali racconta la propria storia personale che si fa portatrice di significati universali. Le poesie sono anche veicolo di considerazioni, sempre frutto del senso comune, su tematiche quali La creazione der monno o Er giorno der giudizzio, sospese tra aneliti spirituali e la pratica concretezza del punto di vista popolare. La stessa visione che recita Campa e lassa campa’ o Accussì va er monno, due dei tanti motti che esprimono la necessità di trovare strategie per sopravvivere all’ingiustizia, alla sopraffazione, alla miseria.). Si narra di bisogni primari (il cibo, il sesso) ma anche di delitti, di vicende passionali, spesso passate a lama di coltello; Cristo, la Madonna, Dio stesso sono frequentemente gli interlocutori dei sarcastici o disperati monologhi dei protagonisti. Ci sono poi creature insolite, come Li manfroditi, che qui trovano una dimensione positiva perché la loro condizione, nell’ottica di chi vuole trarre vantaggio da ogni situazione, viene ritenuta favorevole (“un dono del Signore”) perché offre più opportunità, mentre le persone “dde bbon core/non troveno a scopa’ manco li santi”. Ricorrenti, infine, sono i proverbi, espressione del fatalismo e della saggezza secolare del popolo dell’Urbe. La particolarità dell’operazione è che il cantato di Felici ripropone i sonetti integralmente, verso dopo verso, senza alcun adattamento o modifica, in una performance intensa, estremamente coinvolgente, quasi attoriale.

Le sonorità dei due dischi sono variegate ed il tessuto sonoro si presenta a volte ruvido, altrove più meditativo e basato su timbri prevalentemente acustici. Le scelte stilistiche vanno dal punk folk alla taranta, a ispirazioni celtiche e gitane, al rock psichedelico. La chitarra pizzicata, strumento principe nello stornello romano, si riveste a tratti di colori cupi, tipici della murder ballad americana, in altri momenti di tinte più vivaci, gypsy e spagnoleggianti. Ma moltissimi sono i timbri utilizzati, dal mandolino al contrabbasso, al synth, alla fisarmonica, ai fiati, attingendo alle atmosfere del blues, del jazz, del prog.

La monumentale operazione di Giampaolo Felici & soci, oltre a costituire un ulteriore, importante tassello del coerente percorso di ricerca musicale e culturale dell’ensemble, ha il merito di mostrare la straordinaria attualità di un poeta come Belli, autore di versi immortali perché risultano tuttora, nel ventunesimo secolo, pungenti, cinici e disincantati.

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