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Disillusion – Ayam

2022 - Prophecy Productions
dissonant progressive metal

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Tracklist

1. Am Abgrund
2. Tormento
3. Driftwood
4. Abide The Storm
5. Longhope
6. Nine Days
7. From The Embers
8. The Brook


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Storia claudicante e tormentata, quelli dei Disillusion da Leipzig, o Lipsia che dir si voglia. Comincia nel lontano 1994 come miriadi di altre storie di band: qualche anno di concerti in cui riescono a farsi un nome a livello locale, poi però vite personali e bollette richiamano all’ordine ed i componenti di questa band thrash metal si disperdon. Il frontman, Andy Schmidt detto Vurtox, non si arrende e componente dopo componente riesce a ricostruire nuovamente il gruppo, portando le sonorità su un interessante e schizoide filone in bilico tra il death metal e il progressive più melodico e barocco, un po’ come se i Divine Comedy improvvisamente vestissero borchie e giacche in pelle. Nel 2004 vede la luce il primo disco “Back To The Times Of Splendor”, seguito due anni dopo dall’ancor più dissonante e sperimentale “Gloria”.

Sul più bello, la storia della band si interrompe di nuovo. Dopo 4 anni di pausa ufficiale, Vurtox rimescola nuovamente la band, che torna a suonare insieme ripresentandosi nel 2015 con l’inedito Alea  e nel 2017 col terzo disco “The Liberation”, realizzato dopo un periodo di isolamento del frontmannei boschi della Repubblica Ceca. Insomma, a questo punto dovreste averlo capito che la band non è una band ma la facciata di un individuo solo anche abbastanza egoriferito.

Il ritorno su disco risulta imbolsito sul ramo del progressive metal: nella seconda pausa Vurtox dev’essere stato morso da un ragno dalle sembianze di Mike Portinoy, perché palesa tutti i sintomi della sindrome dei Dream Theater. Ed il quarto album di questa quasi trentennale carriera, “Ayam“, non lascia intravedere alcun segnale di guarigione. La vena sperimentale di “Gloria” è totalmente decaduta, poche tracce di death vengono soppiantate tra cavalcate di 11 minuti, tastiere soffocanti, assoli pomposi e imponenti, mentre video ambientati in enormi lande separate dove i membri della band suonano a chilometri di distanza, come per Driftwood, vengono rilasciati, o dove Vurtox sfoggia una teatrale quanto poco necessaria gestualità, così poco tedesca e così tanto italiana, al punto che se la vedesse Wim Wenders non potrebbe più guardare in faccia il suo amico Stanis e correrebbe a nascondersi in un bar di Rebibbia.

Epica e Pathos. Questo è “Ayam“, ed il pollo e l’Indonesia c’entrano molto poco (è un gioco di parole: Ayam -> I am). In più, nonostante l’inglese, c’è quel marcato accento tedesco che, abbinato con un metal posticcio e un certo tipo di tastiera invadente, non fa che suggerire: “Rammstein! Rammstein! Rammstein!”. I quali alla fine c’entrano molto poco con tutto questo, musicalmente parlando, ma l’associazione di idee dice molto sulla carenza d’identità di questo disco.

Alla fine non è neanche un disco brutto, musicalmente parlando. È anche un buon prodotto, del quale Vurtox controlla orgogliosamente anche la registrazione. Però ecco, siamo sui livelli di una tribute band, il che non deve stupirci visto l’andazzo generale, ma un po’ dispiace per il passato interessante dei Disillusion da Leipzig. Nomen omen: niente illusioni.  

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