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Doom Flower – Limestone Ritual

2023 - Record Label
indie rock / slowcore

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Tracklist

1. Blaze
2. Break Cycle
3. Candle Habit (12/6/2022)
4. Enroll
5. Loess Hills (10/04/2022)
6. The Space
7. Past Tense (9/6/2022)
8. Ride in the Car
9. Sweep
10.Telehealth (11/1/2022)
11.Tracker
12. Between Us


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Per chi ancora bazzica gli ambienti della scena indie rock di Chicago e dintorni, ma credo che dalle nostre parti si possano contare sulla dita di un paio di mani, per i Doom Flower si può effettivamente parlare di supergruppo: Bobby Burg, al basso, si divide con i Joan Of Arc, così come il batterista Areif Sless-Kitain, il tastierista Matt Lemke e la cantante/chitarrista Jess Price prestano servizio rispettivamente in Brokeback, Wedding Dress e Campdogzz, nomi più o meno noti della scena di una Windy City il cui soffio caldo non sembra voler smettere certo oggi.

Al secondo album in studio, i Doom Flower con “Limestone Ritual” assestano uno di quei colpi destinati ad andare bersaglio ma a restare anche probabilmente irripetibili, come quelle imprese sportive impossibili che ci esaltano ma sappiamo bene essere frutto del momento, di un allineamento improvviso di elementi che non si pensava potessero essere compatibili. Nel nostro caso, e dovrebbe essere l’obiettivo dei famigerati supergruppi, è l’unione tra stili e personalità differenti a fare dei Doom Flower e del loro nuovo lavoro un’esperienza bella e sorprendente.

Qui, per farla breve, la sfida impossibile è far sì che il male di vivere dei Karate proceda a braccetto con la coolness del trip-hop. Avrete già capito che i 3 punti i nostri se li portano a casa senza sbavature, ma la cosa più interessante è che lungo lo scorrere di dodici pezzi brevi ma incisivi, sempre in bilico tra intimo e urbano, non si capisca mai quale sia davvero il trait d’union, se la voce di Jess Price che sta in mezzo tra le nuove leve dell’anti-folk (Julien Baker su tutte) ma ha anche il sapore algido delle dive di Bristol, i bordoni scuri di Matt Lemke che disegnano cortine di fumo taglienti come lame di ghiaccio, le ritmiche di Areif Sless-Kitain e Bobby Burg, che potrebbero funzionare con i Tortoise ma anche con i Massive Attack, o più probabilmente è il tutto che messo assieme per bene in un perfetto esercizio alchemico risulta affatto sofisticato.

C’è tutta l’inquietudine dei giorni nostri nelle canzoni dei Doom Flower, che procedono striscianti e ipnotiche in un arco di infinite e bellissime sfumature del grigio. Ma in questo incontro di mondi apparentemente distanti c’è anche tanto ottimismo, tanta passione, tanto lavoro di ricerca musicale, ed è proprio quello che vorrei sentire nei dischi di questo 2023.

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