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We Are Scientists – Lobes

2023 - Groenland Records
indie rock

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Tracklist

1. Operator Error
2. Dispense with Sentiment
3. Human Resources
4. Lucky Just to Be Here
5. Turn It Up
6. Settled Accounts
7. Here Goes
8. Parachute
9. Less From You
10. Miracle of '22


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I We Are Scientists se avete più di trent’anni ve li ricordate, dai. In piena era di post-punk revival entrarono in rotazione col cringissimo video di Nobody Move, Nobody Get Hurt, quello dove la band interrompeva le prove per scappare da un improbabile uomo in costume da orso. Dopo quasi vent’anni, resta quello il pezzo più noto della band e “With Love and Squalor” l’unico disco in qualche modo ricordato: i We Are Scientists finirono come tanti altri imprigionati nella gabbia di Faraday del genere, incapaci di rinnovare il loro sound ai dischi successivi e di risultare altrettanto convincenti.

La gran parte degli altri si è arresa: formazioni ancor più valide come Klaxons, Be Your Own Pet, CSS, Bloodhound Gang, Liquido dopo effimeri successi non sono sopravvissute agli anni dieci. Loro invece continuano ostinati alla ricerca di un rilancio e giungono così a Lobes, ottavo disco da dieci tracce della durata di poco più di mezz’ora.

Cambiamenti nel tempo ce ne sono stati, per fortuna. La band di Keith Murray (voce e chitarra) e Chris Cain (basso) nei primi dischi ha cercato di replicare invano sé stessa in forma di power trio. Consolidato Keith Came alla batteria. Da “Helter Seltzer” (2016) in poi, è cominciata la ricerca di un proprio linguaggio al passo coi tempi, passando da un rock più duro a qualche eco più dark-wave. Con “Lobes potrebbero aver trovato una forma definitiva in un revival anni ’80 tendenzialmente pop-disco, quindi decisamente orecchiabile.

I 10 pezzi di “Lobes“, a partire da Operator Error, hanno la tendenza ad attaccarsi facilmente in testa al primo ascolto. Che sarebbe bellissimo, se non fosse per i testi banalotti ed arrangiamenti/stacchi che sanno di datato. Però di questi tempi, e con questi trascorsi, fare un disco orecchiabile dopo vent’anni di carriera che ricordi poco o nulla degli esordi è di per sé un segno di maturità da apprezzare. Si lasciano ascoltare, in particolare, Lucky Just To Be Here, uno dei pochi pezzi in cui c’è la “canzone” e sa trasmettere qualcosa in sintonia con la musica, l’episodio più folkeggiante Parachute e la catchy Less From You, tra le instant hit quella più riuscita. Rientra nell’ambito dell’irritante invece Turn It Up, ma forse a renderla fastidiosa, oltre al basso in levare dannatamente demodé, è il video in cui i We Are Scientists sorridono qualsiasi cosa facciano. Sorridono sempre. Sempre in amicizia, ma che cazzo avete da sorridere?

Nel complesso, un disco che permetterà alla band newyorkese trapiantata dalla California di impreziosire il proprio repertorio danzereccio dal vivo: suoneranno in lungo e in largo nei club europei, fino a metà aprile; non in Italia, come al solito.

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