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Immaterial Possession – Mercy Of The Crane Folk

2023 - Fire Records
folk / goth

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Tracklist

1. Chain Breaker
2. Mercy Of The Crane Folk
3. To The Fete
4. Medieval Jig
5. Siren's Tunnel
6. Current In The Room
7. Ancient Mouth
8. Cypress Receiver
9. Birth Of Queen Croaker
10. Red Curtain


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Nati musicalmente come duo, ad Atlanta, Cooper Holmes e Madeline Polites, stando alla biografia ufficiale reperibile sul sito della band, nel tentativo di evadere da una città che cresce troppo velocemente per i loro gusti, si spostano ad Athens, dove conoscono il batterista John Spiegel e il tastierista/polistrumentista Kiran Fernandes.

Prende forma, così, quel melting-pot musicale che chiamano Immaterial Possession. Dopo aver pubblicato, nel 2022, un primo album omonimo, con la Cloud Recording, tutto sommato apprezzabile, che pur lasciando intravedere delle qualità interessanti, risultava privo di slanci sonori realmente degni di nota, esce, a Marzo 2023, edito da Fire Records, il loro secondo lavoro, “Mercy Of The Crane Folk“, e ci presentano un concentrato di influenze che sin dal primo ascolto spiazza, crea un diffuso senso di vertigine e perdita di orientamento, e instilla una costante sensazione di non sapere esattamente dove ci si trovi, sebbene si sappia con assoluta certezza di volerci restare fino alla fine.

Immaginate di trovarvi casualmente a un sabba (a chi non è mai capitato, del resto?), di osservare la strega Madeline e i tre stregoni, Cooper, John e Kiran, maneggiare delle ampolle dalle quali versano, in un enorme calderone, estratti di Ray Manzarek e Robby Krieger (The Doors), Patti Smith, David Byrne e Tina Weymouth (Talking Heads), Siouxsie Sioux, Ennio Morricone, Grace Slick (Jefferson Airplane), un pizzico di Ian Andersen (Jethro Tull), e una dose di speziatura indiana, araba e vagamente orientale (q.b.), e di vederli poi mescolare il tutto sapientemente, dando sempre la sensazione di sapere perfettamente quel che fanno. Il risultato è un miscuglio che, se ve l’avessero spiegato semplicemente a parole, forse non avreste mai pensato di assaggiare, eppure alla fine vi convincete a farlo, perché siete dei maledettissimi curiosi, e, una volta mandato giù il primo sorso, non riuscite a fare a meno di finirlo, tutto d’un fiato.

Il riferimento metaforico vagamente esoterico non è poi così casuale. Le sonorità derivanti dall’uso di strumenti come il flauto, il clarinetto, l’organo in stile prog, così come i testi, e, coerentemente, i video ufficiali dei due singoli, Immaterial Possession e To The Fete, rimandano ad atmosfere di tipo psichedelico, con utilizzo dello stop motion, salti improvvisi di ambientazioni e immagini surrealistiche, velati richiami, anche iconografici, ad antochi riti pagani e a un innocente, forse un po’ ruffiano, esoterismo.

A parte il pizzico di ingenua arroganza e pretenziosità insito nel far durare quasi cinque minuti una traccia come Birth of Queen Croaker, nel complesso il risultato è un lavoro decisamente accattivante, nella sua ondivaga coerenza a sé stesso, e fa degli Immaterial Possession una delle band emergenti da tenere sicuramente d’occhio nel prossimo futuro.

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