Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo alcuni tentennamenti e tentativi falliti abbiamo cercato di formulare una risposta.
Hidden Tracks vi accompagnerà periodicamente con i nostri brevi consigli riguardanti alcuni brani pubblicati in queste settimane e che riteniamo interessanti. Progetti da tenere d’occhio, di cui forse sentirete parlare nei prossimi tempi, provenienti in tutti i casi da quell’universo sommerso che più ci sta a cuore e che pensiamo sia giusto e stimolante seguire dal principio. In poche parole, la musica di cui non tutti parlano.
I giapponesi Violent Magic Orchestra (o VMO) si dicono influenzati dalla seconda ondata black metal e, a quanto pare, dalla rave culture. Sarà vero? Sì, e già col debutto “Catastrophic Anonymous” (a cui hanno contribuito Attila Csihar e Chip King dei The Body) lo hanno ampiamente dimostrato. Serve quindi ratificare il pensiero. Lo fanno con Supergaze, primo estratto da “Death Rave“, nuovo album in uscita quest’anno. Ritmi gabber fuori di testa, chitarre/rasoio lanciate a velocità smodata e grida belluine. Siamo fan di Igorrr, potevano non piacerci loro?
Agli Spurv (dalla Norvegia con furore) bastano meno di 3 minuti per dimostrare di essere completamente fuori di testa. Poetici tocchi di bjorkismo sfrenato (sul versante vocale), gelidi passaggi acustici e, disseminate qui e là, esplosioni elettriche di pura ferocia controllata. Se tutto “Brefjære”, in uscita a settembre per l’ormai nota e amata Pelagic Records, sarà su questo tenore, un posto nelle classifiche di fine anno lo troveranno di sicuro.
Bella la poesia e il post-rock, ma un po’ di adrenalina è necessaria. Ci pensano così i Fever 333 di Jason Aalon Butler che, forti di una nuova line che vede alla batteria l’ex-Mars Volta Thomas Pridgen, con la loro $wing, i classici tre minuti di palate di matrice nu-rock (una crasi tra nu-metal e il rock di primi 2000) che invitano ad agitare mazze da baseball e a cantare come veri “motherfucker” mentre le chitarre droppate tritano tutto tra mid-tempo e lanci hc punk Eighties e il ritornello alla fine se ne vola via melodico come Godzilla. Puro tamarrismo.
Abbassiamo di nuovo i giri del motore e prendiamo l’uscita per l’Italia. I Six Impossible Things sono nostri connazionali ma sembra arrivino dal Midwest di metà ’90 e tutto grazie al misto di emo, shoegaze e indie rock di quella matrice là, che a noi tanto sta a cuore, dalle parti di Mineral e compagnia briscola. Twenty Something (contenuta nell’EP “The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living” in uscita il prossimo 27 settembre) è infatti un lento viaggio nella luce degli anni passati, agrodolce ballata elettrica che Nicky Fodritto, Lorenzo Di Girolamo, assieme a due nuovi elementi, spingono alle massime conseguenze di cuori infranti e lacrima facile.
Sì, è vero, spesso ci lamentiamo di questa “new wave” post-punk, ma non quando escono brani come Days and Nights delle Genn. Sentite un po’ ‘ste chitarre acide, il basso intubato, la batteria strabordante e la voce a cui è chiaro stiano girando i cinque minuti e che non faccia nulla per nasconderlo. Il combo anglo-maltese è in procinto di pubblicare “unum” (a ottobre per Liminal Collective) e se le premesse sono queste evviva il post-punk di nuova generazione.
L’album da cui è tratta Jealous Gods si intitola “Zone Black”, sarà pubblicato nella canicola d’agosto da Drag City e a comporlo è stato Emil Amos. Se il nome non vi è nuovo è del tutto normale: se lo accostate a quello di Al Cisneros formerete gli OM. Entrambi dediti all’astrazione psicotropa e anche a certo hip hop/dub, mica solo alla drone music. Infatti Amos confeziona questa piccola perla trip-hop super souleggiante, molleggiata e morbida che vi farà fare un bel salto nell’Iperuranio.
Dopo tanto girovagare siamo tornati a casa Pelagic Records. Questa volta a farne gli onori è un membro di Cult Of Luna e PG.Lost, ovvero Kristian Karlsson che in questa occasione veste i panni di Soars. Old & Heavy non poteva che essere una lucente lama post-rock strumentale ad altissimo tasso emotivo, aperta, sfavillante cavalcata di synth, batteria e piano che innalza spirito e corpo altrove.
Trio tedesco i cui membri provengono da esperienze sonore all’insegna dell’hc più duro e rabbioso, i Velcros ripropongono invece quel punk-rock d’altri tempi che gli appassionati di gente come Buzzcocks e Wipers (e chi non lo è, d’altronde?) troveranno molto piacevole. “Spit Takes” è il loro Ep di debutto, esce a fine luglio in cassettina e digitale su Crazysane Records ed è anticipato da Secret State, un bel pezzo che fa venire voglia di estate. Un’estate di 30 anni fa, ovvio, ma forse è meglio così.
Lo sappiamo che ormai anche il mondo della musica è altamente globalizzato, ma un power trio tutto al femminile proveniente dall’Indonesia ci mancava. Ecco, allora vi presentiamo le Voice Of Baceprot che il prossimo 12 luglio oltrepasseranno per la prima volta i confini della propria nazione con l’album “Retas“, firmato 12Wired. Non inventano nulla di nulla, sia chiaro, ma chi è ancora sotto con certe sonorità tra grunge e noise rock troverà pane per i suoi denti. Ascoltare per credere la coinvolgente The Enemy of Earth is You.
Non perdono tempo gli svizzeri Trounce nel nuovo singolo The Wheel, brano che anticipa il loro nuovo album “The Seven Crowns“, atteso ad ottobre su Hummus Records (in Svizzera c’è un movimento musicale importante, approfondiremo). Si parte a mille con una batteria cingolata, chitarre taglienti e un delirio di voci che decantano e sbraitano tutto il male possibile, spesso avvolgendo tutto con un mare nero di sintetizzatori inestricabili. Una vera propria parata di black metal epico che non ci può certo lasciare indifferenti. Bene così.