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Albert Hammond Jr – Melodies on Hiatus

2023 - Red Bull Records
indie rock / alternative rock

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Tracklist

1. 100-99 (feat. GoldLink)
2. Downtown Fred
3. Old Man
4. Darlin’
5. Thoughtful Distress (feat. Matt Helders & Steve Stevens)
6. Libertude
7. Memo of Hate
8. Home Again
9. I Got You
10. Caught by Night
11. Dead Air
12. One Chance
13. Remember (feat. Rainsford)
14. 818
15. Fast Kitten
16. I’d Never Leave
17. Never Stop
18. False Alarm
19. Alright Tomorrow (feat. Rainsford)


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Sono lontani i tempi in cui Albert Hammond Jr doveva combattere per mantenere il posto da chitarrista, nella band che l’amico d’adolescenza Julian Casablanas aveva fondato con Nick Valensi e Fabrizio Moretti. Entrato per ultimo a far parte dei The Strokes, nel 1998, nonostante qualche iniziale difficoltà, accusata, stando alle cronache ufficiali, nel raffronto con il tecnicamente più dotato Nick Valensi, in ogni caso, non ne è più uscito.

Ma Albert Hammond Jr, negli anni, è andato ben oltre, dimostrando, che oltre a poter far parte di una delle band più iconiche e rappresentative della scena indie rock alternativa newyorkese, rifiorita, anche grazie a loro, negli anni ’00, ha anche molto altro da dire. Il “secondo” chitarrista dei The Strokes (usando, qui, l’aggettivo numerale ordinale in senso puramente cronologico), dal 2006 a oggi, infatti, con “Melodies on Hiatus”, uscito il 23 Giugno, è arrivato al suo quinto lavoro da solista. Sin dagli esordi, con “Yours to Keep”, le sue doti creative si erano viste subito, e, sebbene i suoi primi lavori peccassero un po’ di discontinuità, per l’incisività a tratti altalenante, soprattutto nella stesura dei testi, aveva, già prima di oggi, regalato brani molto interessanti, come Scared, GfC, Caught by my Shadow, che probabilmente avrebbero meritato maggior popolarità. Un decisivo salto quantico, Albert Hammond Jr, sembrava averlo compiuto, poi, nel 2018, con il primo album pubblicato sotto etichetta Red Bull Records.

“Francis Trouble” era un album estremamente diverso dai primi tre, decisamente più maturo, nel quale si percepiva una maggior presa di coscienza, un’identità più decisa e consapevole, e in cui, soprattutto, sembrava aver intrapreso una strada ben precisa, in quanto  le sonorità iniziavano ad assumere contorni più definiti, con alcune assonanze che, incominciando ad affiorare, parevano poterlo collocare più chiaramente all’interno dello scenario indie rock (Franz Ferdinand, Arctic Monkeys, Black Keys, oltre che, naturalmente, The Strokes). Dieci tracce su dieci che avevano pienamente convinto, grazie a groove coinvolgenti, ritmiche e riff  mai troppo complessi ma incredibilmente armonici, melodie accattivanti e, anche, grazie a testi più intensi e meglio strutturati.

Il nuovo lavoro, “Melodies on Hiatus”, però, ci spiazza ancora, perché, se, per certi aspetti, rappresenta una sorta di conferma del trend evolutivo iniziato con l’album precedente, consacrando, da un punto di vista di processo creativo, la maturazione artistica di Albert Hammond Jr, sotto altri aspetti compie una nuova virata verso il synth e inizia a farsi nuovamente strada quella venatura pop, che a dire il vero si è sempre percepita, in sottofondo, in tutti i suoi lavori, ma che qui emerge più convinta, mostrando, a tratti, affinità con un certo pop/rock anni ‘80/90. Una direzione musicale, quindi, un po’ diversa da quella intrapresa con “Francis Trouble”, che lo riavvicina, in qualche modo ai suoi lavori precedenti.

Al tempo stesso, però, grazie anche alla collaborazione a distanza con l’autrice canadese Simon Wilcox (che aveva già collaborato, tra gli altri, con artisti come Demi Lovato, Stella Lennon, Three Days Grace), fatta di lunghe e intense conversazioni intimistiche, esclusivamente telefoniche, durante le quali venivano condivise sensazioni, sentimenti, emozioni, poi utilizzate dalla Wilcox per trarre ispirazione nella scrittura, i testi e le linee melodiche compiono il passo definitivo verso l’abisso dell’introspezione malinconica, l’incanto della scrittura poetica e lo spessore dell’intensità emotiva, diventando anche più fluidi, armoniosi e ritmicamente più articolati.

Ne risulta, tirando le somme, un album non facile da collocare, in quanto si passa con una certa disinvoltura dal pop/rock, all’indie/rock, al synth pop, e, mentre l’ascolto di Thouthful Distress, collaborazione molto riuscita con il chitarrista Steve Stevens e con Matt Helders, batterista degli Arctic Monkeys (nonché DJ e producer), ti porta alla mente sonorità alla Phoenix, poi ti arriva una Memo of Hate, che ti fa pensare addirittura  ai Dire Straits, salvo poi sentirti improvvisamente preso a pugni nello stomaco da una Caught by Night, meravigliosa e malinconica, cupa e melodica, che ti sposta su atmosfere New Order o giù di lì.

Il risultato finale, comunque, è un viaggio, in formato album doppio, contenente 19 tracce fresche, ma malinconiche, semplici, ma intense, leggere, ma autentiche, genuine, ma costruite, ben strutturate e  articolate, fatte di riff e ritmiche gentili e penetranti, velatamente oneste nella loro mai banale semplicità, intelligenti, ma mai furbe, sempre gradevoli, ma mai ruffiane.

In “Melodies on Hiatus” Albert Hammond Jr non cerca compromessi, non cerca di comprarci, non cerca di mostrarsi per quello che non è, non ostenta, non millanta, non camuffa. Ci propone sé stesso, nudo e crudo, per quello che è, ad oggi, senza alcun bisogno di interpretare un ruolo per accaparrarsi consensi e, soprattutto, senza alcun bisogno di sentirsi ancorato a un genere e senza nessun timore di mostrarci il miscuglio musicale che lo ha plasmato in questi decenni di musica suonata (con e senza The Strokes).

E, se vi fidate, imbarcatevi. Il viaggio vale il biglietto.

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