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Holy Tongue – Deliverance and Spiritual Warfare

2023 - Amidah Records
dub / elettronica / sperimentale

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Tracklist

1. Saeta
2. Threshing Floor
3. Under a Veil, Under a Garment
4. Susuro
5. Kaneh Bosem
6. Where the Wood is The Water is Not
7. Joachim
8. A New God Before Us
9. Our Tongue Is Furred With the Slime of Creature
10. I Am Here In A Place Beyond Desire And Fear


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Il 28 aprile è uscito per l’etichetta Amidah Records “Deliverance and Spiritual Warfare”, il primo album di Holy Tongue. Inizialmente nato come duo formato dalla percussionista Valentina Magaletti e da Al Wootton (Deadboy), gli Holy Tongue hanno prodotto tre EP (“Holy Tongue”, “II”, “III”), pubblicati da Amidah, una propaggine dell’etichetta Wootton Trule. Dopo aver definito la loro mutevole identità musicale, in “Deliverance and Spiritual Warfare” gli Holy Tongue la stanno interrogando, indagando e spingendo sempre di più.

Alla formazione si è poi unito anche Susumu Mukai, già collega della Magaletti nei Vanishing Twin. La musica degli Holy Tongue rimanda al periodo in cui il produttore Adrian Sherwood, all’inizio degli anni ‘80, ha ampliato il campo di indagine della dub, arricchendola di elementi post-punk. Gli Holy Tongue conservano quei soundscapes asciutti e scheletrici, industriali ed astratti proponendo le radici giamaicane del suono ma innestandole sul tessuto culturale di Londra, dando loro un carattere preciso ma senza mai snaturarle. (Londra è comunque la città di artisti come Kode9 o The Bug)

Premetto che non conoscevo la Magaletti, ho avuto bisogno di capire come lei concepisce la musica e la sua esecuzione visto che è coinvolta in tantissimi progetti diversi (percussionista per Nicholas Jaar, Vanishing Twing, Moin, Tomaga, solo per citarne alcuni). Valentina Magaletti non è facilmente riconoscibile all’interno del progetto Holy Tongue, così come negli altri. Non ha un suo modo di suonare che la contraddistingue bensì la sua ricerca è basata sulla batteria come mezzo per raccontare una storia, non come fine. E dato che la metà della narrazione la fa chi legge, o chi ascolta, la storia che intende raccontare è il risultato delle forze messe in campo di chi ascolta e di chi esegue. È interazione, scambio e lo scambio non è mai uguale a se stesso, non è mai una restituzione priva di energie ma le forze agenti sono sempre vive e mutevoli.

Adoro le ricerche multiforme, la capacità di darsi e “lasciarsi dare” in mille modi diversi e ho adorato “Deliverance and Spiritual Warfare” in ogni passaggio, in ciascuna delle forme che i brani assumono ad ogni ascolto, mai uguale, mai monotono. Proverò a descrivere le sensazioni ricorrenti, quelle che restano e sulle quali nascono e crescono altre impressioni, altre considerazioni, altri modi di rapportarsi, anche a livello corporeo, con il suono.

Saeta è il brano col quale interagisco sempre, o quasi, allo stesso modo. È suddiviso in due parti apparentemente scollegate tra loro. Inizia con una marcia cattolica andalusa (la tromba è suonata da David Wootton) che prepara  ad una dark techno acida, incalzante. Il tutto è un trip allucinatorio, distorto e mai disturbante. Poi non mi sembra più dark techno, ma elettronica organica. Theresing Floor è una dub complessa, multistrato. Mi coinvolge al punto tale da non riuscire a descriverla con accuratezza. È un luogo che è stato e che non è ancora, un paesaggio urbano post rave ma nel quale si deve ancora consumare l’ultima festa. Under a Veil, Under a Garment ha un sound più rassicurante, che si muove in zone dell’ascolto più conosciute se vogliamo. Il soundscape è asciutto, essenziale, ridotto ai minimi termini ed è per questo che è denso, che non ti molla attaccandosi addosso.

Susuro è organica, minimale, fluida. In Where the Wood is The Water is Not un vibrafono dialoga con un flow denso dai toni enigmatici. E il titolo mi fa pensare ad oracolo estratto da “I Ching”. In Joachim, così come nell’ultima traccia I Am Here In A Place Beyond Desire And Fear,  il pianoforte preparato di Steve Beresford è un dono. Non saprei come altrimenti descriverlo. Ad ogni ascolto, le carte in tavola cambiano, mutando forma e colore, trasformandosi in altro.

Gli Holy Tongue usano la dub come mezzo per sperimentare, come contenitore di idee, come narrazione che si autodetermina di volta in volta, ridefinendosi.“Deliverance and Spiritual Warfare” è un album di cui avevamo bisogno.

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