Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

Olivia Rodrigo – Guts

2023 - Geffen
pop rock

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. all-american bitch
2. bad idea right?
3. vampire
4. lacy
5. ballad of a homeschooled girl
6. making the bed
7. logical
8. get him back!
9. love is embarrassing
10. the grudge
11. pretty isn't pretty
12. teenage dream


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Su qualche bacheca di questo strano, pazzo mondo dev’esserci affisso un annuncio che recita: “A.A.A., pop(rock)star MTV cercasi”. Appeso lì da tempi biblici, da ben prima che “Jersey Shore” diventasse endemico fino a trasformare l’emittente della musica in una macchietta da reality di infimo livello (non che ce ne siano altri, ben inteso), e rimasto senza risposta fino al 2021, anno di uscita di “Sour” debutto di Olivia Rodrigo. È stata lei, alla fine, a rispondere a quella richiesta da tempo rimasta appesa nel nulla (e non nominatemi Billie Eilish), soprattutto grazie alla strapotente hit Good 4 U, scritta in tandem con Hayley Williams e Josh Farro, due parti dell’intero Paramore, che, pur non incontrando i miei gusti, di hit ne sanno qualcosina.

Insomma, voi potreste pure dirmi “Ok, caro Ferragatta, lei deve essere ammattito o qualcosa del genere per decidere di interessarsi e scrivere di questa cantautrice classe 2003” e io non potrei manco ribattere. Eppure qualcosa c’è, nelle corde della californiana, qualcosa che funziona in modo esagerato. Lo scettro lasciato là, in quegli anni d’oro e di merda che furono, infestanti oggi della nostalgia della mia generazione, da Avril Lavigne è stato infine raccolto proprio da Rodrigo che, non contenta dell’incetta di premi e delle standing ovation di tre quarti della stampa di settore (esclusi i siti ultrametal, per carità) raccolti a destra e a manca in questi ultimi due anni vuole bissare il successo e lo vuole fare tenendo il livello altissimo. Ce la farà?

Ce la fa, ce la fa. Ecco qui “Guts” che, questa volta, non raccoglie celebri firme vicine a quelle della propria creatrice, lasciandola sola (assieme al produttore Dan Nigro) a smazzarsi il lavoro di scrittura di un altro intero disco di hit. Facile, direte voi. E allora scriveteli voi brani così e poi ne riparliamo. Un acquazzone di pop rock da high school/college dal sound “datato” e dai contenuti che calzano a pennello alla sua, di generazione, ma non solo. Potere e potenza di scrivere di banalità e farlo benissimo, di cose che a 20 anni ti tritano dentro e fuori, che in casa tu abbia un poster dei Nine Inch Nails o dei blink-182 poco importa. Amori schiantati lanciati su bolidi da svariatimila gigawatt, altri singoloni alla colla come bad idea right?, le chitarre brucianti di all-american bitch che spazzano lo spazio di un giro in radio denunciando l’oggettificazione femminile di base tutta stelle e strisce e affermando la propria capacità di scrivere pezzi ottimi senza bisogno di aiuti esterni (lo potevano fare le Hole, perché non lei?) e le compressissime love is embarassing, candidata al primo ballo disponibile, e get him back!, ed ecco il sentimento lavignano centrato in pieno, mille punti qui. Anche qualcuno in più con quel tocco dei Cure più pop che sbucano in pretty isn’t pretty.

Parliamo della weezerissima ballad of a homeschooled girl? Parliamone, di questo college rock elettrico e rimbalzante, l’allegro ritornello che chiosa “When I’m alone I’m fine but don’t let me out at night/It’s social suicide”, condito da cori e lalalala a piacere. Lo metti nel “Green Album” e sta da dio, chiederei pure a Rivers Cuomo se solo potessi. Anche le ballad funzionano forte: lacy, vampire, che presenta slanci à la Dresden Dolls che fanno sempre piacere, la lacrimastrappastorie logical e the grudge (vi vedo, fan dei Tool, no, non c’entrano nulla i vostri beniamini). Last but not least una marea di autoironia, voci sguaiate che si accompagnano a melodie sontuose a loro volta scivolanti su pianoforti elegiaci e un bel po’ di scurrilità e parolacce lanciate a mazzi in ogni dove, che poi fan sempre piacere. Almeno a me.

Tranquilli, “Guts” non finirà in classifica a fine anno, non ci siamo rincoglioniti (ma soprattutto non siamo Pitchfork), però è sempre bello sapere che escono ancora dischi pop fatti come si deve, con tutte le cose al posto giusto, dal gusto retro senza per forza esserlo. Fa bene al cuore. Godiamocelo prima di mettere su i nuovi dischi di Cryptopsy e Dying Fetus.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni