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Thirty Seconds To Mars – It’s the End of the World but It’s a Beautiful Day

2023 - Concord
alternative rock

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Tracklist

1. Stuck
2. Life is Beautiful
3. Seasons
4. Get Up Kid
5. Love These Days
6. World On Fire
7. 7 to 1
8. Never Not Love You
9. Midnight Prayer
10. Lost These Days
11. Avalanche


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I fratelli Jared e Shannon Leto sono tornati con “It’s The End Of The World But It’s A Beautiful Day”, sesto album in studio firmato Thirty Seconds To Mars. A distanza di cinque anni esatti dal loro ultimo lavoro, “America”, la band che da sempre nel corso della sua fulgida carriera ha continuamente ridefinito i propri confini creativi per spingersi verso nuove direzioni ed evoluzioni, torna con un unico obiettivo: semplicità, senza però rinunciare all’effetto wow.

Iniziamo dalla copertina. L’album è stato pensato in dieci diverse copertine, tutte con un’immagine del cielo o di un tramonto, scattate dallo stesso Jared Leto, il quale ha immortalato quotidianamente la volta celeste per l’intero anno 2022. Le foto rappresentano istanti di calma e stasi, di riflessione: un invito a fermarsi, respirare e osservare silenziosamente il cielo sopra di noi, lontani dal caos del mondo intorno. “Cosa c’è di più bello di qualcosa di cui spesso ci dimentichiamo, che possiamo ammirare semplicemente alzando lo sguardo?” – ha affermato il cantante a proposito del concept dell’album. L’idea alla base è stata quella di realizzare un’opera d’arte. Come Andy Warhol era solito creare serie diverse della stessa opera, così la band ha voluto realizzare diverse copertine dell’album come fossero quadri da esporre. All’interno del packaging è stata, inoltre, riportata fedelmente la definizione che l’intelligenza artificiale ha dato del titolo del disco “It’s The End Of The World But It’s A Beautiful Day” in data 16 gennaio 2023: “This phrase is metaphor that implies that life, despite difficult circumstances, is still worth living. It suggests that even in the darkest of times, we should take the time to appreciate and enjoy the beauty of the world”. E chi siamo noi per dissentire?

Parliamo adesso di musica, anche se quando ti trovi davanti a un personaggio come Jared Leto dei Thirty Seconds to Mars, è impossibile parlare solo di musica. Musicista, regista, attore, cantautore, scapolo d’oro d’America, è sicuramente un artista di grande talento (pare che per giungere alla creazione del nuovo disco siano state scritte ben 200 tracce, prima di riuscire a selezionarne una manciata).

Premessa doverosa: i Thirty Seconds to Mars nascono progressive, vantano un’infanzia emo e un’adolescenza alternative, per arrivare ad una età adulta, prima sinfonica e poi elettronica. E adesso? Chi sono adesso i 30 Seconds to Mars? Con “It’s the End of the World but It’s a Beautiful Day” i fratelli Leto sembrano catapultarsi verso un pop che (ahimè!) sa un po’ di hit radiofonica preconfezionata. A prescindere da quelli che possono essere o meno gusti personali, non può non riconoscersi un’istrionica capacità di destreggiarsi nell’arte e nella musica, che resta intatta, anzi migliora, col passare degli anni (Jared Leto è ormai un cinquantenne. Sono l’unica a sgranare gli occhi ogni volta che ci penso?).

“It’s the End of the World but It’s a Beautiful Day” si srotola in undici tracce. Ad aprire le danze troviamo Stuck, brano uscito a maggio anticipando il disco. Il suo successo è stato immediato, tanto da aver raggiunto la Top 10 Airplay ed essersi guadagnato una nomination agli MTV Video Music Awards nella categoria Best Alternative, superando i 50 milioni di stream a livello globale. La voce eterea e la chitarra di Jared si trasformano rapide in una esplosione di bassi e sonorità caotiche: “It’s the way you move / It’s the way you move, ooh, ooh / I knew I would stay with you after just one touch / The way you move has got me stuck”. Insieme al brano è stato pubblicato anche il video (palese continuazione di quello che era Up In The Air), diretto dallo stesso Jared Leto, omaggio al design, all’alta moda, all’arte e alla danza. Una vera e propria celebrazione della forma umana, una lettera d’amore a tutti quei fotografi che hanno influenzato la sensibilità artistica di Leto: Richard Avedon, Irving Penn, Robert Mapplethorpe, Diane Arbus, Herb Ritts ed altri ancora. 

Life is Beautiful vede la collaborazione di Dan Reynolds degli Imagine Dragons (e infatti suona esattamente come gli Imagine Dragons. Aggiungerei, purtroppo). Le strofe appena esistenti, con un leggero rigonfio verso il ritornello, creano un’atmosfera un po’ tiepida, da spot pubblicitario. Ritendo sia un peccato, in quanto ci si sarebbe aspettato quel quid in più dalla fusione delle due band. La terza traccia, Seasons, suona ventilata mentre invita ad accogliere di buon grado il cambiamento durante le varie “stagioni” della vita. La chitarra acustica emana un certo calore rassicurante, accompagnata dai vivaci sintetizzatori: “People they come, and people they go / When the leaves change and the colors they show / Can you hold on through the seasons, through the seasons ohhh / Through every high and through every low”.

Le successive Get Up Kid, World On Fire, Never Not Love You, Love These Days (composta in collaborazione con Ed Sheeran) e Midnight Prayer (cantata da Shannon; brano decisamente più rock del disco) danno all’ascoltore quella sensazione un po’ mainstream, un po’ tormentone, faticando ad entrare davvero in testa. Le ascolti, ma non le senti. Love These Days nello specifico, suona un po’ Maroon 5. Melodia prevedibile e stereotipata, accompagnata da un ritmo a metà strada tra il trap e l’hip pop, che non convince più di tanto. Nemmeno Avalanche e 7:1 riescono a raddrizzare il tiro. Apprezabili, invece, le sonorità dell’ultima traccia, Into the abyss. 

Quello che emerge dal disco è una marcata ridondanza, a colpi di bassi e vocalizzi da stadio, che tuttavia lasciano un po’ a bocca asciutta. Strumentazione esagerata, performance esagerate (a Jared Leto, però, gli si perdona tutto!): tanto rumore, ma poca sostanza; una vuota grandiosità che fa un po’ rimpiangere i vecchi lavori della band.  “It’s The End Of The World But It’s A Beautiful Day” segna comunque un nuovo capitolo per i Fratelli Leto. Fil rouge del progetto è caratterizzato da valori come ottimismo, celebrazione, vulnerabilità e semplicità. Un disco trionfante e pomposo, a tratti probabilmente stucchevole, che riflette un senso di positività, in contrasto alle circostanze difficili e dolorose del mondo che ci circonda. Ci ha convinto? Nì.

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