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Forest Swords – Bolted

2023 - Ninja Tune
elettronica / trip hop / ambient

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Tracklist

1. Munitions
2. Butterfly Effect
3. Rubble
4. Night Sculpture
5. Caged
6. Tar
7. The Low
8. Chain Link
9. Hjope
10. End
11. Line Gone Cold


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In uscita il 20 ottobre sull’etichetta Ninja Tune, Matthew Edward Barnes in arte Forest Swords, torna con un full length dal titolo “Bolted”. 

A distanza di circa 13 anni dal suo debutto, il produttore inglese torna sull’etichetta creata da Matt Black & Jonathan More: la Ninja Tune dei Coldcut. L’eclettico artista inglese dopo produzioni come “Compassion” rilasciato nel 2017 sempre su Ninja Tune, ci regala un album di pura elettronica trip hop introspettiva, caratterizzato prevalentemente da tipiche sonorità oscure e metropolitane. Confermando il suo riconducibile stile produttivo che non si distacca dalle sue opere precedenti, prima fra tutte la soundtrack di “The Machine Air” del 2019 piuttosto che “Engraving” del 2013.

Forest Swords risulta ad oggi uno dei produttori le cui tracce sono sempre sotto il mirino di registi e creativi, ed il motivo è molto semplice, risiede nel fascino della sua scelta di mettere la sua ambient music, volutamente, come sottofondo alla sua chiave di lettura primaria, il trip hop, dando al tutto una visione desolatamente post apocalittica. Matthew Edward Barnes rimarca così inequivocabilmente le sue influenze portate da produttori dalle radici molto più nordiche rispetto le sue, primi fra tutti i Sigur Rós e Ben Frost (per citarne due), facendo risultare ciò che crea una miscela unica di ritmi articolati, linee di chitarra in loop e campionature drone magistralmente manipolate. La sua musica, inoltre, a tratti onirica ed evocativa, riflette il vasto paesaggio di fiumi e boschi che hanno caratterizzato la sua crescita nella vicina città di Liverpool.

Navigando in territori che spaziano anche dal drone fino alla elettronica lo-fi, la sua musica attraversa pianure misteriose e oscure, ed è in grado di passare con estrema semplicità da suoni usciti dalle strade di Bristol fino alla dark ambient industrial. Echi cinematografici si affiancano a rumori e intromissioni filogiapponesi e vorticosi giri di flanger sincopati. La contaminazione è totale, nulla sembra sfuggirgli di mano, tutto è mescolato sapientemente, ogni singola nota e anche la sua durata non è lasciata al caso. Parliamo di puro e meticoloso trip hop.

Così, dopo aver trascorso gli ultimi anni lavorando come compositore e sound designer, scrivendo musica per balletti, film e videogiochi, ci lancia addosso un lavoro come “Bolted“, registrato in un magazzino di una fabbrica nella città natale Barnes, a Liverpool. Le undici tracce di “Bolted” sono un maestoso monolite notturno, da ascoltare camminando in periferie disabitate, strade industriali dismesse. È un album per menti fredde, calcolatrici, per nottambuli incalliti e ancorati alle sempre odierne influenzanti tracce di Artificial Intelligence della Warp. Con una sigaretta in mano e un bicchiere di whiskey nell’altra. A tratti pesante, lenta e faticosa. A tratti enigmatica e dannatamente semplice.

Munition, la traccia di apertura, è un brano che ci riporta nei deserti rosseggianti di Amon Tobin, si percepisce subito che il trip hop gioca un ruolo fondamentale per aprire le danze dell’album. Ripetitiva, a tratti tribale ma basica, senza troppi magheggi tra loop con rivisitazioni psichedeliche o altro, è una traccia pura, con suoni talmente minimali da dare quasi fastidio. Butterfly Effect rimbalza come una trottola di Kemada vorticando dentro un territorio breakbeat sopra sonorità minimal synth. Riflessiva e ridondante dalla seconda traccia, sembra quasi che voglia instaurare nella mente di chi ascolta l’idea che questa è sia musica lanciata verso serie TV o il cinema del grande schermo, ma anche per chi è ancora nella fase riflessiva appena abbandonata ma tenuta in vita dopo Munition. Praticamente ne risulta la sua protesi imperfetta.

Rubble è un capolavoro, forse la traccia che più caratterizza l’intero album e lascia un segno indelebile per tutti gli appassionati del genere prodotto da Forest Swords: la freccia ritmica e la scelta dei suoni è mentale, è un’immersione profonda in un mondo sonoro dove i ritmi mozzafiato e gli strati di campionamento si fondono in una coesione di emozioni. Esattamente come Night Sculpture, Caged fino ad arrivare a Tar, unica traccia di ambient music pura in cui si placa l’alienazione, la solitudine e la riflessione offrendo un’esperienza emotiva e contemplativa che lascia tirare un sospiro di sollievo e in cui le liriche sono spesso criptiche ed evocative.

L’album raggiunge il suo apice con The Low, il primo singolo rilasciato dell’album attraverso un video la cui ambientazione riporta ad un clima visivo post industriale. Diretto da Sam Wiehl (Mogwai, Yann Tiersen, Lake Turner), The Low è la seconda traccia chiave dell’intera produzione. La sua anima è caratterizzata da beat lenti, intensi, linee di basso oscure e melodie eteree che fluttuano come la nebbia. Gli elementi vocali, spesso campionati e distorti, si fondono con suoni nati per creare un’atmosfera sognante e al contempo inquietante. Una traccia che cattura l’essenza delle luci scintillanti di una metropoli al crepuscolo.

Le ultime tracce Chain Link, Hjope, Ende e Line Gone Cold, che lasciamo a voi la scoperta, perché come dei veri e propri paracadute per l’anima, sottolineano l’esperienza sonora di quasi quarantacinque di queste undici tracce, grazie alle quali ci si immerge più a fondo dentro sé stessi, come una lenta discesa sul buio assordante del proprio silenzio interiore.

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