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Back In Time

1981, arrivano i Soft Cell e la provocazione di “Non-Stop Erotic Cabaret”. Un tuffo nel passato per dirvi che la musica deve essere scomoda

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Accipicchia, che titolo infinito ho dato a questo articolo! Certo però, nulla è mai abbastanza per parlare di uno dei dischi fondamentali della musica synth-pop. 

Chissà se sarò all’altezza, però ci voglio provare, perché in fin dei conti i Soft Cell sono uno dei gruppi, o per meglio dire duo in questo caso, che ha voluto fin da subito essere la spina nel fianco del mainstream, dimostrandosi enormemente vendibili con il difetto che però questo pop doveva parlare di qualcosa di vero: non le solite canzoni d’amore strappa mutande, ma una vera e propria narrazione di personaggi e situazioni disagianti, nascoste, e nemmeno troppo, nella vita di tutti i giorni. 

Nel 1981, il punk con tutti i suoi sputi, le creste, i vestiti di plastica e le spille da balia ormai salutava la scena musicale, o più precisamente si tramutava in qualcosa di nuovo. Poco prima era passata l’epoca glam-rock, fatta di trucchi scintillanti con annesse allusioni sessuali che svelava mondi diversi, persone diverse e situazioni mai narrate prima. Entrambi i movimenti avevano portato alle orecchie dei più sordi situazioni di cui era meglio non parlare, ora il letame e le meraviglie narrate da entrambi si mischiavano entrando nella nuova fase del mondo moderno, lo sporco notturno umido di fluidi e profumi avvolto da una nebbia di triste realismo ed un bigottismo che non si poteva sradicare erano lo scenario perfetto per dare vita ad un album come “Non-Stop Erotic Cabaret”. 

Questo è il primo studio album del duo Soft Cell, che dopo vari tentativi esce trascinato dal successo internazionale del singolo Tainted Love, il brano più conosciuto dell’album, una cover del pezzo soul scritto da Ed Cobb, che era stato interpretato nel 1965 da Gloria Jones. Già questa scelta potrebbe bastare per farvi capire le intenzioni del duo Marc Almond/David Ball perché prendere un testo dove il protagonista piange e fugge da un amore sporco che ben si adattava ad una narratrice femminile e farlo diventare maschile in un periodo dove l’uomo è macho in ogni situazione, è un colpo di genio. Visto che la situazione dei ruoli uomo/donna purtroppo non è cambiata o quasi, questa scelta rimane a parere mio una cosa di una certa importanza ma nel 2023 non ha più la stessa unicità; la fluidità in campo artistico è ormai cosa nota come l’uomo che piange o la donna che urla di rabbia. Almeno lì direi che siamo riusciti ad abbattere dei tabù, menomale! 

Non-Stop Erotic Cabaret” è un debutto a gamba tesa che sfonda la porta del perbenismo di facciata della società inglese. Un lavoro intrinsecamente punk nelle tematiche ma incredibilmente romantico e cupo nei suoi arrangiamenti, un lavoro audace e coraggioso. L’album è un low budget minimale che vede la sola presenza di drum machine, basso, sintetizzatore e voce che conferiscono al lavoro questo aspetto algido (seppur leggermente più caldo rispetto ad altri di questo genere) e difficile da apprezzare con un solo primo ascolto per chi viene da musica più contemporanea o non ha l’orecchio allenato. Come tutti gli album buoni richiede tempo e pazienza.  Le tematiche sono controverse e trattano di sesso, soldi, successo, doppia vita, odio spesso rivolto a sé, notti brave, prostituzione ed altre simpatiche sfumature, e vengono ficcate nelle orecchie altrui tramite delicate note synth pop o elettronica minimale, talvolta sfogandosi su un electro-punk più movimentato. “Non Stop Erotic Cabaret” ci racconta il mondo visto dagli occhi dei Soft Cell tramite 10 brani che mi sembra giusto raccontarvi uno ad uno senza esclusione di colpi. 

La prima traccia è Frustration e posso dirvi che si parte bene già nella scelta del titolo. Il brano è il racconto di un padre di famiglia dalla vita ordinaria, fatta di moglie, figli, lavoro, casa, hobby e amici che però percepisce sempre più come frustrazione che gioia. Pian piano la condizione dell’uomo si fa più pesante, fino ad invidiare modelli estremi di vita o personaggi famosi ed irraggiungibili e desiderare la morte per non averli ottenuti. La seconda traccia è invece la sopracitata Tainted Love, segue Seedy Films un pezzo sulla perversione (adoro questa parola e il suo significato) che va assolutamente ascoltato ed anche letto. La musica, pur essendo minimale riesce ad accompagnare perfettamente la narrazione che via via degenera tramite un basso sostenuto in stile funky ed un clarinetto vizioso (di David Tofani, già presente come sassofono nella prima traccia), vocalizzi, cori femminili sospirati e così via. Mi piace sempre un casino quando le canzoni sporche sono così sentite, danno la dimensione giusta al sesso inteso come provocazione donandogli una forma artistica come avveniva un tempo nei film porno, appunto. 

Dopo i film sporchi arriva, tramite una nebbia gotica, l’angosciante Youth che parla di giovinezza andata, ma io credo si faccia più riferimento ad una fanciullezza che non tornerà, quella nostalgia cupa che mai abbandona chi in qualche modo è fatto di un anima artistica. Youth spezza un po’ il sentito che fino ad ora abbiamo avuto nell’ascolto di questo album, trovo che sia un gioiello al centro del delirio. Il quinto brano, Sex Dwarf, torna a parlarci di sesso ma anche di potere ed attrazione, desiderio, in una situazione mediaticamente BDSM. Credo che a questo brano tutti gli artisti che sono o provano ad essere trasgressivi debbano molto e non venitemi a dire che non lo hanno mai sentito, ad esempio la strofa:

I’m in my Rolls Royce, look it’s so huge!
It’s big and it’s gold, with my dumb chauffeur
Looking to procure, run little doggie
Lure a disco dolly!
Run my little sex dwarf, I feel so lonely
Get my little camera, take a pretty picture
Sex dwarf, in a gold Rolls
Making it with the dumb chauffeur

Non vi ricorda niente? Oltre alla canzone, anche qui la musica non manca di rendere il brano grandioso muovendosi in un electro-punk provocatorio fatto di orgasmi e sculacciate.

Entrain Me è una pseudo preghiera gospel che si tramuta nell’ elettronica presente nell’album, le atmosfere si fanno sempre più drammatiche nel corso del brano accompagnato da una sorta di orgia vocale che si contrappone all’interpretazione canora di Almond dai tratti intimoriti ed arrabbiati del protagonista del pezzo creando una condizione vertiginosa ed opprimente, stancante che ben rende l’idea di pubblico richiedente e artista abusato.  Il finale della canzone va legandosi con la successiva tramite il tempo di drum machine così Chips On My Shoulder prende vita sbattendoci in faccia l’ipocrisia dell’uomo moderno. Il ritornello riporta:

Misery, complaints, self pity, injustice
Misery, complaints, self pity, injustice
Misery, complaints, self pity, injustice
Chips on my shoulder
Chips on my shoulder

Quasi un mantra per un essere disgustoso, pronto a ricordargli chi sia. 

Bedsitter è una storia che ci accompagna in una notte passata nei club e ciò che resta di essa durante il giorno seguente. Con il componimento minimale come il videoclip che accompagna Secret Life ci avviciniamo ahimè, al finale di questa perla musicale che è stata ed è “Non-Stop Erotic Cabaret”. Qui è quasi come riallacciarsi alla prima traccia, Frustration, ma in questo caso si narra della doppia vita di un marito. Conclusione memorabile, è la bellissima Say Hello, Wave Goodbye.

La pioggia presente nel testo e nel video è resa visibile dalle parti basse che si scontrano con le alte, il canto di Almond e la musica di Ball sono un nodo stretto, artisticamente sensuale come lo Shibari. I due musicisti sia nella musica che nel video risultano pregni di un carisma unico fatto di elementi contrastanti, forza e timidezza, fierezza e goffaggine, dolore e gioia; con questo brano il duo dimostra un’intelligenza inarrivabile utilizzando tutte le diversità possibili, rendendo un pezzo che parla di possessione unico. È un brano difficile, solitario e doloroso, appare come uno scintillio d’amore nascondendo tra le trame ciò che invece è tutt’altro. Nel libro “Tainted Life”, Marc Almond dichiarerà che questo brano sia “A ballad about a prostitute rejected by a lover who thinks he’s too good for her, the song’s atmosphere drenched in pink neon and tears.” 

In conclusione, i Soft Cell con “Non-Stop Erotic Cabaret” hanno dimostrato due cose: la musica deve essere scomoda e non è sempre vero che chi fa successo o componimenti commerciali non affronta temi sinceri e scomodi. 

Non vi ho convinti? Tornate indietro ed ascoltate l’album dall’inizio! 

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