Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo alcuni tentennamenti e tentativi falliti abbiamo cercato di formulare una risposta.
Hidden Tracks vi accompagnerà periodicamente con i nostri brevi consigli riguardanti alcuni brani pubblicati in queste settimane e che riteniamo interessanti. Progetti da tenere d’occhio, di cui forse sentirete parlare nei prossimi tempi, provenienti in tutti i casi da quell’universo sommerso che più ci sta a cuore e che pensiamo sia giusto e stimolante seguire dal principio. In poche parole, la musica di cui non tutti parlano.
I parigini Merrimack non sono proprio di primo pelo. Calcano le fredde lande del black da metà anni ’90 e la loro classe non è acqua bensì sangue, come sanguinosa è Sulphurean Synods, sette minuti di cavalcata nell’oblio e nelle arti misteriche, con aperture melodiche che rasentano l’epico, se proprio non lo forano andando oltre, grazie ai sontuosi intrecci di chitarra architettati da Perversifier e A.K.. Alla voce di Vestal si aggiunge quella altrettanto mefistofelica di D.G. degli islandesi Misþyrming, altra band che da queste parti spingiamo e amiamo, dando al tutto un ulteriore tocco di malanimo che tanto ci piace. Il nuovo album dei francesi intitolato “Of Grace and Gravity” uscirà a marzo per la Season Of Mist e noi lo aspettiamo sfregandoci le mani.
Restiamo in casa Season Of Mist che, a quanto pare, ha parecchi, ottimi piani per il 2024. Tra questi c’è quello di pubblicare a febbraio “Fire Blades From the Tomb“, nuovo album dei nostrani Ponte Del Diavolo. L’ensemble viaggia su coordinate oscure che più oscure non si può e il singolo apripista Demone ci mostra un mondo a tinte fosche, fatto di atmosfere rarefatte e contigue al post-punk più gelido che, mischiate ad arte a propulsioni black metal e rallentamenti doom, si ergono imperiose. Il tutto è impreziosito dall’algida voce della cantante Elena Camusso/Erba Del Diavolo.
Lo svizzero Jonas Albrecht è compositore e batterista e proprio dal suo strumento parte il cuore del suo nuovo album “SCHREI MICH NICHT SO AN ICH BIN IN TRANCE BABY” in uscita a gennaio per Irascible Records. Lack è un coacervo di poliritmie che pare non abbiano fine, una giungla di legno e pelle percossi senza pietà e che si legano e slegano di continuo, creando figure mutevoli, pressanti che affondano nell’animo umano piantato in mezzo a un rave tentacolare privo di elettricità. D’altronde la batteria è lo strumento che più ci lega alla nostra natura e quella che ci circonda.
Con Mules on a Mountain i norvegesi Oberst danno al rock una veste prorompente, muscolare e armata fino ai denti. Melodie che piovono come lapilli su riffoni a metà tra l’epopea hard e i bassifondi black metal sono accompagnate dalle virulente parti vocali di Maciek Ofstad dei Kvelertak (a cui gli Oberst devono molto, è evidente), che si alfiere di questa mistura venefica e aggressiva. I Nostri pubblicheranno il nuovo album “Toil” il prossimo anno per Indie Recordings, protettrice di tutte le follie uscenti dalle terre norrene.
Ha le sembianze di un incubo il nuovo singolo dei Lacolpa. Si intitola Larva I ed è difatti subdolo e strisciante, disgustoso e attraente al tempo stesso. Il doom nero e metallico del combo piemontese, che il prossimo anno tornerà con un nuovo album su Brucia Records e di cui questo brano è un primo assaggio, farà felici (è un modo di dire) i fan dei Coil – e chi non lo è? – con atmosfere oscure e rumorose, più in generale con la sensazione di scivolare nelle sabbie mobili dei vostri cattivi pensieri.
Atmosfere da western, tra Calexico e Morricone, per l’ex Hollowblue Stella Burns, che a gennaio tornerà con un nuovo album, “Long Walks in The Dark” su Brutture Moderne. Love and Thunder è la seconda anticipazione, alla chitarra c’è la partecipazione di Sergio Carlini dei Three Second Kiss, è una ballata viscerale e intensa, che sembra gridare al vento mentre cerchiamo qualcosa che abbiamo perduto e che non scordiamo mai.
Echi di Spacemen3 e Suicide nel nuovo singolo dei romani Modern Stars, Bartleby, brano che anticipa l’uscita del nuovo album “Termination” (disponibile da marzo su Clostridium Record, Little Cloud Records e Sister 9 Recordings) e che è ispirato al racconto di Herman Melville ‘Bartleby lo scrivano: una storia di Wall Street’ del 1853. Ossessivo, avvolgente, ostinato, liberatorio: il brano riflette alla perfezione lo spirito del protagonista del racconto da cui è tratto che, invece di rispondere alle richieste del suo datore di lavoro con un semplice “sì” o “no,” risponde costantemente con la frase enigmatica “Preferirei di no.”. Di questi tempi, una fonte di ispirazione non da poco.