Impatto Sonoro
Menu

Back In Time

“Les voyages de l’âme”, in un altro mondo e in un altro tempo con gli Alcest

Amazon button

Ricordo di aver acquistato “Les voyages de l’âme” fresco di pubblicazione a gennaio 2012, nel bel mezzo di quella fase complicata della vita chiamata “adolescenza”, decisamente incuriosito da quello che avevo già sentito in “Écailles de Lune”.  Riprendere in mano questo album dopo tutti questi anni, dopo aver conosciuto centinaia, migliaia di artisti e album molto diversi per sonorità, rappresenta per me un ritorno a una “giovinezza musicale”, a quelle giornate intere spese a cercare sul web centinaia di gruppi metal decisamente sui generis.

Les voyages de l’âme” è il terzo full-length degli Alcest, nel quale la band francese prosegue il percorso iniziato con l’EP “Le secret” (2005) e i primi due album “Souvenirs d’un autre monde” (2007) e il già citato “Écailles de Lune” (2010), e consolida l’impatto innovativo dei suoi predecessori.

Il duo occitano è composto dal mastermind Stéphane Paut, in arte Neige (voce, chitarra, basso, sintetizzatori) e il batterista Jean Deflandre – detto Winterhalter. Entrambe queste due figure si collocano a cavallo tra le scene black metal e post-rock/shoegaze francesi, prendendo parte – in coppia o singolarmente – a band come Peste Noire, Amesoeurs e Les Discrets.

Proprio dall’incontro di queste sonorità nasce il sound unico degli Alcest, che sarebbe diventato poi diventato un sottogenere musicale a sé stante. In esso si mescolano, infatti, i reverberi e i canti sognanti tipici di post-rock, shoegaze e dream pop con i tremolo picking e gli scream taglienti del black metal. Il blackgaze, com’è stato ribattezzato negli anni più recenti, si sarebbe poi espanso grazie – oltre alle opere degli stessi Alcest – ad altri contributi quali “Sunbather” degli americani Deafheaven (2013).

In “Les voyages de l’âme” – come nei precedenti lavori del duo francese – ci sono certamente canzoni più melodiche come Autre temps, Nous sommes l’emeraude e la conclusiva Summer’s Glory. Ci sono anche brani con una maggiore presenza di elementi black metal come Là où naissent les couleurs nouvelles, la strumentale Beings of Light e Faiseurs de mondes, nei quali appaiono blast beats e scream taglienti.

Tuttavia, il sound degli Alcest, dominato dalla voce eterea di Neige e dagli arpeggi riverberati di chitarra, riesce sempre ad armonizzare in maniera magistralmente unitaria tutte le influenze musicali che lo compongono. In fin dei conti, non ha senso parlare di brani più vicini allo shoegaze e brani più vicini al black metal: è la loro sintesi, occasionalmente sbilanciata a favore dell’uno o dell’altro, a rendere unico e innovativo il contributo del duo occitano al mondo della musica alternativa.

Le atmosfere oniriche e velate di nostalgia del disco si coniugano perfettamente a testi scritti rigorosamente in francese, poetici e carichi di immagini rarefatte. Il tema privilegiato dei testi degli Alcest – soprattutto all’inizio della loro carriera – è l’infanzia, il ricordo di un mondo dominato dalla fantasia, da suoni eterei e colori irreali, ormai remoto e vivo soltanto nella memoria:

Une prière lointaine que porte le vent du soir
Anime les feuilles dans leur danse alanguie
C’est le chant des vieux arbres entonné pour toi
Pour ces bois obscurs maintenant endormis
Sans nous attendre tant de saisons ont passé;
Les feuilles dorées s’en allant mourir à terre
Renaîtront un jour sous un ciel radieux
Mais notre monde érodé restera le même
Et demain toi et moi serons partis

da Autre Temps

Les voyages de l’âme” è, come lo stesso titolo suggerisce, un bellissimo viaggio dell’anima in un altro mondo e in un altro tempo, un viaggio che vale assolutamente la pena di (ri)percorrere anche se il disco ha ormai sulle spalle una dozzina di anni.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Articoli correlati