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Full of Hell & Nothing – When No Birds Sang

2023 - Closed Casket Activities
sludge / shoegaze / dark ambient

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Tracklist

1. Rose Tinted World
2. Like Stars In The Firmament
3. Forever Well
4. Wild Blue
5. When No Birds Sang
6. Spend The Grace


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I Full of Hell sono sempre stati, nonostante la loro giovanissima età, una band curiosa e con un’incredibile voglia di sperimentare decisamente sopra la media ed ormai da diversi anni sono soliti proporci veri e propri dischi in collaborazione con altre band ed in alcuni casi quanto prodotto è risultato molto interessante e ben riuscito. In passato hanno unito le forze con artisti quali Merzbow, The Body o più recentemente con i Primitive Man, tutti mondi comunque non poi esageratamente così distanti dalla loro filosofia volta ad una radicale estremizzazione sonora.

Mai però avevano azzardato un disco collaborativo oserei dire improbabile ma al tempo stesso affascinante, con una band così lontana dal loro universo e dalla loro concezione di musica come i Nothing. Intendiamoci bene: i Nothing non sono delle mammolette, nel loro passato hanno mostrato nel loro sound anche un lato più d’impatto votato a grosse chitarre e muri di suono oltre a quello etereo e rarefatto, ma la rabbia è declinata in modo decisamente differente e non possono essere accostati neanche minimamente in termini di violenza sonora ai Full of Hell. Il tutto in aggiunta poi al fatto che fondamentalmente suonano generi completamente differenti, anche se una certa frangia di black metallari illuminati e non adepti, quanto meno non esclusivamente a Satana, ha unito questi mondi così lontani…vedasi alla voce blackgaze. Sarebbe stato tuttavia troppo facile e scontato proporre un disco blackgaze in senso stretto, ed infatti When No Birds Sang” non lo è.

Il lavoro è aperto dal brano più d’impatto e violento, in cui il contributo dei Nothing appare però inesistente: Rose Tinted World è un brano sludge potente, aggressivo e disseminato da inserti noise che rendono l’atmosfera ancora più angosciante, un po’ come ci hanno abituato i Sumac di Aaron Turner, ma che da circa metà traccia in poi muta pelle verso un drone dark ambient e dove si sente più che altro lo zampino di Dylan Walker e dei suoi inserti elettronici disturbanti che disseminano qua e là anche i dischi dei suoi Full of Hell.

Stesso discorso vale, ma al contrario e con un risultato opposto, per Like Stars In the Firmament, in cui si sente esclusivamente l’impronta sognante e i riverberi tipici dei Nothing. Fin qui si potrebbe quindi pensare ad uno split tra le due band, ma poi parte l’intensa Forever Well, con le sue atmosfere dark ambient iniziali che mi ricordano certe ambientazioni sonore proposte dai Melvins e che si trasforma poi in un meticcio sludge ma senza la componente asfissiante del genere, perché allo stesso tempo dilatato e nebbioso con tanto di chitarre shoegaze in lontananza e finalmente qui si manifesta il riuscito prodotto di una vera e propria collaborazione volta allo sperimentare per raggiungere uno scambio reciproco di idee e sforzi e che porti in sostanza ad un punto d’incontro sensato. Medesimo risultato, ma forse ancora più interessante ed esposto in maniera differente, lo si sente nella successiva Wild Blue, che riesce ad inquietare grazie unicamente a stratificazioni tipiche del sound dei Nothing inizialmente, ma unito a quel sentore oscuro e malato dark drone ambient che pervade invece i lavori dei Full of Hell. Quindi “SI PUO’ FARE!!!” direbbe il Dottor Frankenstein in quel capolavoro di Frankenstein Junior.

Il tipico wall of sound alla My Bloody Valentine apre la successiva When No Birds Sang, dove la paternità sembrerebbe maggiormente farina del sacco dei Nothing, ma c’è un leggero retrogusto noir dato da alcune incursioni elettroniche e di droni che aleggiano su tutto il brano. Chiude questo breve capitolo collaborativo Spend the Grace, in cui ritroviamo il giusto e coinvolgente mix di influenze e stili come nelle tracce centrali.

L’ascolto di questo lavoro mi ha lasciato un sentimento contrastante e devo ammettere in parte un certo amaro in bocca. In primis forse troppo corto come durata, ma magari è il frutto solo di un primo esperimento. Inoltre, nonostante la qualità dei brani proposti risulti decisamente più che buona, mi sarebbe piaciuto vedere una maggiore omogeneità e coesione tra le due band e che si è palesata solo a metà ed in alcune tracce come Forever Well, Wild Blue o la finale Spend The Grace ed è un peccato perché quanto prodotto in quei frangenti è stato notevole.

Quindi, Full of Hell e Nothing promossi sì, ma con riserva e soprattutto con la speranza di risentirci con idee più chiare ed una forma più organica ed auspicherei anche consistente, magari già nel 2024.

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