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Subsonica – Realtà aumentata

2024 - Sony Music
electro rock

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Tracklist

1. Cani umani
2. Mattino di luce
3. Pugno di sabbia
4. Universo
5. Nessuna colpa
6. Missili e droni
7. Scoppia la bolla (feat. Willie Peyote, Ensi)
8. Africa su Marte
9. Grandine
10. Vitiligine
11. Adagio


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Tempo fa, in un’imprecisata intervista, Boosta ipotizzò che i Subsonica avrebbero continuato per circa una decina di anni, finché ne sarebbe valsa la pena. Rispetto a quei dieci anni siamo passati oltre, ma ciò non significa che l’attività del gruppo non sia mai stata messa in discussione: anzi, in una recente e lunghissima intervista a Rolling Stone, i cinque di Torino hanno fatto ampiamente autocritica su “8”, lasciando intendere che fosse stato un album realizzato più per oneri contrattuali che per una reale necessità artistica. Tra tutti i dischi stroncati nella lunga carriera dei Subsonica, “8 aveva una colpa più grave dell’essere pacchianamente rock (“Terrestre”) o confuso (“Eden”): era anonimo. Personalmente è stato il primo disco dei Subsonica che non ho comprato, una traduzione inaugurata facendomi regalare “Amorematico” alla cresima (classico regalo da cresima, no? ).

Prima di mettersi a registrare “Realtà aumentata”, i Subsonica si son dunque davvero fermati un attimo a ragionare se, dopo 25 e passa anni di carriera e 8+1 dischi di inediti, valesse la pena continuare come gruppo. Negli ultimi anni, Casacci, Boosta e Samuel avevano parecchio insistito sulle carriere individuali, con esiti e destini diversi per ciascuno; svariati e interessanti i progetti di Casacci tra Deproducers, Demonology Hi-Fi con Ninja, e i lavori individuali di elaborazione dei suoni natuali; Boosta è stato low-profile sulla carriera individuale e si è sbizzarrito su più arti tra televisione e letteratura; Samuel è stato più esposto degli altri ma al contempo anche più deludente, non riuscendo a fare il vero “botto” a livello commerciale. Alla fine, pur essendo ormai ottime individualità, il meglio continuano a darlo quando sono insieme e soprattutto se lavorano insieme, cosa che col precedente disco era avvenuta solo parzialmente.

E in effetti, si direbbe che “Realtà aumentata possa rientrare nella prima metà della classifica dei dischi del gruppo torinese. È un disco con personalità, degno contraltare di “8” e nel segno della continua ciclicità qualitativa della loro carriera, dove ogni disco è in qualche modo una rottura rispetto al precedente. Tra tutti, “Realtà aumentata” ha diversi punti di contatto con “L’eclissi” (2007): anch’esso arrivava in reazione a un disco criticato  (“Terrestre”), non aveva un singolone trascinante ma tante ottime canzoni. E Cani umani è una intro aggressiva e in crescendo proprio come lo era Veleno a suo tempo.

Il secondo pezzo e secondo singolo, Mattino di luce, è uno dei momenti migliori di questo ultimo LP. Convincente nella sua interezza, suona molto Subsonica senza somigliare a qualcosa in particolare nel passato lontano e recente. Quella dell’originalità, pur mantenendo l’identità, è una sensazione diffusa che accompagna i momenti migliori del disco: il trip molto ’90 di Universo, le incursioni chitarristiche in controtempo di Max Casacci nella malinconia di Missili e droni, ed in cima a tutto, il gustoso afrobeat di Africa su Marte, il pezzo più originale tra tutti anche a livello di scrittura, incursione su uno stile che in Italia, tra Savana Funk e C’mon Tigre sembra godere di ottima salute, e che trova facilmente sponda su una band che ha sempre prestato attenzione alle contaminazioni della città in cui vive, cosa avvenuta anche il primo singolo Pugno di sabbia, dedicato agli italiani di nuova generazione prigionieri di un limbo identitario, nel quale riaffiora il levare, un vecchio marchio di fabbrica mai dimenticato.

Ci sono anche cose che stuzzicano decisamente meno, come il duetto col prezzemolino Willie Peyote ed Ensi in Scoppia la bolla; meglio il featuring di Samuel con sé stesso dentro un vocoder in Nessuna colpa. Terz’ultimo e penultimo pezzo, cioè Grandine e Vitiligine, suonano abbastanza anonimi rispetto al resto. Infine Adagio chiude il disco, risultando però un (interessante) corpo estraneo, facente parte della colonna sonora dell’ultimo film di Stefano Sollima.

I Subsonica dovrebbero essere ormai pienamente consapevoli di aver superato la loro età dell’oro, sono entrati nella fase in cui le loro uscite non sono più al centro dell’interesse, e gli artisti “per i ggiovani” ormai sono altri. Nella loro lunga carriera sono stati esageratamente bistrattati dalla critica e dall’intellighenzia di settore, accusati di essere ‘troppo commerciali’ e interessanti solo nei primi due dischi: eppure, assieme a Marlene Kuntz e Afterhours, hanno fatto la storia dell’indie italico arrivando nei palazzetti senza stravolgersi a livello artistico. Con “Realtà aumentata” si prendono una rivincita a livello di credibilità, dimostrando di avere ancora più di qualcosa da dire insieme. 

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