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Glass Beach – Plastic Death

2024 - Run For Cover
emo

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Tracklist

1. Coelacanth
2. Motions
3. Slip Under the Door
4. Guitar Song
5. Rare Animal
6. Cul-De-Sac
7. Whalefall
8. Puppy
9. The Killer
10. The CIA
11. 200
12. Commatose
13. Abyss Angel


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A cinque anni di distanza dal loro debutto “The First Glass Beach Album“, ritornano i kaleidoscopici Glass Beach con il loro sound intimo e irrequieto, tipico del cosiddetto “midwest emo” (panorama riconducibile alle sonorità in stile American Football e The World Is A Beautiful Place & I’m No Longer Afraid To Die). La band di Los Angeles, formatasi nel 2015, è strettamente legata alla comunità di internet e secondo il Washington Post il proprio seguito sia frutto di un vero e proprio culto online. Si può dire che i Glass Beach siano nati un po’ per scherzo, facendo meme su internet e passando serate passate a giocare a Dungeons & Dragons (troppo noi).

Proprio oggi esce la loro seconda prova, “Plastic Death“, che si conferma a spada tratta un’evoluzione ulteriore della band, che spaziando tra emo, jazz, Progressive rock e indie rock qui fa un notevole balzo in avanti toccando atmosfere post punk e art pop e rendendo ancor più colorate delle intuizioni che di per sé non hanno nulla da invidiare ad altre band già affermate. Dopo una serie di teaser, i Glass Beach hanno pubblicato il singolo The CIA, un brano che muta in maniera bizzarra e che esplora maniacalmente pop, punk e jazz. A detta della band: “Questa canzone è pronta per la radio!” Tra l’altro, il brano anticipa un gioco in realtà virtuale presente sul sito ufficiale della band, il cui topic è la paura e la sorveglianza da parte della Central Intelligence Agency. Nella sua successione, “Plastic Death” si sviluppa in un modo ancor più acido nelle sonorità e brani come Motions, Whalefall e Puppy ne sono la prova.

Plastic Death” però sa anche essere anche incisivo, sentimentale e sorprendente. Infatti, in Rare Animals, il cui testo parla della fuga di D.B Cooper, la band abbraccia un altro genere che non era stato esplorato, ovvero il Mathcore, e questa è ancora una volta la prova definitiva che i Glass Beach ancora non li conosciamo del tutto, e probabilmente non li conosceremo mai. Con la conclusiva Abyss Angel, “Plastic Death” si conferma un viaggio all’interno di un tunnel ipnotico, con colori superfluo accecanti e in cui anche le parti aggressive danno quel senso amicale incondizionato. Musica che diverte ma che si avvalora di un senso nostalgico, se non perfino tragico. D’altronde la patina che copre questo sound è proprio l’attitudine emo.

Quella dei Glass Beach è una musica che esplora i lati più intimi e il disagio delle persone. Si fa riferimento al mondo virtuale e a come stia sempre più prendendo il nostro posto. Filosoficamente parlando, ci aspetta una morte di plastica e i Glass Beach, i nuovi pionieri dell’emo sperimentale, ce lo raccontano nella maniera più caotica ma sentimentale possibile.

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