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Hot Garbage – Precious Dream

2024 - Mothland / EXAG' Records
garage rock / psych rock

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Tracklist

1. Snooze You Lose
2. Look at My Phone
3. Lowering
4. Mystery
5. Tunnel Traps
6. Sarabandit
7. Blue Cat
8. Traveller / Caravan
9. Erase My Mind


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Fateci caso, di questi tempi, sempre più frequentemente, la musica alternativa più sembra essere prodotta per suonare sporca meno lo è. Una mascherata ben orchestrata ma che lascia il tempo che trova. Ricordo una vecchissima intervista a Danko Jones che si lamentò di qualcosa di simile, di come le band forti dei loro mezzi che cercavano di suonare lo-fi risultassero semplicemente farlocche.

Come spesso accade in combutta con una band c’è un produttore, ed è da questa comunione di intenti che viene fuori il sound finale di un album. Nello specifico quello di “Precious Dream”, nuovo lavoro degli Hot Garbage, si avvale dell’inoppugnabile capacità di sporcare qualsiasi cosa tocchi di Graham Walsh, potere mutuato dalla sua band, quegli Holy Fuck che i più noisari di voi certo ben conosceranno, e per questo avrete già capito che qui lo sporco è sporco vero, di quello che non si lava via facilmente.

Forse quello che il quartetto di Toronto mette in campo non sarà nulla di sbalorditivo o puramente nuovo, ma picchia sotto la cintola e lo fa con quella classe sontuosa che non a tutti tocca d’avere. La classe sta nel piegare nelle più disparate direzioni quell’amore indefesso che il gruppo sembra provare per gli Stooges e il loro proto-punk che della lordura in campo rock è stato prodromo (assieme ad altri stimati colleghi, tra MC5, Death e via elencando, ovviamente), mischiando carte in tavola le cui facce mostrano qui post-punk, là rumoraggini shoegaze, il tutto infarcito di garage tirato. Da questo punto di partenza attacca la opener Snooze You Loose, due minuti e rotti di strisciante e maligno rock storto e bruciante di un fuoco nero pece, sensazioni a cui fa da contraltare Look at My Phone, che invece al rock antepone lo psycho (non psych, badate bene) accentuando il lato più zuccherino senza cedere alle facilonerie, piantando però i piedi nei Sixties più graffianti.

Sepolti in quel garage di cui sopra stanno le sornione staffilate di Mistery, brano ondivago e vagamente ipnotico sempre settato sui Sessanta ma che porta in sé quel pizzico di cattiveria arrivato due lustri più tardi. Ficcante e dritta come una spada ben temperata Lowering che potrebbe far la felicità di Iggy Pop e Wayne Kramer, mentre più sordido è il doomeggiare che permea Tunnel Traps, brano che risulterebbe sensuale ad un conciliabolo di ombre spettrali uscite nottetempo dagli anfratti più oscuri di chissà quale postaccio diroccato. Blue Cat ha quel non so che di space che fa girare la testa, con al centro un basso postpunkeggiante il giusto, timone che porta verso le destinazioni ampiamente cosmiche di Traveller/Caravan, questa volta sì psych senza o, un vero e proprio trip siderale da far perdere la bussola all’astronave.

Precious Dream” è quindi in equilibrio tutto tranne che precario sulla linea del tempo di quella musica che alternativa fu, lo-fi anche, senza dover per forza apparire artefatta. Fa tutta la differenza del mondo. Non sarà nulla di nuovo, ma godibile lo è di certo.

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