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Sleater-Kinney – Little Rope

2024 - Loma Vista
alternative rock

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Tracklist

1. Hell
2. Needlessly Wild
3. Say It Like You Mean It
4. Hunt You Down
5. Small Finds
6. Don’t Feel Right
7. Six Mistakes
8. Crusader
9. Dress Yourself
10. Untidy Creature


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Da quando sono tornate le Sleater-Kinney, cioè dalla pausa intrapresa tra il 2005 e il 2015, sono già successe un paio di cose memorabili: un album prodotto da St. Vincent e l’abbandono di Janet Weiss che ha scosso l’opinione del pubblico come non accadeva da tempo nel mondo del rock.

Quest’ultimo lavoro, invece, nasce da un altro evento ben più tragico: la prematura scomparsa della madre di Carrie Brownstein, avvenuta in un incidente stradale l’anno scorso in Italia. Ed è proprio da qui che partiamo: “Little Rope” è uno di quei lavori che nasce da un evento e che, inevitabilmente, porta con sé qualcosa. Non si tratta dunque di una semplice raccolta di nuove canzoni, non è un album fatto per adempiere a scadenze contrattuali, non è neppure un concept album basato su un’idea ricorrente, no, è un album che nasce da un evento drammatico e che ha in sé qualcosa in più delle semplici tracce, si tratta del classico esempio in cui il risultato è più della somma delle sue parti.

Perciò si parte con Hell, la riflessione sull’inferno che stiamo vivendo in forma di canzone rock, ma è anche un inferno che la persona vive quando la perdita lascia un vuoto troppo grande e la mancanza fa crollare la terra da sotto i piedi cercando però di farsi forza e forse di dare spazio a “ciò che inferno non è” direbbe Marco Polo al Kublai Kan, e magari trovarlo nelle ultime parole prima di un addio come nell’ottima Say it like you mean it.

La voce di “Little Rope” è molto più interiore dei due album precedenti, parliamo quindi di un ventaglio di dieci anni, senza andare a scomodare epoche passate, ma il timbro vocale per la prima volta, è totalmente affidato a Corin. Infatti la decisione dell’album è di affidare la voce a Corin e le parti più sonore di chitarra a Carrie, è questo non è altro che lo specchio di una maggiore lucidità, di una fermezza, di una messa a fuoco migliore, era tanto tempo che le Sleater-Kinney non erano così presenti a sé stesse come in “Little Rope”. Quello che dico lo si sente nell’intero lavoro, non mi sento di escludere o sminuire nessuna delle dieci tracce che compongono quello che è finora l’album più esaltante del primo mese di questo giovane 2024.

Perciò halleluja! Le Sleater-Kinney sono ancora in piedi, sono sopravvissute anche questa volta e mi viene in mente che sempre Marco Polo spiega al Kan che ci sono due modi di sopravvivere: quello più facile è accettare tutto così com’è e diventare parte di esso, il secondo è imparare a riconoscere chi e cosa non è inferno, è questo ciò che fanno Carrie e Corin con “Little Rope”: prendere la seconda strada. Per questo il pubblico si divide e sui social network non può mancare il commento su Janet, tanto che la parola “Janet” è diventata come il “Bacon” nei post dei vegani, solo che in questi casi si tratta di ammiratori per cui la faccenda diventa paradossale.

È quindi la strada più dura quella intrapresa dalle ragazze ma la qualità del loro rock’n’roll è alta, “Little Rope” permette di raggiungere punti di forza non raggiunti dal precedente “Path of Wellness” in cui onestamente un po’ di smarrimento e debolezza erano avvertiti ma ci pensa il tempo, la vita, e purtroppo, le tragedie a rimettere in piedi l’arte e il rock n’ roll.

Se il 2024 fosse caratterizzato solo di uscite di questo livello sarebbe un anno miracoloso.

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