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Interviste

Dai Mogwai a David Cronenberg, gli innumerevoli volti dei bdrmm

Photo: Katherine Mackenzi

Da una cittadina della contea East Reading of Yorkshire che prende il nome di Hull, provengono i bdrmm, band inglese che esordisce nel 2020 con l’album “Bedroom”, il cui titolo riprende il nome della band per esteso, e nel giugno 2023 prosegue il suo percorso con il nuovo “I Don’t Know” (qui la nostra recensione).

Classificati da molti semplicemente come shoegaze, forse per guadagnare tempo, forse per comodità, i bdrmm hanno dimostrato con il loro ultimo lavoro di essere molto altro, di possedere molti lati appartenenti a tante altre medaglie e di avere molto talento. Tra sfumature trip-hop, direzioni ambient, prepotenti accenti dream pop/shoegaze e atmosfere decisamente sperimentali, il quartetto britannico attira a sé curiosità e plauso di un più vasto pubblico, e noi siamo sicuri che non sarà un’attenzione temporanea. La band verrà a trovarci per due date italiane: lunedì 19 febbraio all’Arci Bellezza di Milano e martedì 20 febbraio al Covo Club di Bologna.

Noi abbiamo scambiato due chiacchiere con Jordan Smith, bassista della band e fratello del frontman Ryan Smith. 

Ciao Jordan! Come state? Come vanno le vostre vite dopo l’uscita di “I Don’t Know”?

Ciao! Stiamo molto bene, grazie. Ci stiamo ancora abituando al fatto che il nostro nuovo album abbia visto la luce in tutto il mondo, ma siamo davvero grati delle risposte positive che abbiamo ricevuto finora.

È un disco molto particolare, diverso dal debutto “Bedroom” (2020). Cosa è cambiato in questi 3 anni? Firmare per una nuova importante etichetta ha avuto un impatto sul vostro modo di lavorare?

Credo che siamo cresciuti come persone. Registrare l’album di debutto è stata la nostra prima vera esperienza su un progetto così grande, per cui avevamo i nostri dubbi riguardo il processo. Trascorrere del tempo al di fuori dello studio ascoltando musica, creare dell’arte e guardare film dopo l’uscita del primo album, sono tutte attività che hanno avuto un importante impatto sul nostro approccio lavorativo alla musica, sia individualmente che come band. Firmare con la Rock Action negli anni successivi ci ha trasmesso un senso di orientamento, di direzione, oltre che una rinnovata fiducia nelle nostre capacità musicali che ci ha davvero colpito quando siamo tornati in studio.

Quello che mi ha colpito di più dell’album è quell’atmosfera rarefatta, qualcosa che puoi davvero percepire dentro di te, ma che non puoi toccare con mano. Sognare di volare al di sopra delle montagne, raggiungendo la vetta più alta…mi fa sentire a mio agio e a disagio allo stesso tempo. La prima parte dell’album riesce proprio in questo intento. Che ne pensi?

Ah, grazie mille. Qualcosa che ci preme trasmettere con la nostra musica è proprio quell’atmosfera di appartenenza, perciò sono davvero felice che i nostri sforzi si siano realizzati in quel senso. Credo che tutti noi cerchiamo di rimanere in una zona tra comfort e dissonanza, in termini musicali, di testo, di struttura e di tonalità.

Credo che “sperimentare” sia il verbo chiave di questo album. Non mi sarei mai aspettata tracce come “Advertisement One” o la conclusiva “A Final Movement”. Com’è stato registrare queste tracce?

Sorprendentemente è stato più semplice registrare quelle tracce rispetto alle altre. Avevamo già pronta la struttura di entrambi i pezzi. “Advertisement One” è stata sviluppata in viaggio ed è qualcosa a cui sia io che gli altri membri stavamo lavorando già da un po’, ognuno sulle proprie riprese. Ci siamo concessi un po’ di tempo in più per provare nuovi metodi di registrazione e la strumentazione ha dato a queste tracce una tavola sonora che abbiamo poi introdotto in alcune delle orchestrazioni guidate dalla chitarra. Stiamo utilizzando e perfezionando questo metodo di lavoro per il prossimo disco.

Non mi soffermerò sulle numerose e importanti influenze di “I Don’t Know”, da Thom Yorke ai Portishead, da Aphex Twin a Steve Reich, ma ti chiedo se c’è qualcos’altro che ha influenzato il vostro lavoro, e a chi o cosa vi siete ispirati nella scrittura dei testi?

Davvero molte cose. Soprattutto il cinema – sono un grande fan di David Cronenberg, della sua filmografia e delle sue performance al di fuori dal comune, ne sono sempre stato affascinato. Inoltre ho iniziato a leggere una rivista chiamata Raw Vision che dà spazio all’arte fuori dagli schemi, la quale è una fonte d’ispirazione costante quando scrivo, anche inconsciamente.

Avete alle spalle un tour estivo e davanti a voi un tour invernale in Europa, per questo nuovo anno. Siete eccitati? Cosa significa per voi suonare dal vivo?

Sì, non vediamo l’ora di tornare a suonare. Scalpitavamo già quando siamo tornati dal tour con i Mogwai nel 2022. Abbiamo avuto qualche altra data qui e là lo scorso anno, ma suonare in giro per l’Europa per un periodo più lungo sarà qualcosa di davvero speciale. Suonare dal vivo significa tutto per noi. All’uscita di “I Don’t Know”, non vedevo l’ora di tornare in studio a registrare nuovo materiale, ma quando lo scorso anno abbiamo suonato per delle date, come ad esempio al Pointu Festival in Francia, mi sono ricordato il motivo principale per cui amo fare musica.

Progetti futuri?

Siamo recentemente tornati in studio per le sessioni preliminari del terzo disco e abbiamo già registrato un paio di nuove tracce. Non ci sarà molto da attendere per ascoltare qualcosa di nuovo da parte nostra.

Non vedo l’ora di vedervi in Italia! Grazie per il vostro tempo.

È stato un piacere chiacchierare con te. Ci vediamo in Italia!

Photo: Katherine Mackenzi

Hello guys! How are you? How are your lives going after the release of “I Don’t Know”?

Hello mate! Yeah, we’re very good thank you. Getting used to the new record being out in the world, but we’re so gracious for the feedback and positivity we’ve received so far.

It’s a very particular album. Very different from your debut “Bedroom” (2020). What changed during these 3 years? Signing with a new label had an impact on your work?

I think we’ve grown as people. Recording the debut was our first proper experience working on an extended project, so we were all dubious about the process. Spending time outside of the studio listening to music, creating art, and watching films after the first record came out really impacted the way we worked on music as a group, and as individuals. Signing to Rock Action in the intervening years also gave us a sense of direction and newfound confidence in our musical ability that really struck a chord when we returned to the studio.

What struck me most in your album is the rarefied atmosphere, something you can really feel inside you, but that you can’t touch. Dreaming of flying above the mountains, reaching the highest peak…it makes me feel comfortable but also uneasy at the same time. The first part of the album reaches this point. What do you think?

Ah thanks so much. Something we really strive for in our music is a sense of atmosphere and place so I’m glad all our efforts are being realized. I think in terms of musicianship, we all really strive to toe the line between comfort and dissonance – be that in terms of lyrics, structure, or tone.

I think that “experimenting” is the key word for this album. I really didn’t expect tracks as “Advertisement One” or the final track “A Final Movement”. How’s been the process of recording these tracks?

Surprisingly, these were the easiest tracks on the album to record. We already had the structure very much in place for both tracks. Advertisement One had been developed independently on the road and was something I was working on as other band members worked on their takes. Allowing ourselves a bit more time to trial new methods of recording and instrumentation gave these tracks a real sonic palette that we then introduced into some of the more guitar-led orchestrations. It’s something we’re working on a lot more for the next record.

I won’t focus on the many beautiful musical influences, from Thom Yorke to Portishead, from Aphex Twin to Steve Reich, but is there something else that influenced your way of making music lately? And what or who influenced your way of writing songs?

Lots of things really mate. Mostly film though – I’ve been going through David Cronenberg’s filmography and the off-kilter performances within his work are something I’ve always been fascinated by. I’ve also started reading this magazine called Raw Vision which gives a platform to outsider art which always provides so much influence even subconsciously when writing.

You’re playing at some European festivals this summer and touring all around Europe this winter. Are you excited? And what’s the meaning of playing live for you?

Yeah, we can’t wait to get back on the road. We’ve been itching to get back ever since we toured with Mogwai last year. We’ve been back a few times since, but to have an extended period over in Europe will be really special for us. In terms of playing live, it means everything to us man. When the second record came out, I was really itching to get back in the studio but some of the shows we’ve played recently, like Pointu Festival in France, reminded me why I love doing music in the first place.

Do you already have future projects?

We’re about to head back into the studio to start preliminary sessions for album 3 and have a couple of new tracks already recorded. There definitely won’t be as long of a wait for new music from us…

I really can’t wait to see you soon in Italy! Thanks for your time.

Hey, no worries. Great to chat. See you in Italy!

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