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Elena Setién – Moonlit Reveries

2024 - Thrill Jockey
dream pop / ambient

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Tracklist

1. Hard Heart
2. Losing Control
3. Surfacing
4. Strange
5. Asking
6. Moonlit Reveries
7. Peculiar
8. Morning Songs
9. Coloured Lizards
10. Mothers
11. Pintado II


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Elena Setién, classe 1978, è una cantautrice e polistrumentista basca che ha vissuto per tredici anni a Copenaghen, dove è anche stata docente presso il locale Conservatorio. Nel 2005 ha formato il duo jazz Little Red Suitcase con Johanna Borchert, con il quale ha pubblicato 3 album. In seguito Elena ha intrapreso la carriera solista poco prima di concludere la propria esperienza danese nel 2016 e fare ritorno in patria, a San Sebastián. Tra i sui lavori più recenti, “Another Kind of Revolution” (2019) e soprattutto “Unfamiliar Minds” (2022) sono stati molto apprezzati per il loro carattere onirico ed evocativo, le atmosfere notturne, gli arrangiamenti minimali ed un uso della voce tra il cantato e il recitato. Il suo penultimo album, in particolare, ha risentito dell’isolamento subito nel periodo pandemico e pertanto non stupisce che tra le sue fonti di ispirazione ci sia stata anche Emily Dickinson con due sue liriche (I Dwell on Possibility e This Short Life), che hanno trovato posto tra i testi autografi della musicista spagnola. Ma merita una citazione anche l’LP in lingua basca “Mirande“, realizzato nel 2020 con il compositore Xabier Erikrizia. 

L’ultimo disco “Moonlit Reveries“, edito come i precedenti in inglese dall’etichetta statunitense Thrill Jockey, rappresenta un parziale cambio di passo per Setién: molti dei brani in esso contenuti sono infatti nati dalla collaborazione con Glenn Kotche, batterista e percussionista dei Wilco e dunque, anche se un clima sognante pervade la maggior parte delle undici tracce, la presenza del musicista statunitense conferisce ad alcune di esse un’architettura ritmica che, sorprendentemente, ne esalta la componente latina. Kotche è partito da basi da lui già pubblicate in “A Beat a Week”, un vero e proprio metodo di apprendimento e perfezionamento per strumentisti in un volume contenente 52 composizioni (una alla settimana, appunto) per batteria e percussioni, e ciò è evidente in brani come Asking e Surfacing. Un’altra novità dell’album rispetto ai precedenti è anche una maggiore presenza della chitarra: alcuni pezzi, infatti, per stessa ammissione della cantautrice, sono stati composti per voce e sei corde anziché utilizzando il piano come era sua abitudine in passato. Tutti gli strumenti (flauto, violino, chitarra e tastiera) sono suonati da Setién, con i soli apporti esterni del già citato Kotche e di Mikel Azpiroz al bass synth in Peculiar.

Spesso ricordo i miei sogni anche di giorno ed essi fanno parte della mia quotidianità” ha dichiarato Elena in una recente intervista, a voler ribadire l’importanza che le fantasticherie, notturne o diurne, rivestono nella sua esistenza oltre che, naturalmente, nel suo processo creativo. Del resto il titolo del full-length, “Moonlit Reveries“, è eloquente di per sé. E quindi la songwriter ci consente, tramite l’ascolto dei brani, di entrare in punta di piedi nel suo mondo interiore e di condividere con lei visioni, aspirazioni, chimere.

È una chitarra “grattugiata” a introdurre l’opener Hard Heart, in cui la suadente vocalità sollecita l’ascoltatore ad aprire il proprio cuore (“open up your heart”) e a sollevare un velo per andare al di là delle nuvole, lungo il percorso tracciato dalla luna, con un drumming pulsante a sottolineare l’invito. Per ritrovare se stessi è necessario lasciarsi andare (Losing Control) e seguire la corrente galleggiando (Surfacing): in quest’ultima traccia il tappeto ritmico di Kotche si intreccia con l’incalzare della chitarra e con il cantato che spazia tra diversi registri per condurci nella terra dei sogni che Elena ama frequentare.

Ricorrenti sono nelle liriche le immagini della natura: pioggia, nuvole, alberi, fiori, rocce, oceani animano un paesaggio che in realtà è interiore, riflesso delle emozioni, con il dualismo ombra-luce a prevalere su tutto, poiché la dimensione onirica è per l’artista, come si è detto, sia notturna che diurna. Ed è la natura stessa a dispensare lezioni, con il suo eterno canto, come si dichiara in Asking:

Humming with a nature song
Streaming from the woods
Nothing’s right and nothing’s wrong
It’s a melody you never lose

La title track è un’autentica passeggiata nella notte, su un soffice sentiero sonoro di chitarra, percussioni e synth, in cui si evocano misteriose “regine” che si muovono al buio con le loro fantasticherie, illuminate poi dal mattino nascente, per donarci i loro segreti (“they… Followed old trails/ And brought back/Vivid images”). Altro brano di grande impatto è Peculiar, in cui nuovamente si allude a misteriose canzoni – i suoni dell’ambiente, le melodie che risuonano intorno e le “voci di dentro” – che ci traghettano verso il risveglio della coscienza. Latineggiante è poi la chitarra in Coloured Lizards, in cui l’eco delle voci e dei suoni che si rincorrono evoca la visione di creature di fantasia che danzano nel cielo e donano la quiete interiore. A chiudere la sequenza, Pintado II, ideale ripresa di Happiness of Living dei Duo on Fillmore; si tratta del brano forse più “sperimentale” di tutto il disco, in cui prevalgono timbri sintetici, mentre i colori che tinteggiano le liriche sono presagio delle dolci promesse del futuro.

Moonlit Reveries” è un lavoro che conferma la maturità artistica dell’artista basca: è un album di grande fascino, da riascoltare tante volte, lasciandosi cullare e trasportare verso altre dimensioni, in quello stato sospeso tra sogno e veglia in cui è possibile accedere al proprio inconscio e alla propria autentica essenza. 

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