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Hidden Tracks

HIDDEN TRACKS #35: Sweetheart, Gradience, Anja Huwe, Guiltless, Slope, Gewalt, Dog Unit, Thief, Sandwich, Habit Forming, Laura Masotto, Talk Show

Hidden Tracks 34

Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo alcuni tentennamenti e tentativi falliti abbiamo cercato di formulare una risposta.

Hidden Tracks vi accompagnerà periodicamente con i nostri brevi consigli riguardanti alcuni brani pubblicati in queste settimane e che riteniamo interessanti. Progetti da tenere d’occhio, di cui forse sentirete parlare nei prossimi tempi, provenienti in tutti i casi da quell’universo sommerso che più ci sta a cuore e che pensiamo sia giusto e stimolante seguire dal principio. In poche parole, la musica di cui non tutti parlano.

Sweetheart – Talking Tall

Photo credits: Sarah Humble

Sono tante le band in ambito hardcore e derivati a essersi sciolte senza lasciare tracce riproducibili del proprio passaggio, eccezion fatta per palchi coperti di sudore e, spesso, sangue. Gli Sweetheart da Kent, Ohio, sono una di queste. Grazie alla Expert Work Records però il disco che il gruppo aveva inciso intitolato “The Unbearable Tightness Of Being” vedrà la luce a febbraio, e noi ringraziamo. Il brano Talking Tall racchiude tutta la violenza post-hardcore che ha battezzato la scena dei primi Duemila, fatta di riff storti ma lanciati a velocità ignobile contro un muro di grida alienanti.

Gradience – This Abyss

Photo by Nalle Magnusson

Il secondo (o terzo, o quinto, non so bene) avvento di quella creatura sfuggente chiamata “crossover”, termine jolly che usiamo quando c’è da parlare di roba che si mischia, spesso totalmente a caso, è qui per restare. In tempi in cui non s’inventa più una mazza i danesi Gradience si danno da fare per tirare fuori dal cilindro qualcosa di completamente diverso. Ci riescono? Sì. Trap/rap ed extreme metal fusi per benino, degradanti ambienti urbani e spettrali cavalcate black tra i boschi fanno di This Abyss un oggetto alieno. Le barre di Gavin Mistry, sostenute da beat e vapori drill si sposano alla perfezione con lo scream bestiale di Jakob Harris, questo accompagnato mano nella mano dai fantasmi degli Emperor e quel tocco meshugghiano che male non fa di certo. Oppure sì, dipende da come la vedete.

Anja Huwe – Rabenschwarz

photo by Jan Riephoff

Facciamo un salto indietro nel secolo scorso: gli Xmal Deutschland sono stati una delle più iconiche band post-punk teutoniche, battezzate nei primi due album dalla solita, enorme 4AD. Scomparsi da tempo tornano alla luce grazie a un’altra etichetta di spicco, ovvero la Sacred Bones Records che ne ristamperà una raccolta di singoli. Frontwoman della band è stata Anja Huwe, la cui voce stentorea e oscura arriva al suo debutto in solitaria dopo svariati lustri (l’album “Codes” verrà pubblicato a marzo sempre dall’etichetta di Brooklyn) e lo fa pigliando per il colletto l’industrial e fondendolo con prepotenza e classe con ingerenze gothic e post-punk, dando vita a quello che sentite nella spaventosa Rabenschwarz sottolineando l’ovvio: i tedeschi lo fanno meglio di tutti.

Guiltless – All We Destroy

Image supplied by the band

Prendete membri di A Storm Of Light, Battle Of Mice (una delle band più sottovalutate di sempre, per quel che riguarda chi scrive), Intronaut e Generation Of Vipers e pigiateli assieme in una band e cosa otterrete? Riposta: i Guiltless e All We Destroy, un demone post metal di certificata oscurità, sensazioni striscianti di terrore, brividi gelati che corrono lungo la schiena distribuiti equamente da sintetizzatori carpenteriani, chitarre neurosiane e voci male. Sarà non a caso Neurot Recordings (e chi altri, sennò?) a pubblicare l’EP di debutto della band intitolato “Thorns” e in uscita a fine febbraio.

Slope – WHY SAD

Vi diamo il benvenuto, anzi, il bentornato nel 1996. Usiamo di nuovo il termine crossover, questa volta nell’accezione più classica del termine per parlare degli Slope. Caciaroni, divertenti, cazzoni, pestoni, i tedeschi sognano la California dei Novanta e richiamano a sé tutti i numi tutelari del funk metal tutto dando vita a WHY SAD, estratto da “Freak Dreams“, in uscita a inizio febbraio per Century Media, che, fidatevi, è un discone. Sempre che vi piacciano tanto gli Infectious Groove che il bandana thrash.

Gewalt – Trans

Photo credits: Jana Edisonga

Restiamo in Germania, ma cambiamo ancora una volta coordinate. Helen Henfling, Jasmin Rilke, e Patrick Wagner sono i Gewalt e non le mandano a dire. Si fanno latori di un messaggio politico di libertà di espressione del sé di cui si ha un bisogno enorme, ancora e soprattutto oggi, nel 2024: “Ich bin trans!“, gridano, mentre la drum machine machina mazzate e il post-punk scheletrico viene srotolato per tutta Trans, estratto dal secondo album “Doppeldenk“. Nel video riconoscerete, tra gli altri, membri di Kreator e White Hills. Schierarsi è necessario, ora più che mai.

Dog Unit – When Do We Start Fighting?

© Xenia Owens

Se ascoltando le chitarre a incastro di When Do We Start Fighting? vi verranno in mente i bei tempi di Polvo e Don Caballero (giusto per citarne un paio) non vi sbaglierete. Non c’è Midwest e USA che tengano, però, perché i Dog Unit vengono da Londra. La batteria chirurgica e le sfuriate fuzz che ogni tanto fanno capolino, il funk asciutto e il senso di allucinazione dato dagli inserti cosmici fanno il resto. Sembrano una band di lungo corso e invece “At Home” è il loro debutto. Potremo ascoltarlo ad aprile grazie a Brace Yourself Records. Attendiamo impazienti.

Thief – Cinderland

photo by Davy Green, edit by JosebaEskubi

Tre anni fa ci siamo presi una piomba tremenda ascoltando “The 16 Deaths of My Master” di Thief/Dylan Neal e non ci eravamo sbagliati nel definirlo coraggioso tanto quanto bello. Questo perché l’ex-Botanist di stanza a Los Angeles sembra voler bissare quanto già espresso nel suo lavoro dando ulteriore respiro. Oltre ai sintomi trip-hop virati industrial, in Cinderland (estratto da “Bleed Memory“, previsto per marzo grazie alla solita Prophecy Productions) sentiamo richiami crossesiani lambiti da enormi distese post-metal imbevute da voci eteree e un sacco di sentimenti agrodolci. Stiamo già sbavano.

Sandwich – Mazeltov

© Chris Taylor

Non è facile scrivere pezzi che ti si incollino davvero in testa, oggi come oggi. Ai Sandwich, provenienti da Angers, Francia, invece pare riuscire piuttosto semplice. Basta ascoltare il ritornello gigantesco di Mazeltov. Le linee vocali cavalcano i bassi post-punk/indie compressi tra le chitarre ferine e lasciarsi portare più in alto possibile tra i ricordi dei primissimi Interpol e il dance punk più menato. Fuori il disco, cari ragazzi, che le premesse ci hanno ingolosito.

Habit Forming – Rocks

Habit Forming è il progetto di Maggie Clifford e Purple Kloud (alias Rayvon Rollins), la prima una cantautrice, il secondo un rapper. Il risultato sta tra il folk, l’hip-hop, il trip-hop e il dream pop, un po’ cLOUDDEAD se vogliamo, ma senza spinta rivoluzionaria. Resta comunque un’idea e un sound piacevole che troverà sfogo nell’album di debutto omonimo, in uscita a febbraio su 4Bits Records, e di cui troviamo un primo assaggio in Rocks, tra pianoforti sospesi e crescendo emozionali.

Laura Masotto – Human

Violinista e compositrice di Verona di formazione classica, Laura Masotto sembra invece dedita alla sperimentazione e all’indagine di tutte le possibilità del suo strumento. Almeno a giudicare da Human, secondo brano che anticipa la pubblicazione del suo nuovo album “The Spirit of Things“, in uscita a inizio marzo su 7K! Records. Il violino è distorto ed è accompagnato da synth alieni, bordoni e archi in un’atmosfera che sa di mistero e ancestrale. “Volevo creare uno spazio musicale in cui potessi sentirmi libera di improvvisare. Questo mi ha permesso di lasciar fluire le mie emozioni senza limiti, permettendo così ai brani di nascere nel loro spazio sacro, mentre cerco una connessione tra la spiritualità della terra, degli animali e degli esseri umani attraverso la musica“, ha dichiarato Laura Masotto e il risultato è raggiunto.

Talk Show – Red / White

Photo: Ashley Rommerlath

I Talk Show potrebbero davvero colmare un vuoto: il loro sound a metà tra industrial, post-punk e techno ci riporta a quello sporco e fumoso di KLF, Chemical Brothers, Underworld e via dicendo. Red / White anticipa il loro nuovo album “Effigy“, in uscita il 16 febbraio su Missing Piece Records: batteria drum’n’bass, linee di basso tipicamente new-wave, chitarre decadenti, quella sensazione da club di provincia con i pavimenti lerci e appiccicosi. Cosa potrebbe andare storto?

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