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Interviste

La forza della “Kitsune”: intervista a ETT

Foto: Matteo Strocchia

Cantautrice triestina di origini greche, Gaya Misrachi è il nome reale dietro ETT, progetto artistico che fa di un hyperpop multiforme la propria bandiera. Sonorità elettroniche contemporanee e melodie pop cariche di energia, che non rinunciano anche a soluzioni più atmosferiche: è quello che emerge da “KITSUNE”, l’EP pubblicato il 25 gennaio per Island Records/Universal Music Italia.

Abbiamo incontrato Gaya per discutere del suo percorso dagli esordi a oggi, dei suoi passi iniziali all’interno del mondo del jazz, di cosa la ispira e di come si sviluppa il processo compositivo dietro le tracce di ETT.

Ciao Gaya e benvenuta su Impatto Sonoro! Per iniziare con una domanda di rito, ti chiederei di presentare il tuo progetto ETT a chi ancora non lo conosce.

Ciao, grazie dell’invito. ETT è un progetto artistico a 360 gradi, mi piace prendermene cura sotto tutti gli aspetti, dalla musica all’estetica. Ma soprattutto si tratta di un progetto in continua evoluzione.

“KITSUNE” è il titolo del tuo nuovo EP, dal 26 gennaio fuori per Island Records. Come è nato l’incontro con la label?

Nel 2021 avevo partecipato all’edizione ‘’ MI MANCHI ‘’ del MIAMI festival. All’evento tra il pubblico si trovava Linda Negrini, la mia attuale A&R che decise di darmi quest’opportunità gigantesca nell’agosto dello stesso anno.

La tua ultima fatica unisce suggestioni che vanno da un dream pop più acustico e ambientale fino a sonorità di matrice hyperpop. Come nasce questo connubio? Quali sono gli artisti o le scene musicali da cui trai l’ispirazione maggiore?

Il connubio nasce da una ricerca sonora proseguita negli anni. L’unione di questi due mondi è stata decisamente istintiva. Arrivo da un trascorso di musica jazz, bossa nova e bolero studiata a Granada per molto tempo. Ho deciso di lasciare questo percorso alla luce dell’esigenza di creare qualcosa di attuale che mi rappresentasse in maniera completa e che potessi esprimere in piena sincerità. Da questa evoluzione nasce il sound di “KITSUNE”, con i suoi contrasti tra colori antichi e altri più innovativi.

Nel tuo percorso si sommano esperienze differenti, da X Factor nel 2012 fino allo studio a Granada in un’accademia jazz che hai menzionato poco fa. Come descriveresti questi momenti così diversi? Che cosa hai assorbito da ciascuno di loro?

Ho sempre fatto esperienze molto contrastanti nella vita, proprio per poter valutare più punti di vista possibili. Entrambi i percorsi sono stati incisivi e determinanti per me. X Factor ha rappresentato un viaggio alla scoperta del lato più “lavorativo” e imprenditoriale del mondo della musica, mentre Granada mi ha formata nel profondo come artista.

Nel 2021 inizia la tua collaborazione con BigFish: cosa ti porti dietro da questa esperienza con un produttore di primo piano della scena italiana?

Diciamo che anche quest’esperienza mi ha insegnato molto. Mi ha fatto capire che nell’ambiente musicale non tutti vogliono il tuo bene e quello della tua musica. L’esperienza mi ha reso meno ingenua.

Tornando a “KITSUNE”: da dove nasce la fascinazione per la mitologia giapponese che ritroviamo nell’EP? In che misura ti senti rappresentata dalla capacità di “mutare forma” della creatura del titolo?

Sono convinta che ognuno di noi ha la sua bellissima strada davanti e il cambiamento è inevitabile: bisogna semplicemente imparare ad accettarlo e a vivere con lui. Ho scelto la Kitsune proprio perché in grado di rappresentare tutti questi significati potenti e che rivestono una grande importanza per me.

Come descriveresti il processo compositivo dietro le tracce di ETT? Ci sono aspetti di cui prediligi occuparti e altri in cui ti affidi maggiormente ad altre persone?

Posso affermare di mettere me stessa in ogni brano, dalla produzione al testo passando per l’arrangiamento. Ho la necessità di esprimermi al 100% e per questo un fattore per me cruciale nella scelta delle persone con cui collaborare è quello dell’affinità, la possibilità di sentirsi sulla stessa lunghezza d’onda.

Dalle sei tracce incluse nell’EP trapela un senso di nostalgia e conflitto interiore, ma anche un desiderio di rinascita e di catarsi. Da dove nasce l’ispirazione per i tuoi brani? Ci sono luoghi o situazioni che ti hanno influenzato in modo particolare o continuano a farlo?

Come accennavo il mio carattere empatico ha finito spesso per farmi scontrare con molte personalità che hanno cercato di prevaricarmi, sia sul fronte emotivo che su quello lavorativo. Ora mi sento matura, più forte e ho finalmente preso per le redini la direzione artistica del mio progetto in modo completo. Dentro i testi e la musica ho voluto rappresentare questo percorso e ne vado molto fiera.

In Giardino Segreto sembri parlare di una ricchezza insita in noi che finiamo per tenere nascosta. Come possiamo secondo te vincere questa sfida?

Questo brano ha preso ispirazione da Alejandro Jodrorowsky. Credo che tenere alcune ricchezze dentro di noi non sia una sfida da vincere, ma al contrario è un consiglio che vorrei dare. Non dobbiamo per forza condividere tutto con il mondo esterno. Credo che conservando sempre qualcosa dentro di noi in modo esclusivo ne possiamo apprezzare di più il valore.

Siamo arrivati alla conclusione di questa intervista. Sentiti pure libera di utilizzare questo spazio finale per condividere novità in arrivo, date dal vivo, aspettative legate all’uscita dell’EP e non solo. Grazie per il tuo tempo e a presto Gaya!

Presto annuncerò le prime date del tour, spero di vedervi a una di queste e mi auguro con tutto il cuore che questo EP possa essere di grande ispirazione per qualcuno, così come la musica di altre persone lo è stata per me! Grazie e a prestissimo!

Foto: Matteo Strocchia


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