Impatto Sonoro
Menu

Interviste

Presente e futuro della scena musicale di Cincinnati: intervista ai Corker

Photo: Alexzandra Roy

Vi ricordate dei Corker, band dell’Ohio che il 1 settembre scorso ha debuttato con l’album “Falser Truths“, uscito per la Feel It Records? (qui la nostra recensione).

Il 19 gennaio 2024 ha avuto la luce un nuovo frizzantissimo singolo della band, dal titolo Distant Dawn (che vi consigliamo ovviamente di recuperare), che va ad anticipare un nuovo lavoro di cui ancora non si sa nulla, ma che sappiamo – grazie a quest’intervista – esserci. Il quintetto statunitense non si lascia distrarre dai social media (che non utilizza quasi mai) per promuovere le proprie uscite, né rilascia chissà quali dichiarazioni o discorsi. Concentrati a tutto tondo sulla musica, lasciano che il loro sound garage/post-punk parli per loro.

Ce lo ha confermato il leader della band Luke Corvette, che ringraziamo per la disponibilità.

Ciao ragazzi! Il vostro debutto “Falser Truths” ha avuto un buon riscontro dalla sua uscita ad oggi. Cosa ne pensate e come vi sentite?

In un certo senso, “Falser Truths” non sembra il nostro debutto come band, ma più una raccolta di canzoni che abbiamo creato mentre cercavamo di capire chi eravamo o volevamo essere. Qualsiasi feedback che ci è stato fornito al momento del suo rilascio è stato difficile da interpretare poiché siamo andati subito avanti e abbiamo già qualcos’altro che bolle in pentola. Queste canzoni sono ancora importanti per noi e non potremmo essere più felici di aver avuto l’opportunità di registrarle con il nostro migliore amico John Hoffman e di averle pubblicate su Feel It Records.

Come vi siete conosciuti tra voi membri della band? Come avete iniziato a fare musica? E una domanda molto importante: ad oggi, siete un quartetto o un quintetto?

Al momento della registrazione di “Falser Truths” eravamo un quartetto, ma da prima della sua uscita siamo un quintetto. I Corker sono originariamente Alex Easterday, Ryan Sennett e io (Luke Corvette) e ci siamo formati nel 2020. Alex e io siamo cresciuti insieme, siamo diventati migliori amici durante il liceo e suoniamo insieme da dieci anni ormai. Conoscevo Ryan grazie alla scena musicale del posto, ho avuto con lui pochissime interazioni prima di invitarlo a casa mia e di Alex, per lavorare sulla musica. Uscendo dal covid con il nostro EP abbiamo deciso di aggiungere un’altra chitarra per gli show dal vivo ed è stato allora che Cole Gilfilen è entrato in scena. Come per Ryan, Cole era praticamente un estraneo prima di chiedergli di suonare con noi. Anche se non ci conoscevamo così bene, quando noi quattro ci siamo messi insieme tutto ha avuto un senso, sin da subito. Non c’erano molte persone della nostra età all’epoca (o di cui eravamo a conoscenza) che condividessero una visione simile della musica e che, cosa più importante, “capissero”. E così, Spencer Morgan è diventato un buon amico e alleato dei Corker nel 2022. Suonava già la batteria in band come Axed e Catasceptive Dance Ensemble (in ognuna c’era un membro dei Corker, praticamente) quindi è stata una decisione facile quella di chiedergli di unirsi ai Corker, soprattutto quando abbiamo aggiunto i synth alla dimensione live.

Il vostro primo EP “A Bell That Seems To Mourne” è del 2021. Molto forte, un mix di garage e punk. Com’è cambiato quel sound in questi anni?

Tutto nell’EP aveva uno scopo, le canzoni sono state scritte solo da me ed è per questo che risulta tutto così coerente. Tuttavia, una volta che Cole si è unito, abbiamo iniziato a lavorare su qualunque cosa ci sentissimo. Io portavo un’idea e noi la realizzavamo insieme. Ognuno portava idee, ognuno ci metteva il proprio stile. Alcune canzoni sono state frutto di una collaborazione totale, semplicemente improvvisando, il che era un concetto del tutto nuovo per noi. Quando abbiamo iniziato a suonare, suonavamo tutto quello che conoscevamo solo per riempire il tempo. Quindi ogni volta che lavoravamo su qualcosa di nuovo ci impegnavamo molto, così quando suonavamo in un altro show avevamo sempre qualcosa di nuovo da portare. “Falser Truths” rappresentava esattamente ciascuna canzone che sapevamo suonare all’epoca (con poche eccezioni), mai state pubblicate prima. Credo che sia questo a dargli così tanta diversità e il motivo per cui è così differente dall’EP. Volevamo semplicemente registrare quello che stavamo facendo in quell’esatto momento. E abbiamo deciso di optare per un suono più Hi-Fi per mixarlo. Direi che dopo questo periodo abbiamo capito cosa ci piace di più e cosa sappiamo fare meglio, quindi col tempo le canzoni hanno assunto un suono più coeso.

In “Falser Truths” ci sono numerose influenze, ma voi sembrate aver interiorizzato un nuovo livello di consapevolezza che riguarda la scena alternativa. Quando ascolto brani come Edge of Teeth o H.E., credo ci sia molto più di quello che appare dai testi e dalla musica. C’è molto altro da dire e tanto altro da suonare, più di altre band della stessa scena. Voi cosa ne pensate?

Il progetto Corker mi sorprende perché è così diverso da quello che ho sempre immaginato, il che credo sia una buona cosa. Ascoltiamo tutti la stessa musica e ognuno di noi fa la differenza con i propri ascolti preferiti, quindi è strano pensare che nessun artista in particolare venga in mente quando riascoltiamo questo disco. Queste canzoni non sono per noi così recenti ormai, quindi siamo tutti immersi nel nostro ciclo – ognuno nel proprio – di ciò che proviamo nei confronti di esse, ma una delle cose che apprezzo di più è che sono state concepite in un vero e proprio flusso di coscienza. Non abbiamo passato molto tempo a riflettere su cosa registrare, come registrarlo o sulla struttura dei brani stessi. Anche i testi, nella maggior parte dei casi, mi sono venuti in modo naturale, il che oggi mi sembra quasi impensabile.

I vostri testi sono molto diretti, politicamente e umanamente attivi e coinvolti negli orrori di una società che ormai non umanizza più le persone. Come vi sentite riguardo ciò?

I testi sono una sorta di continuazione dell’EP, più o meno dedicati alle ansie/paranoie/esistenzialismo della vita. Edge of Teeth, ad esempio, parla dell’abbandono della famiglia in quanto figlio più piccolo e dell’essere cresciuto nella cultura pop occidentale attraverso la televisione, mentre Lice è una metafora più diretta della paura di ciò che non può essere visto. Riguardo me, io mi sforzo di essere una persona piena di speranza e ottimismo. Quando mi siedo e scrivo, il lavoro sta tutto nel buttare fuori quei sentimenti negativi. Dai testi che ho visto scrivere agli altri miei compagni di band, credo che sarebbero d’accordo. Alcune canzoni sono più un racconto, una narrazione, il che è una rarità, ma personalmente mi piacerebbe scriverne di più in quel modo in futuro.

Vi siete divertiti nelle registrazioni dell’album? Quali sono i brani che preferite?

Sembra che abbiamo registrato “Falser Truths” una vita fa, ma sono sicuro che custodiamo tutti nei nostri cuori i ricordi di quei 3 giorni al The Lodge, immersi nelle registrazioni. Il disco ha richiesto molto più tempo di quanto avessimo potuto immaginare, anche perché ne abbiamo rimandato l’uscita a lungo. Non potremmo essere più grati di conoscere una persona come John Hoffman, che ha sempre creduto in noi fin dall’inizio incoraggiandoci e spingendoci a realizzare questo album. Una delle mie tracce preferite è probabilmente quella d’apertura, The Cold Air. L’unica traccia del disco in cui, se ci venisse chiesto di suonarla dal vivo, faremmo un pasticcio. John ha salvato la canzone e le percussioni di AI e Cole l’hanno resa viva. Anche Sour Candy è un brano da ricordare. Gestire e controllare una canzone di sette minuti dal vivo come band è stato difficile, i nostri cervelli erano piuttosto fusi mentre la registravamo. Credo che la traccia presente nell’album sia una delle cinque riprese che siamo riusciti a fare alle due del mattino. I nostri amici Dakota, Megan ed Eric ci hanno messo un bel po’ di noise dentro ed è stato il modo più appropriato per chiudere le sessioni di questo brano. Così come utilizzare una versione dell’amplificatore di Jack White (sembrava piuttosto interessante) per l’ultimo pezzo di chitarra che chiude l’album.

State lavorando su qualche data nelle vostre zone statunitensi? Verrete in Europa, magari in Italia?

Da quando è uscito il disco abbiamo fatto un tour sulla costa orientale in ottobre 2023 che è andato molto bene, ma al momento non abbiamo intenzione di tornarci. Ci piacerebbe molto venire in Europa e sicuramente lo faremo nel prossimo anno o nei prossimi due, ma al momento ci stiamo concentrando su un nuovo album da poter pubblicare. Tre di noi suonano anche nel progetto musicale The Drin, appena andato in tour. Probabilmente ne rifaranno uno anche quest’anno. Con i Corker abbiamo recentemente suonato a Chicago al The Empty Bottle con gli Spread Joy e poi al Body Shop.

Cosa riserva ai Corker il futuro?

Direi che nessuno di noi ha idea di cosa ci riserva il futuro, a parte il fatto che non abbiamo intenzione di smettere di fare musica insieme. Non vediamo l’ora di proseguire il nostro rapporto con Feel It e Futureshock. Non potremmo essere più orgogliosi e onorati di far parte della comunità che accoglie questo capitolo della musica di Cincinnati.

Hello guys! Your debut album “Falser Truths” is having great feedback since its releasing. What do you think and how do you feel about it?

In a way, “Falser Truths” doesn’t feel like our debut as a band but a collection of songs we created in the process of figuring out who we were or wanted to be. Any feedback we’ve been given upon its release has been hard to navigate since we have already moved on and have another release in the works. These songs are still important to us and we couldn’t be happier to have had the opportunity to record with our best mate John Hoffman and to have put it out on Feel It Records.

How did you guys meet? And how did you start doing music together? And a very important question: are you a quartet or a quintet?

At the time of recording “Falser Truths” we were a quartet, but since before its release we are now a quintet. Corker originally started with Alex Easterday, Ryan Sennett, and I (Luke Corvette) in 2020. Alex and I grew up with each other, became best friends during High School and have played music with one another for a decade now. I knew Ryan from the music scene, having very few interactions before inviting him over to Alex and I’s house to work on music. Coming out of covid with our EP we decided to add another guitar for live shows which is when Cole Gilfilen came into the picture. Similar to Ryan, Cole was basically a stranger before asking him to play with us. Though we didn’t know each other all that well, when the four of us got together it just made sense. There weren’t a lot of people our age at the time (or that we knew of) that shared a similar vision and more importantly just, “got it”. Finally, Spencer Morgan became a good friend in 2022 within the Corker crew. He already played drums in the bands Axed and Catastrophic Dance Ensemble (consisting most of Corker in each) so it was an easy decision to ask him to join Corker when we added Synth to the live vision.

Your first EP “A Bell That Seems To Mourn” was released in 2021. Really heavy, a mixture of garage and punk. How that kind of sound changed during these two years?

Everything about the EP was purposeful, the songs were only written by myself which is why it was so consistent. However, once Cole joined we started just working on whatever we felt like. I’d bring an idea and we’d flesh it out together. Everyone would bring ideas, everyone put their own style on it. A few songs were completely collaborative by just jamming which was a new concept for us. When we first started playing out, we played everything we knew just to fill up the time slot. So anytime we worked on anything new we pretty much committed to it so by the time we played another show we always had something new to play. Falser Truths consisted of every song we knew how to play at the time (with a few exceptions) that wasn’t released. I believe that’s what gives it so much diversity and why it sounds so different from the EP. We just wanted to record exactly what we were doing at the time. That and we decided to go with a more Hi-Fi sound as well to mix it up. I’d say after this period we did figure out what we like most and what we do best, so moving forward the songs definitely have a more consistent sound. One that leans back towards “A Bell That Seems To Mourn” a bit.

In “Falser Truths” there are a lot of influences, but I personally think you guys have achieved a higher level of awareness about the current alternative scene. When I listen to songs as Edge Of Teeth or H.E., I feel that there’s something more behind lyrics and music. I feel that there’s a lot to say and a lot to play, more than other bands. What do you think about?

Corker surprises me on how different it sounds that I’d ever imagined it would, which I believe to be a good thing. We all listen to a lot of the same music with each of us having some unique differences in taste, so it’s strange to think no particular artist comes to mind when listening back to this record. These songs are pretty old to us now, so we’ve all been in our own cycles of how we feel about them but one thing I appreciate about them most is how they were a stream of consciousness. We didn’t really spend too much time overthinking what to record, how to record it, or the structures of the songs themselves. The lyrics for most of these songs also just naturally came to me, which feels more out of reach today.

Speaking about lyrics, your words are very direct, politically and humanly involved in a dreadful society that don’t humanize people anymore. How do you feel about it?

The lyrics are kind of a continuation from the EP, more or less just about the anxieties/paranoia/existentialism of life. Edge of Teeth for example, is about family neglect as the youngest child and being raised by western pop-culture through television while Lice is a more straight-forward metaphor for the fear of what can’t be seen. Speaking for myself, I strive to be a person full of hope and optimism. When I sit down and write, it’s about getting those bad feelings out. From the words I’ve seen the other mates write, I think they’d agree. Some songs are more so just storytelling, which is a rarity but personally I’d like to write more like that in the future.

Did you enjoy recording this album? What are your favorite tracks and why? (each of you can answer!)

Recording “Falser Truths” feels like a lifetime ago for this group, but I know we’ll all hold those memories of hanging at The Lodge for three full days dear to our hearts. The record took a lot longer than any of us could have imagined, it being our own fault for continuously putting it off after recording. Couldn’t be more thankful to know someone like John Hoffman who has always believed in us from the beginning and encouraged us to make this record when we did. A favorite track of mine to see fleshed out was probably the opener, The Cold Air. The only song on the record that if you asked us to play live, we’d likely muck it up. John saved the song, and watching Al and Cole put percussion on it made it alive. Sour Candy will also be one to remember. Tracking a seven minute song as a live band was rough, at the time of tracking this one our brains were pretty fried too. I think the track on the album was one of five takes that we ripped at like two in the morning. Getting to see our friends Dakota, Megan, and Eric put noise on it was a fitting way to close out the sessions. As well as using Jack White’s silly bench-amp thingy (actually sounded pretty rad) for the last bit of guitar that closes out the album.

Are you guys touring in your country? Will you come in Europe one day? Maybe to come to visit us in Italy?

Since putting out the record we did an east coast tour in October that went really well, however we have no plans right now to go back out. We’d love nothing more than to come to Europe and definitely have plans on doing so in the next year or two, but for now we are focused on putting out another record. Three of us also play in the project The Drin, who just went on tour and likely will again this year too. Our only show for the foreseeable future is in a couple weeks in Chicago at The Empty Bottle with personal favorites Spread Joy and Body Shop on January 19th.

Do you already know what the future will bring to Corker?  

I’d say none of us have any idea of what the future holds other than we don’t plan to ever stop making music together in some shape or form. We are looking forward to continuing our relationship with Feel It and Futureshock. Couldn’t be more proud and honored to be a part of this community that we have found ourselves in during this chapter of Cincinnati music.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Articoli correlati