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Green Day – Saviors

2024 - Reprise Records
pop punk

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Tracklist

1. The American Dream Is Killing Me
2. Look Ma, No Brains!
3. Bobby Sox
4. One Eyed Bastard
5. Dilemma
6. 1981
7. Goodnight Adeline
8. Coma City
9. Corvette Summer
10. Suzie Chapstick
11. Strange Days Are Here to Stay
12. Living In The ’20s
13. Father To A Son
14. Saviors
15. Fancy Sauce


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Eh già, i Green Day sono tornati e lo fanno con “Saviors”, un disco che in parte potrebbe ricordare le sonorità che hanno consacrato nel primo decennio dei duemila il celebre trio pop punk, giusto per citare “American Idiot” e “21st Century Breakdown”, fate ovviamente le dovute differenze. Il sound di quest’ultimo album è fedele a quello che è il marchio di fabbrica degli artisti in questione: non si evolve e non stravolge, e in fondo è meglio così.

Insomma, i Green Day devono suonare da Green Day, cosa che riesce sicuramente in The American Dream Is Killing Me, la traccia di apertura satirica e politica che si appoggia sul ride di batteria, ma anche in Look Ma, No Brains!, pezzo in cui le chitarre sono tutte d’un fiato dall’inizio alla fine. Segue Bobby Sox, dalla cantilena iniziale che si trasforma con l’arrivo del ritornello esplosivo, per calmarsi nuovamente nella seconda strofa, e così via. One Eyed Bastard ricorda invece la vecchia “Holiday”, soprattutto per i cori a modi stadio che possiamo dire: funzionano quasi sempre. Le chitarre mantengono il giusto tiro anche in Dilemma, in cui la voce di Billie Joe surfa sopra il palm muting che gli piace tanto. È un pezzo piacevole, dagli arrangiamenti riusciti, e anche un po’ nostalgico.

Alla sesta posizione nella tracklist troviamo 1981, brano pop punk a tutti gli effetti che precede Goodnight Adeline, dove c’è spazio anche per strofe di chitarre acustiche, stacchi alla Green Day e qualche altra citazione. Il solo di chitarra non è male: probabilmente questa Adeline è stata una buona ispirazione. In Coma City i testi del trio americano sembrano avere la loro direzione polemica rispetto a questioni politiche e di attualità del Paese dell’oltreoceano: “Like gun shot, gun shot, ayy – Shooting in the distance – It’s on your face and hand with no resitance”. Corvette Summer va a riempire, mentre Suzie Chapstick ammorbidisce il sound senza infamia e senza lode: un bel sottofondo. Si va poi verso l’ultimo blocco con Strange Days Are Here to Stay, che abbraccia la scrittura e i canoni stilistici della band, seguita da Living in the ‘20s, in cui si torna a spingere con sbraitata di Armstrong nel finale. La terzultima è Father to a Son, che non è Wake me up When September Ends 21 Guns, però ci prova, senza appunto incidere. A dare il titolo a questo disco è Saviors, con dose di microfono a condensatore a cui ci hanno i Green Day ci hanno abituato negli anni, e a chiuderlo, infine, c’è Fancy Sauce, messa lì per i saluti.

Saviors” è un buon disco, o meglio, è ciò che Billie Joe, Mike e Tré sanno fare bene, cose semplici ma efficaci, e vuol dire tantissimo nella musica. Ci sarà chi lo apprezzerà, chi storcerà il naso: non è nulla di rivoluzionario. È però un disco che si può mettere in macchina o in quei locali rock, o ancora per chi potrà sarà piacevole ascoltarlo dal vivo, perché alla fine i Green Day sono pur sempre i Green Day.

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