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Fire! – Testament

2024 - Rune Grammofon
avant jazz

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Tracklist

1. Work Song for a Scattered Past
2. The Dark Inside of Cabbage
3. Four Ways of Dealing with One Way
4. Running Bison. Breathing Entity. Sleeping Reality.
5. One Testament. One Aim. One More to Go. Again.


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Dopo la sbornia a quarantatré (43) elementi dello scorso anno a Mats Gustafsson, Andreas Werliin e Johan Berthling non resta che tornare alle origini, sottraendo quaranta dal numero totale, dismettendo momentaneamente l’Orchestra e tornando a essere solo Fire!.

Back to the primitive, si direbbe, ma pure un po’ più in profondità, ché di norma sui dischi del trio si aggiravano figuri di ogni sorta che si portavano appresso ognuno il suo caro strumento per dare manforte al Fuoco!, invece qui c’è solo uno scheletro, ripulito dalle intemperie, bianco lucente e brillante.

Si sente tutto il calore che spigionano batteria, basso e sax, è peculiarità di metodo dell’esperto di Texas Hold ‘Em Steve Albini, che è rimasto in zona dopo aver messo lo zampone fortunello su “Echoes” e lo piazza pure su questo “Testament”, e si sente. Lo vedo mentre asciuga e asciuga e asciuga e asciuga ogni suono, come se fosse rimasto sotto il sole del deserto per mesi ma, soprattutto, per farci sentire in mezzo alla stanza in cui i Fire! Stanno suonando, tutti i rumori, anche quelli di fondo inclusi (respiri animaleschi e grida in omaggio). Magia del banco mix, Albini wizard supremo che manco in un fantasy di quelli belli.

E in mezzo a quella stanza avviene, per l’appunto, la magia, di quella nera e oscura, incantesimi ancestrali di obnubilazione dei sensi, minimalismo avant che si fa di misura math appena possibile, doom jazz in ogni sua sfumatura, notturnule liturgia di regni perduti nel tempo, con Gustafsson ad allungare il fiato lungo le strade ora lineari, ora tortuose e impossibili da seguire stese da Werliin e Berthling, impenetrabili coltri di fuliggine si trasformano in saltellanti richiami manciniani, ma solo se Henry Mancini si fosse calato tutti gli acidi del mondo in una sola volta mentre viaggiava verso il Medioriente più oscuro attraverso il tempo, indietro di svariate centinaia d’anni tra rumorismo estremo e leggiadria trascendentale.

Insomma, magia nera in piena regola. E a noi le arti oscure piacciono, quindi “Testament” è l’ennesimo gran disco di questi tre signori.

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