Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

Sleepytime Gorilla Museum – of the last human being

2024 - Avant Night
avantgarde

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Salamander In Two Worlds
2. Fanfare for the Last Human Being
3. El Evil
4. Bells for Kith and Kin
5. Silverfish
6. S.P.Q.R.
7. We Must Know More
8. The Gift
9. Hush, Hush
10. Save It!
11. Burn Into Light
12. Old Grey Heron
13. Rose-Colored Song


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Chissà quanti voi là fuori conoscono gli Sleepytime Gorilla Museum. Saremo aumentati da quel lontano 2007 in cui i Nostri fecero uscire quell’album immenso che è “In Glorious Times” e che si rivelò essere il loro epitaffio, dato che pochi anni più tardi il museo finì per chiudere i battenti, fino a poco tempo fa in via definitiva. Ricordo ancora lo sguardo attonito del negoziante di questo negozio di dischi di Pavia (perché poi mi trovassi lì proprio non ricordo) quando gli chiesi l’album, io un ragazzino imberbe, lui scafato. Non mi accorsi del fatto che proprio affianco alla cassa c’era un quadro con incorniciato un poster e un disco degli SGM. Ero nel posto giusto, giunto lì seguendo le tracce di Fred Frith che con Carla Kihlstedt ha incrociato gli strumenti in più occasioni e, come spesso accade, non in tempo per vederne il seguito.

Attendere ha ripagato del tutto. La band ha disseminato i social di post e tutti noi, pochi o tanti non importa, speravamo nel miracolo dello scongelamento, e così è stato. I tredici anni passati dallo scioglimento (o ibernazione, come dicono loro stessi) non sono stati vacui, ma sono serviti a registrare, sovrincidere e buttare giù tutte le idee che oggi compongono i tredici folli brani di “of the human being”, un album che mantiene quel gradiente di psicosi cui ci avevano ampiamente abituato Kihlstedt, Frykdhal, Bossi, Rathbun e Mellenden, come sempre accompagnati da una pletora di strumenti, sia “tradizionali” che della tradizione (due cose diverse, in questo contesto), oltre ai soliti autocostruiti, base di lancio di quel sound che a nulla assomiglia e che li ha resi leggende dell’anomalia tutta.

E se il suono di questa personalissima apocalisse non è cambiato, le differenze tra questo e il suo predecessore sembrano evidenti. “of the last human being” vive a cavallo di due mondi distinti eppure in naturale e ciclica fusione. Se da una parte la violenza catastrofica ed esasperata di brani come El Evil, The Gift, Salamander In Two Worlds, S.P.Q.R., scolpita a caratteri cubitali nelle storture avant-metal di matrice kingcrimsoniana, con riflessi Bungle sempre abbaglianti ma mai di rimando, o funkastarde come l’ostica foliès di Save It!, dall’altro c’è un mondo sospeso fatto di marcette infernali come Fanfare for the Last Human Being, decostruzioni sull’asse Waits, grazie anche alla voce mefistofelica di Rathbun, un vero e proprio demone da un’altra dimensione che fa a brandelli We Must Know More, lo splendore in odore dreamy che è Silverfish e l’elettro-acustica triphoppegiante Hush, Hush (brano summa degli universi e zenit di tutto l’album), entrambe battezzate dal contraltare vocale di Kihlstedt, un lume in un buio che sembra impossibile da dissipare. Il mix è tanto letale e ben congegnato, però, che la divisione non è visibile a “orecchio nudo” ma trasporta chi lo presta in un solo mondo, frammentato e coeso, psicotico di sicuro.

Gli Sleepytime Gorilla Museum, anche dopo tanti anni passati nel ghiaccio, riescono ancora a somigliare soltanto a loro stessi. Sono fermi nel tempo e mobili sulla linea che porta a un futuro post-apocalittico. Guai, però, a fermarsi un’altra volta. Che siano qui per restare.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni