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BrhyM – Deep Sea Vents

2024 - Zappo Productions / Thirty Tigers
pop / sperimentale

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Tracklist

1. Wild Whaling Life 
2. (My) Theory of Everything 
3. Platypus Wow 
4. Phase Change 
5. Foreign Sounds 
6. The Wake of St Brendan 
7. Deep Blue 
8. The Baited Line 
9. Barber Booty
10. Deep Sea Vents


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A distanza di 3 anni dal suo ultimo album “Non-Secure ConnectionBruce Hornsby, uno dei più apprezzati esponenti del pop d’avanguardia americano e pianista di grande talento, nonché autore dell’immortale hit The Way It Is, torna sulle scene con un nuovo album, “Deep Sea Vents”. Nonostante il cantautore non sia riuscito, negli ultimi decenni, ad eguagliare la popolarità acquisita negli anni Ottanta e Novanta, non ha mai smesso di pubblicare nuova musica, registrando svariati dischi come solista o insieme ad altri artisti. I progetti a cui ha dato vita e i personaggi con cui ha collaborato sono numerosi: citiamo, tra gli altri, The Range, The Noise Makers, The Other Ones e persino i Grateful Dead.

Deep Sea Vents” è stato realizzato insieme al sestetto di musica da camera yMusic. Il disco è stato prodotto da Bruce stesso e registrato nelle due Williamsburg – la città natale del songwriter in Virginia e l’omonima località a New York City – e vede anche la presenza di leggende del jazz come Branford Marsalis, Mark Dover e Chad Wright.

Gli yMusic sono una delle formazioni di musica da camera più note negli Stati Uniti e comprendono virtuosi del proprio strumento e turnisti di caratura internazionale: Rob Moose (violino), CJ Camerieri (tromba), Nadia Sirota (viola), Gabriel Cabezas (violoncello), Hideaki Aomori (clarinetto) e Alex Sopp (flauto). A sedici anni dalla propria fondazione, il gruppo può vantare importanti collaborazioni sia con artisti affermati come John Legend e Paul Simon che con realtà musicali indipendenti. In particolare, l’alchimia tra il sestetto e Bruce è nata in seguito ad un loro concerto dal 2016 a cui lui aveva assistito, rimanendone folgorato tanto da proporre loro di lavorare insieme. Così nel 2019 gli yMusic sono stati invitati dal songwriter ad arricchire le sonorità dell’album “Absolute Zero”, dando origine ad una felice contaminazione tra stilemi classici e canzone d’autore. La partnership è poi proseguita nei primi mesi del 2020, con cinque date live, e si è mantenuta anche a distanza con continui scambi durante il periodo della pandemia, per arrivare fino ad oggi, sfociando in questo nuovo full-length. Ed una delle canzoni, quella Deep Sea Vents che ne è divenuta la title track, risale proprio al tour di quattro anni fa: Hornsby e Moose la composero infatti insieme in quell’occasione e la eseguivano come bis ogni sera, come uno speciale dono al pubblico.

Il connubio tra i musicisti ha ora assunto il moniker BrhyM ed ha ispirato un concept album di 10 tracce dedicate all’acqua. L’idea di porre questo elemento, sinonimo della vita stessa, al centro del lavoro non è nata a tavolino, ma è sorta spontaneamente. Durante i mesi del lockdown, gli yMusic hanno inviato brani ed idee musicali da sviluppare al cantautore, che si è trovato a suo agio con le loro proposte e le ha portate a termine. L’abilità di Hornsby di concepire melodie e liriche di presa immediata si è così unita alla versatilità e alla precisione ritmica del sestetto: il risultato ottenuto conduce l’ascoltatore in un viaggio musicale tra correnti oceaniche, fondali marini, rotte perigliose e bacini afflitti dall’inquinamento, come altrettante metafore della condizione umana e dell’infinita varietà dell’esistenza.Le fonti di ispirazione per i testi sono molteplici e disparate, dalle letture occasionali ai classici della letteratura e alle tematiche ecologiche e scientifiche, scelte per sondare in modo inedito la profondità del cuore umano, che è pari soltanto a quella degli abissi.

L’opener Wild Whaling Life fa riferimento a Moby Dick e all’umorismo del suo autore, Melville, che Bruce ha avuto occasione di apprezzare durante una recente rilettura del romanzo. Il brano si apre con voce sola, archi e voli di gabbiani, poi gradualmente entrano i fiati ad evocare i suoni della natura, mentre il dulcimer è protagonista del ritornello. A seguire, (My) Theory of Everything è un intreccio tra densi accordi pianistici, delicati vortici di archi e sottese linee di fiati e narra la quotidianità di uno scienziato in un laboratorio di ricerca acquatica che controlla i livelli di inquinamento e analizza i dati sviluppando nel contempo, silenziosamente, la sua “teoria del tutto”, cioè elaborando idealmente un quadro del funzionamento dell’universo. La scelta di questo argomento nasce dalla grande fascinazione che Hornsby nutre per la ricerca scientifica, ma anche dal suo interesse per le problematiche ambientali. Altrettanto originale è Platypus Wow, una sorta di rap, in cui Bruce descrive in dettaglio la vita e l’eccentricità di un grande mammifero marino, in una narrazione punteggiata dagli interventi dei corni e degli archi.

Proseguendo con l’ascolto, i passaggi di stato dell’acqua divengono in Phase Change il sinonimo di un difficile primo appuntamento davanti a un drink, con un cocktail di accordi di piano, archi e fiati a voler alludere al crescendo di ansia ed emozione in un momento carico di aspettative. La struggente ballata Foreign Sounds nasce dall’immaginaria prospettiva di un pesce pagliaccio, smarritosi a causa dell’inquinamento acustico sottomarino che distrugge gli ecosistemi: l’animale è simbolo di tutti gli individui che hanno perso i propri punti di riferimento e di chi viene facilmente etichettato come “disadattato” per la propria eccessiva sensibilità. The Wake of St. Brendan deriva invece dalla lettura sul New York Times del necrologio di Tim Severin, un marinaio che ha voluto percorrere ardue rotte oceaniche sulle orme degli esploratori del passato. Qui la voce alterata dall’elettronica e stuzzicata dagli archi assume connotazioni ipnotiche, per poi sciogliersi in un momento liberatorio accompagnato dalla chitarra, ed eleva un inno al navigante solitario e a tutti coloro che decidono di in seguire un’ossessione fino ai confini del mondo. L’ansia esistenziale dell’esplorazione ritorna anche in Deep Blue, un funky sospeso tra il triphop e la sperimentazione di autori come Ligeti, facendo emergere dalle vastità evocate le suggestive sonorità del sitar elettrico. C’è, infine, spazio anche per le avventure dei pirati in Barber Booty, in cui le indisciplinate scorrerie dei corsari prendono forma nella ribellione di archi e corni dispettosi. A concludere la sequenza, la già nota Deep Sea Vents, in cui jazz e musica da camera si fondono in una miscela perfetta per chiudere l’album con una nota di ottimismo.

“Deep Sea Vents” è un lavoro eccellente, che nasce dalla maestria compositiva di un autore esperto come Hornsby e dal riuscito sodalizio con un sestetto di valenti strumentisti che gli ha fornito dell’ottimo materiale e soprattutto l’opportunità di sperimentare e di avventurarsi in territori musicali inediti. Come in una sequenza di racconti d’autore, i brani conducono l’ascoltatore dalle acque apparentemente tranquille della quotidianità alla vertigine di un viaggio verso l’ignoto e da ambienti familiari a realtà distanti, che non sono altro che le molteplici manifestazioni della meraviglia e della drammaticità dell’esistenza umana.

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