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Folly Group – Down There!

2024 - So Young Records
post-punk / art rock

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Tracklist

1. Big Ground
2. I'll Do What I Can
3. Bright Night
4. East Flat Crows
5. Strange Neighbour
6. Freeze
7. Pressure Pad
8. Nest
9. New Feature
10. Frame


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Viviamo nell’epoca dell’hype. Ogni fenomeno, musicale o meno, vive sempre più nell’aspettativa delle persone che nella realtà materiale. Prendete la bolla del post-punk inglese esplosa negli ultimi cinque-dieci anni: ci siamo trovati ad acclamare come salvatrici del ruock una miriade di band, una dopo l’altra – alcune senz’altro di qualità, altre più semplicemente in grado di darci qualche buon singolo. E tuttavia, ad ogni nuovo nome pronto a calcare questa scena, ad ogni nuovo esordio di un qualche accrocchio di ragazzi più o meno londinesi, è impossibile non percepire la bava alla bocca dell’intera scena, desiderosa di avere per le mani l’idea – badate, non il disco, ma l’idea – dell’ennesimo gruppo pronto a risollevare il destino del ruock, come fosse una distratta principessa in continuo bisogno di essere salvata.

In questo panorama invero piuttosto deprimente, ecco l’album d’esordio dei Folly Group, “Down There!”. Quattro ragazzi – londinesi, ca va sans dire –, un paio di EP alle spalle, un incrocio di sonorità che mescolano il post-punk intellettualoide degli ultimi anni – molto più Squid che Idles, per intenderci: sembra la ricetta a tavolino per essere eletti a band deputata alla rinascita del ruock, almeno per il primo trimestre del 2024. Ma è proprio qui che i nostri compiono il vero miracolo con il loro esordio: con “Down There!” i Folly Group escono fuori dall’hype, per dirla con i sempiterni Pinguini Tattici Nucleari.

E in che modo compiono questa rottura epocale di un disegno che sembrava già tracciato fin nei minimi dettagli? Con la mossa più semplice, e per questo più spiazzante di tutte: realizzando un disco normale.

Un disco normale. Di quelli che metti su per passare il tempo, ascolti con piacere, ti fai anche prendere da alcuni momenti, e nel quarto d’ora successivo all’ascolto non sapresti riconoscere nemmeno la metà delle canzoni appena sentite. E questo non succede perché il disco è noioso, o monotono, o che so io. Nossignore. Come dicevo, anche “Down There!” ha i suoi bei momenti. Sicuramente l’apertura della title track è l’apice del disco, con una ritmica ossessivo-tribale che non può non spingere a zompettare per la stanza. La successiva I’ll Do What I Can riprende questa idea di ritmiche molto aggressive per distribuirle nelle strofe, e fare da contraltare agli assalti di chitarra alt-rock dei ritornelli. East Flat Crows va a ripescare l’indie-dance-punk dei primi Bloc Party, quelli pre-svolta elettronica, mentre la successiva Strange Neighbour è probabilmente il secondo picco dell’album, qualitativamente parlando: un coacervo di striscianti paranoie sui propri vicini di casa, perfettamente sonorizzato da uno psych-rock che sembra essere la colonna sonora perfetta di quando si ha l’impressione di essere pedinati da uno sconosciuto.

E tuttavia, al netto di tutto questo, durante l’ascolto non c’è nessuna epifania, nessuna grande rivelazione sull’esistenza, nessuna percezione del Sacro Fuoco dell’Arte pronto a incendiare i nostri cuori. E va bene così. “Down There!” è un disco che non spariglia le carte in tavola, che non sconvolge, che non cambia i destini di un genere. È semplicemente una raccolta di canzoni – alcuni migliori di altre – con la quale occupare piacevolmente qualche mezz’ora, e poi scordarsene serenamente. Ma lo ripeto: va bene così.

I Folly Group, con il loro esordio, si sono caricati sulle spalle un compito assai ingrato: premurarsi di ricordarci che non ogni esordio contenente delle chitarre è qui per salvare il rock, e che va perfettamente bene che alcuni gruppi non diventino il gruppo preferito di nessuno. In un mondo in cui ogni band sembra vendersi come un atto di eroica resistenza, essere ordinari è la vera rivoluzione.

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