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The Devils – Let The World Burn Down

2024 - Go Down Records
rock / blues / garage

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Tracklist

1. Divine Is The Illusion
2. Killer's Kiss
3. Mr Hot Stuff
4. Big City Lights
5. Til Life Do Us Part
6. Roar II
7. Shake 'Em
8. Teddy Girl Boogie
9. The Last Rebel
10. Horror and Desire


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Tre dischi all’attivo, oltre cinquecento concerti tra Europa e Canada, palchi condivisi – tra i tanti – con Mudhoney, The Sonics, GBH ed un feat con Mark Lanegan nel brano Devil Whistle Don’t Sing: È questo il biglietto da visita di Erika Switchblade (batteria e voce) e da Gianni Blacula (chitarra e voce), il duo che prende il nome dal leggendario film The Devils di Ken Russel e che, raggiunto il decimo anno di carriera, sforna “Let The World Burn Down”, quarta fatica discografica pubblicata da Go Down Records.

Let The World Burn Down” prosegue il percorso tracciato dal precedente e notevole “Beast Must Regret Nothing“. Rispetto ai primi “Iron Butt” e “Sin, You Sinners!” (entrambi pubblicati da Voodoo Rhythm Records e prodotti dal veterano del garage rock di Detroit Jim Diamond, noto per il suo lavoro con The White Stripes e The Sonics), i diavoli del Rock ‘N’ Roll decidono di mettere da parte il Punk e il Noise Rock per immergersi sempre più nei suoni avvolgenti del Blues e del Soul degli anni ’60.

L’album riflette il desiderio del duo di espandere i propri orizzonti musicali, ed in questo senso risulta vincente il rinnovo della collaborazione artistica con il musicista californiano Alain Johannes (già produttore del terzo album dei The Devils e noto per le sue collaborazioni con Queens Of The Stone Age, Them Crooked Vultures, PJ Harvey, Chris Cornell e molti altri) che riesce ancora una volta a potenziare il sound del duo senza snaturarlo: dieci brani diretti e incisivi, intrisi di Rock ‘N’ Roll e Blues dalle atmosfere dense, permeati di un certo gusto garage.

Si parte con Divine Is the Illusion, caratterizzata da un incalzante e denso groove che danza tra introspezione e riff blues imbevuti di Heavy Rock. Più o meno sulla stessa falsariga si muove Killer’s Kiss, un «incontro di due salive nel deserto di una vita frustrata, che può portare alla speranza, ma con la speranza viene l’amore e con l’amore viene l’odio» come raccontano Erika Switchblade e Gianni Blacula parlando della canzone. Ma il tempo per prendere fiato dura poco, perchè Mr Hot Stuff travolge con un Rock ‘N’ Roll furioso ed energico. I tempi rallentano nuovamente con Big City Lights di Wilkerson Brown cantata da Cleo Randle nel ’66, prima delle due accattivanti cover presenti nell’album. Con Til LIfe Do Us Part si passa ad un Blues dalle ambientazioni mistiche che permette di placare gli spiriti di un album finora piuttosto adirato. Ma la pausa è breve perchè l’impetuosa Roar II travolge come un uragano e toglie il fiato. Shake ‘em abbraccia lo stile del brano precedente, e dopo due minuti e sette secondi si incontra l’altra cover, Teddy Boy Boogie di Crazy Cavan ‘n’ The Rhythm Rockers (1975), qui adattata in Teddy Girl Boogie. Con The Last Rebel, dove si trova un approccio più Alternative Rock, si avvicina la conclusione dell’album che si chiude con gli echi di Horror And Desire, finale travolgente che vede ospite negli assoli il produttore Alain Johannes.

Il risultato è un album con una propria anima, estremamente autentico tanto nella scrittura quanto nei suoni, dove la melodia si prende più spazio senza però snaturare il flavour tipico dei The Devils, che rimane solidamente ancorato al Rock ‘N’ Roll più infuocato e sfacciato. Degna di nota anche la copertina, dove lo stile fumettistico si pone in totale contrapposizione rispetto alle precedenti cover art decisamente più peccaminose.

Nel complesso quindi, un’ottima prova da parte di questi due musicisti che raramente deludono le aspettative. Con “Let The World Burn Down” i The Devils continuano a flirtare con le fiamme dell’inferno alzando ancora di più l’asticella.

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