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Liam Gallagher & John Squire – Liam Gallagher & John Squire

2024 - Warner Music
britpop

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Tracklist

1. Raise Your Hands
2. Mars To Liverpool
3. One Day at A Time
4. I’m A Wheel
5. Just Another Rainbow
6. Love You Forever
7. Make It Up as You Go
8. You’re Not the Only One
9. I’m So Bored
10. Mother Nature’s Song


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Manchester è sicuramente una delle città che, a cavallo tra i ’70, gli ’80 e i ’90, più ha dato alla musica e alla sua storia. Due tra i grandi personaggi di quel periodo sono un chitarrista, che è anche un autore ma che non canta, ed un cantante che non è un autore e che è stato ed è grande fan del primo. Questi due personaggi, ovviamente, sono John Squire e Liam Gallagher. Due giganti. Due tra i personaggi senza i quali un quarto, per mantenerci bassi, della scena musicale contemporanea non esisterebbe. Due pezzi di due puzzle differenti, due pezzi tanto vicini quanto distanti, ma due pezzi che uniti hanno dato vita ad uno dei dischi, a ragion veduta, più attesi di quest’anno.

È inutile negarlo, parlo da fan. Oasis e The Stone Roses, inevitabilmente, hanno segnato la vita di tutti noi. Si possono amare, si possono odiare, ma non si può sorvolare sulla loro unicità. Certo, Liam Gallagher è il diretto discendente della cultura creata da Squire e Ian Brown (le movenze e lo stile sul palco), ma ciò che è riuscito a fare lui, prima con e poi senza l’aiuto del fratello Noel, è stato proiettare a livello planetario quell’attitudine puramente british e working class che gli Stone Roses non erano riusciti a far uscire dai confini nazionali. Sì, le canzoni di “I Wanna Be Adored” le so quasi tutte a memoria anche io che sono un ragazzo di un quartiere periferico di Torino e non di Manchester, ma l’influenza e l’iconicità di Liam Gallagher son state molto più forti per infiniti motivi. Gli Oasis, alla lunga, son diventati un marchio com’è capitato a tante altre band del passato, mentre gli Stone Roses hanno conservato quell’aurea da band culto a metà tra la nicchia e l’estremo mainstream.

I contatti tra i due ci saranno sempre stati, ma la cronaca dice che si siano stretti davvero quando si sono incontrati a Knebworth (ma pensa la Storia che scherzi che fa). Liam ci torna dopo essersi ricostruito la sua carriera solista (carriera, che, se vogliamo essere intellettualmente onesti, campa ancora molto sul suo passato più che sul suo presente, al netto di un paio di dischi davvero belli); John, invece, ci arriva salendo sul palco per la prima volta in cinque anni, dopo l’ennesima reunion degli Stone Roses, che ha portato tanti live ma nessun disco.

Ora, io non so cosa si possano essere detti dietro le quinte di quel palco, ma mi piace pensare che abbiano deciso di tornare con la chiara intenzione di mettere al centro di tutto la musica, la loro musica ed il loro suono: le chitarre distorte e le ancora ottime linee vocali che Rkid è in grado di produrre. Per farlo si sono affidati alla penna di Squire, alle produzioni e al basso di Greg Kurstin (Adele, Foo Fighters e anche i dischi solisti di Liam Gallagher) ed alla batteria di Joey Waronker (R.E.M., Roger Waters).

È ovvio che il disco ricordi il loro passato. È ovvio che ogni pezzo ci riporti alla memoria altre canzoni. Probabilmente in studio o in sala prove hanno pensato proprio a questo mentre suonavano e registravano. Il problema era farlo bene. Il problema era riuscire a fare conciliare, che ne so, “Stone Roses” e “Definitely Maybe” con la contemporaneità perché emulare due dischi del genere (per quanto possano risultare contemporanei anche uscissero nel 2024) non è impresa semplice. Sono riusciti a trovare un sound a metà tra le due band di cui facevano parte e non sarebbe neanche così tanto sbagliato dire che queste dieci tracce siano tra le migliori che hanno pubblicato negli ultimi anni.

Tempo fa Liam scrisse che chi amò Oasis e Stone Roses avrebbe amato questo disco. Non sbagliava perché “Liam Gallagher & John Squire strizza l’occhio a chi vive con nostalgia l’epoca del britpop, ma lo strizza anche a chi mai ha ascoltato i grandi album di quegli anni. È, quindi, un’operazione nostalgia? Sì, certo. Ma è un’operazione nostalgia fatta bene e non fatta tanto per fare. Non sarà il disco dell’anno, ma sarà un disco che rimarrà. Forse solo per i fan, forse no.

Non sono io un indovino, ma quel che è certo è che Liam Gallagher e John Squire sono ancora tra i migliori sulla piazza.

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