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Kirlian Camera – Radio Signals for the Dying

2024 - Dependent
elettronica / darkwave

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Tracklist

1. Il Tempo Profondo
2. Stella Ominis
3. Winter (In memory of Adrian Borland)
4. Götter, geht weg!
5. Monarch Architecture
6. Wrong
7. Madre Nera
8. Luminous Shade


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Cupo e pieno di atmosfere a tratti mistiche e sognanti, altre decadenti, “Radio Signals for the Dying” ultimo lavoro dei Kirlian Camera, emana un sentimento delicatamente doloroso immergendoci fin da subito nella magia di questo storico gruppo nostrano, oggi nella formazione composta da: Elena Alice Fossi (voce, elettronica, theremin, sintetizzatori, pianoforte, basso aggiuntivo), Angelo Bergamini (sintetizzatori, elettronica, e -chitarre, voci aggiuntive), Mia W. Wallace (basso, cori dal vivo), Alessandro Comerio (chitarre, cori dal vivo), Thalìa Bellazecca (chitarre) ed in fase di registrazione Terri Harrison (violoncello).

L’ascolto dei Kirlian Camera è sempre un piacere nonostante gli anni che passano, una dedizione particolare non adatta a chi pensa di mettere un album per creare giusto un sottofondo: “Radio Signals for the Dying” richiede un orecchio passionale, perché  non soltanto non è un lavoro semplice, ma è pure un’opera artistica, composta di suoni talvolta lo-fi altre pieni, un contrasto emozionale per cui chiunque abbia a cuore la musica non può sottrarsi all’ascolto. Si aggrovigliano tra loro parti elettroniche quali EBM, trip hop, dark-ambient, coldwave e darkwave a quelle di musica più classica e contemporanea, tra le quali fa da ponte la decadente impronta industrial in un risultato eccezionale e magnifico tipico della band.

Bellissima l’apertura con Il Tempo Profondo, brano ambient-noise che si tramuta in un percussivo trip-hop dai tratti drammatici. La voce della cantautrice e strumentista Elena Alice Fossi si alterna tra parole inglesi ed italiane, prima glaciali poi calde, che abbracciano una coldwave dai rimandi metal e lirici e traghettano l’ascoltatore nel mood di Stella Ominis, seguita dalla cover per niente scontata di Winter (dei The Sound) dove le atmosfere dark-ambient tagliano le guance e bruciano le mani, incrociandosi a bridge di musica contemporanea.

Götter, geht weg!, a differenza del resto, dell’album porta con sé qualcosa dal sound piuttosto passato e a me personalmente piace proprio per questo, è come aprire una scatola dei ricordi e trovarci dentro qualcosa che pensavi di aver dimenticato, ma che invece è sempre rimasta lì dov’era, immutata, pronta a venir fuori ogni volta che ce n’è bisogno. La cover di Wrong (dei Depeche Mode) è una seconda lezione su come dare un tributo a chi ha smosso qualcosa in noi: il brano mantiene l’anima che il gruppo britannico gli conferì al tempo pur essendo 100% Kirlian Camera.

Da questa cover saltiamo per un attimo alla lirica liturgica di Madre nera per poi nuovamente finire nel dark-ambient più profondo con tratti molto più EBM (e come altro doveva essere?) di The Great Unknown, erede di una collaborazione con i tedeschi Solitary Experiment, e C. R. U. D (Corpse Recovery Unit D).

Esilio è la traccia che ho più apprezzato, il suo testo drammatico si congiunge alla perfezione con suoni d’organo, vocalizzi e parti dark-wave/ambient e di nuovo EBM, una poesia moderna che va verso il finale, prima con We Have To Amputate, ed infine con Homicide Aristocracy che si riallaccia con intelligenza alle atmosfere della prima traccia per far ripartire questo lungo, splendido viaggio sonoro.

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