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Moor Mother – The Great Bailout

2024 - Anti-
sperimentale

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Tracklist

1. GUILTY (feat. LONNIE HOLLEY & RAIA WAS)
2. ALL THE MONEY (feat. ALYA AL SULTANI)
3. GOD SAVE THE QUEEN (feat. JUSTMADNICE)
4. COMPENSATED EMANCIPATION (feat. KYLE KIDD)
5. DEATH BY LONGITUDE
6. MY SOULS BEEN ANCHORED
7. LIVERPOOL WINS (feat. KYLE KIDD)
8. SOUTH SEA (feat. SISTAZ OF THE NITTY GRITTY)
9. SPEM IN ALIUM


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La ricerca è parte integrante del mio lavoro e fare ricerca storica, soprattutto storia, filosofia e tempo Africani, è il mio maggior interesse. Europa e Africa, attraverso il tempo, hanno sviluppato un’intima e brutale relazione. Sono interessata a esplorare la relazione tra colonialismo e liberazione, in questo caso in Gran Bretagna.

Così Moor Mother sposta la sua attenzione da una colonia diventata colonizzatrice e usurpatrice di diritti (gli Stati Uniti d’America) alla sua Maestra, quella Gran Bretagna che, se si ripensa alla Storia, sovviene di pensare solo ed esclusivamente al suo ruolo coloniale ed esportatore di malessere su più livelli, nessun regnante escluso, nessun Primo Ministro salvo.

La storia che narra Camae Ayewa in “The Great Bailout” è una storia (ripeterò il termine fino allo sfinimento) di rovesciamento della sensatezza e dell’umanità. Nel 2018 il governo britannico attraverso il Ministero del Tesoro – sempre più vicino al Fato alanmooriano di “V for Vendetta” -, con abile mistificazione del reale, ha ringraziato tutti perché, grazie alle tasse, hanno permesso la fine della tratta degli Schiavi. Si riferiscono al “risarcimento” che gli (a quel punto ex,) schiavisti di 20 milioni di sterline hanno ricevuto grazie al 1835 Slavery Abolition Act, un prestito di danaro finito di pagare dai contribuenti del Regno Unito solo nel 2015. Se fate caso a quanto appena scritto, a ricevere questi soldi non sono state le famiglie di coloro che sono stati tratti nel Vecchio Continente per essere schiavizzati e abusati, no, ma coloro che ne detenevano la vita, che li usavano come oggetti. Come ripulirsi la coscienza con della carta igienica sporca dei propri misfatti. Però il governo ringrazia.

Il disgusto che ne deriva si riversa come un’onda anomala nell’album. Guilty e All the Money sono canto atemporale, la prima che, arpa alla mano, rimanda la mente alle navi schiaviste che partono dalla Terra Natia, la parola “colpevole” che torna ancora e ancora ad abbattersi sulla testa dei contribuenti che, coi loro soldi, hanno pagato per il crimine commesso, la voce di Moor Mother si trasforma da dolorosa ferita lancinante a giudizio universale che tuona attraverso le nubi del tempo, su archi amari che nella seconda lasciano spazio a beat feroci, un pianoforte che si insinua come una lama nella carne della Regina, e qui a tornare è “da dove arriva tutto il denaro?”, e ancora “la democrazia crolla”, “democracy falling down”, spettri che si aggirano in cerca di vendetta, di risoluzione, di liberazione reale e non solo ipocrita, una sentenza industrial nella terra che ha dato i natali al genere, un genere di rottura che bersagliava i governi nostalgici dell’Impero. La Storia aspetta la Verità. E siamo solo all’inizio. 

God save the Queen because who else life has value?”, valore o significato, le vite di chi? Ayewa se lo chiede mentre l’invettiva alla Corona dirama i suoi tentacoli sulla base elettrica e pulsante che permea God Save the Queen, la tromba lancia una fune attorno alla linea del tempo, come fece Guru a suo tempo, come oggi è giusto sia. Una canto disperato risale la distruzione noise di Compensated Emancipation, maligna invettiva e paura della Regina Victoria che “sarà qui tra poco”, domande senza risposta e il sangue che si incastra in gola, Moor Mother è uno spirito consapevole e infuriato che si muove scomposto nel rumore hauntologico che infesta Death By Longitude, “Dio e il Diavolo, mano nella mano, sposa e sposo, padre e figlio” e di nuovo quelle tasse che pendono sulla testa di tutti come una Spada di Damocle, tutto si scompone, senza ritmo, solo rumore e ancora solo ed esclusivamente rumore, non dissimile dal metallo pesante che si abbatte su Liverpool Wins, così asfissiante e inarrestabile, “Quanto tempo servirà per ripagare il trauma?”, un elenco di infrastrutture costruite col sangue. Quantum si porta via tutto, soul sofferente, passato e presente che si fondono, incatenati, cristallizzati in un vento jazz che è da sempre canto di consapevolezza.

Moor Mother dimostra, ancora una volta, come un album può essere fondamentale per confrontarci con la Storia e tutti i suoi demoni. Di come la musica può essere “di rottura”, anche in un’epoca spersonalizzata come la nostra. Ci obbliga al confronto. È quello che cerchiamo qui, nel vuoto.

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