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Elephant Stone – Back Into The Dream

2024 - Fuzz Club
psych pop

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Tracklist

1. Lost In A Dream
2. The Spark
3. Going Underground
4. History Repeating
5. Bae
6. Godstar
7. The Imajinary, Nameless Everybody In The World
8. Pilgrimage
9. On Our Own
10. Another Year Gone


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Back Into The Dream”, (2024) da Fuzz Club è un punto di partenza da cui prender la rincorsa e lanciarsi andare alla scoperta dell’Io più profondo fluttuando su suoni e testi che diventano melodia. Gli Elephant Stone regalano briciole di novità in un panorama vastissimo dove l’ascoltatore diventa osservatore di un mondo forse ancora possibile.

Ricordo ancora il divano sfondato, la cucina piccina piccina e una rete internet che ci permetteva di ascoltare a malapena YouTube. Proprio lì, immerso in una nube di fumo passivo e guardando dalla finestra nuvole ad altezza naso, il mio udito entrò per la prima volta in contatto con  “Setting Sun”, simbolo di Elephant Stone (2013), quel farneticante modo di fare musica  m’introdusse alla band di Montreal.

Questo ritorno scritto e forse anche pensato per 4 ,lunghi, anni si lega indissolubilmente alla prima traccia Lost In A Dream, dove perdersi è fondamentale per non premere stop e andarsi a fare l’ennesimo caffè della giornata, quindi scegliete una seduta comoda.Un lungo volo caratterizzato da planate e virate sterzanti su tracce come paesaggi disconnessi. Un saliscendi che ci mette di fronte a degli Elephant Stone ,una band in escursione, con tanto di sherpa e come direbbe un famoso duetto “in missione per conto di dio”.

Territori inesplorati che danno forma e crescita ad un album, il cui modo di evolvervisi si ritrova in un mondo dove tutto vale. Ogni traccia ci consola con ricordi delle mai scadente psych-pop per i più nostalgici e allo stesso ci pervade di stimoli e sperimentazioni. Un susseguirsi di salite e discese ritmiche che sprona ad un ascolto sempre più raffinato, in cui i particolari prima inosservati riaffiorano traccia dopo traccia. Un album che si guarda oltre che ascoltare ,dove a farla da padrone è la loro natura interculturale dei componenti e che trova il suo cuore pulsante  in The Imajinary, Nameless Everybody In The World : solo il tempo dirà quanto ancora questa band potrà offrire contenuti così ricercati, in un mix dove il sassofono la fa da padrone.

Il minimo comune denominatore di “Back Into The Dream” resta però la voglia di sorprendere e sorprendersi dopo tanto torpore, è la voglia d’includere e sporcarsi le mani con questa briciola di freschezza che ci porta a nuovi fasti nelle speranza che continuino in questa rincorsa senza preclusioni future

Album che merita un’opportunità senza mezze misure, dall’inizio alla fine dove voci lontane, sonorità distese in spiaggia e chitarrine si perdono in un sogno che si ripete.

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