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J. Robbins – Basilisk

2024 - Dischord Records
alternative rock

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Tracklist

1. Automaticity
2. Exquisite Corpse
3. Last War
4. Gasoline Rainbows
5. Not The End
6. Old Soul
7. A Ray of Sunlight
8. Deception Island
9. Sonder
10. Open Mind
11. Dead Eyed God


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Il nuovo lavoro solista di J. Robbins è un’immersione totale in un certo tipo di suono caratteristico della fine degli anni ’80, inizio anni ’90, quando lo stesso girava con la sua storica e senza dubbio più importante band, i Jawbox, della quale era il frontman, voce e chitarra, e che hanno contribuito a creare il classico ed iconico sound Dischord. I Jawbox però, che oggi in realtà si sono riformati per dei tour negli States, non furono a dire il vero la sua prima esperienza musicale; giovanissimo negli anni 80 ha suonato il basso in un’altra band hc di culto dell’area di Washington DC, i Governament Issue.

In “Basilisk“, secondo lavoro solista di J. Robbins, uscito chiaramente per la Dischord, si possono ascoltare brani che ovviamente sarebbero potuti uscire tranquillamente da dischi ovviamente dei Jawbox o della sua esperienza successiva, vale a dire i Burning Airlines, come nel poker iniziale Automacity, Exquisite Corpse, Last War e Gasoline Rainbows. Ma ci sono anche echi dei seminali Hüsker Dü, soprattutto per quanto riguarda la parte finale di carriera ed in particolare la scrittura di Bob Mould al quale Robbins deve molto in generale. Non mancano anche i sottovalutatissimi Samiam (Deception Island), ballate degne del miglior Lou Barlow versione Sebadoh (Old Souls), sonorità vicine a quelle che hanno fatto la fortuna di Dave Grohl con i suoi Foo Fighters negli anni a venire (A Ray of Sunlight), del resto non è un mistero che quel tipo di sonorità abbia ampiamente condizionato e soprattutto formato il buon Dave; tutte queste influenze costituiscono gli ingredienti principali della musica prodotta da Mr. Robbins, ieri come oggi.

Una scrittura senza fronzoli, semplice e in cui la linea melodica è fortemente e costantemente pronunciata ed in primo piano, ancora di più rispetto al passato, oltre che sempre molto diretta andando magicamente subito al dunque. Sicuramente negli anni l’artista in questione ha imparato ed affinato il dono della sintesi in maniera magistrale.

In “Basilisk si trovano anche ballate molto personali e riflessive come la corta Not The End con tanto di pedal steel ed il solito gran gusto per gli arrangiamenti, ma anche brani più audaci, sperimentali ed interessanti come l’incedere elettronico di Sonder. Lo stesso canovaccio si ripete anche nell’ottima Dead Eyed God, che suona quasi come un improbabile mix tra i R.E.M. più sperimentali (periodo “Up“) ed i Depeche Mode meno dark, o infine territori atipici per l’artista in questione come nelle stratificazioni in odore di shoegaze di Open Mind.

L’abilità più grande di J. Robbins è quella di scrivere sostanzialmente ottime canzoni pop travestite molto bene da pezzi rock, il tutto con una sensibilità ed onestà fuori dal comune, qualità che a dirla tutta condivide con tanti altri artisti della sua generazione, ma in questo la sua penna risulta davvero una delle migliori. Un plauso infine anche ai suoni, ma anche qui J. gioca in casa, in quanto negli anni alla sua carriera da musicista e alla tanta esperienza accumulata, ha affiancato anche quella di produttore e si è fatto un nome con buoni risultati.

Un disco davvero piacevole sotto tutti i punti di vista e che ti mette di buon umore, e dato i tempi bui che corrono mi sento di ringraziare di cuore J. Robbins per questa sua nuova uscita.

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