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Dorothy Moskowitz & The United States of Alchemy – Under an Endless Sky

2024 - Tompkins Square
songwriting / sperimentale

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Tracklist

1. Under an Endless Sky

2. Cut the Roots Pt. 1

3. My Doomsday Serenade

4. My Last Tear

5. The Disappearance of Fireflies

6. Cut the Roots Pt. 2

7. Unknown to Ourselves


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Il tempo è quel che sentiamo affiorare nella nostra testa quando si collegano i fili della coscienza.

Francesco Paolo Paladino e Luca Chino Ferrari sono per me due recenti scoperte, personaggi illustri e senza tempo che viaggiano su sentieri artistici di ricerca, di percezione, ed essendo anche autori di libri, spaziano sul recupero di una memoria storica, anche ‘off’, diremmo, perché si occupano di argomenti di ampio spessore culturale e che vivono nel ricordo di pochi, o di nicchie, che perdere nell’oblio equivarrebbe a mozzarsi una mano, o un piede.

E dunque perché infliggersi una tale punizione scevoliana? Godiamo dei frutti dei loro giardini velati, come la porta magica di Harry Potter sita in Victoria Station, che ci offrono esperienza e testimonianza artistica, di culto e underground, raccontandoci di mondi ricchi di particolarità, capaci di dare pennellate di luce al quadro in divenire delle nostre vite.

Paladino & Ferrari fondano un progetto musicale a cui partecipa Dorothy Moskowitz, singer dei The United States of America, band d’avanguardia incentrata sull’elettronica che, straordinario il primo omonimo, definì un nuovo sentimento trasgressivo del fare musica, ancor oggi affascinante, non meno per le doti canore espresse dalla Moskowitz, deputata a far fiorire quel primevo album incastonato nel fertile periodo liminare di fine Sixties, fucina di suggestioni ed estri inventivi, in questo caso musicali, di raro valore.

Concentrarsi su questo album – dato alle stampe nel marzo 2023 e che porta con sé uno strascico culturale di non poco peso – consente di spalancare le porte della contemporaneità, vale a dire, quel treno su cui salire dal momento che le emozioni vivono anche per i fatti del presente, benché questi possano essere influenzati da un passato (recente o remoto) che si vuole mitico per tante ragioni e che ciascuno può inseguire e farlo proprio, a piacimento.

Under an Endless Sky” comprende sette tracce musicali, di cui la prima supera i 23 minuti di durata. La copertina vive di tonalità azzurre e bianche, raffigurando una rappresentazione del cielo a macchia allargata simile a una grande goccia di colore per acquerello caduta sulla Terra, dove trova posto un piedino nudo sfumato in quella tinta, un passo nel cielo sconfinato dell’eternità. Ottimo il carattere scelto per identificare band e titolo!

La musica trova corrispondenze in altri artisti, ad esempio negli ultimi lavori di Marianne Faithfull; Mercury Rev; Terry Riley; Flaming Lips; nei riferimenti alla musica elettronica italiana e ovviamente The United States of America.

Dal punto di vista sonoro l’operazione ha una parentela con la musica modale (“musica costruita su un tono ben identificabile, intendendo per tono un centro tonale, una nota della scala a cui fa da riferimento, la cosiddetta “fondamentale” o “tonica” delle scale moderne occidentali. Dai modi si è passati alle tonalità e poi all’atonalità, ecc. ecc.” ) e c’è un plot narrativo, evocativo nella sostanza e dal tono sperimentale, che lascia in sospensione e fa evolvere una catarsi onirica, a tratti ipnotica.

Non è propriamente musica ambient. Laddove lo sforzo creativo, immaginativo, progredisce e si apre all’ascoltatore, si scoprono gli incantesimi canori, teatrali-poetici della voce di Dorothy che conducono per mano dentro una favola, perdendosi nelle allusioni sonore di una trasognata colonna sonora mediata da influssi acustici. E così le campane, e il loro riverbero, su cui sconfina la voce alla ricerca di una presenza comunicativa col terreno, ne accompagna comunque un richiamo vicino a una tenue e sofferta invocazione (che è interpretazione pura), vivendo delle partecipazioni strumentali foriere e tramite di fornire campo e profondità alla prospettiva, tal quale la copertina rappresenta, mossa verso un Eden misterioso, suggeritore di un viaggio rarefatto, improvvisato.

Under an Endless Sky” si muove in aria e si sta presi in un flusso di bolle di sapone in transito sopra un’oasi immensa, attraversata da ghirigori di variopinti aquiloni, scorgendo il senso di etereità e leggerezza ventosa. Si accende una scena idilliaca, dovuta all’ipnosi delle fisarmoniche che fissano il mood reiterato, spiegando l’aggregazione di altri strumenti, acustici, a corda e a fiato, per lo sviluppo di strati e sovrapposizioni sonore per cui l’affluenza si tramuta in contemplazione.

Lo scontro polifonico riporta a stilemi della musica raga; la Moskowitz decanta con timbro chiaro, autorevole, e si posa letteralmente sui supporti cui va congiungendosi, inventando melodie di raccordo e inanellando pattern altalenanti, promiscui, accostandosi in maniera dolce, ispirata e respirata, magistralmente controllata, donde concedere la sua vis vocale.

Caleidoscopio sonico su cui riversare arrendevolezza per lasciarsi andare alla sintonia di insieme, quando non rapiti dal rincorrere scale suonate da taluni strumenti fascinosi, in vece di lunghi nastri colorati, e colti in balia del viavai rarefatto, levitante, presi da una parte all’altra del tempo e dell’atto musicale.

In My Doomsday Serenade soffiano intravisti echi melodici possibili amici della stonesiana Ruby Tuesday e i richiami al minimalismo di Philip Glass e Steve Reich gravitano attorno alla musica d’avanguardia. L’utilizzo di strumenti non elettronici genera comunque una serie di suoni primari che legano a una primitività radicale in congiunzione con la visione della loro etichetta, la Tompkins Square, la cui mission è di andare a caccia di tali impressioni.

Si chiude con Unknown to Ourselves, una traccia con Paladino alle tastiere virtuali e al pianoforte e Mauro Sambo al sassofono. La voce della Moskowitz domina i primi minuti, fino a quando la musica svanisce e i suoni ambientali di un grillo che canta, placando l’intera produzione.

Francesco Paolo Paladino è un compositore italiano d’avanguardia di notevoli vedute; quando contattò Dorothy Moskowitz, invitandola a cantare in alcune delle sue composizioni, lei ascoltò il suo CD del 2021 “Barene & Other Works” e gli disse che entrambi condividevano un punto di vista sperimentale affine, fatto che le fece accettare l’invito. Paladino è noto per le collaborazioni con Martyn Bates, Allison O’Donnell, Simon Fisher Turner e altri compositori contemporanei di fama mondiale e per il suo ricercato LP di debutto del 1985 “Doublings and Silences Volume 1”.

Francesco collabora da tempo con lo scrittore italiano Luca Chino Ferrari, autore delle biografie di Nick Drake, Third Ear Band, Captain Beefheart, Tim Buckley e Syd Barrett. Luca sottopose i propri testi a Dorothy Moskowitz e insieme iniziarono una collaborazione profonda e unica adattando i testi alla musica, approfondendo parole e significati, quanto le proprietà fonetiche e la loro cantabilità:“Testi che hanno l’audacia di affrontare temi complessi dell’esistenza umana, veri e propri spaccati filosofici che guardano la realtà e la mettono in discussione, spesso senza offrire risposte”, afferma Luca Ferrari.

Una citazione di Dorothy ne sottolinea la personale caratura umana e artistica di assoluto valore: “La via per uscire dall’essere sconosciuti a noi stessi è attraverso la creatività.“, confida, “Penso dal collo in su che sono ancora giovane. Mi aiuta a mantenermi giovane essere così impegnata, essere così sotto pressione. Penso che sia molto, molto salutare”.

Per concludere, ritengo sia molto difficile muoversi su queste coordinate sconfinate e sperimentali, perché seminare una partitura in cielo, come la band ha fatto, frutto di una congiuntura collaborativa ed espressione di un lavoro fortunatamente in divenire, è cosa ben diversa dal renderla fruibile in senso pop a un uditore, alché questa prova discografica segna, anche per il successo riscosso, un punto di unione straordinario, nonché il prosieguo dell’avventura avviata. In cantiere c’è infatti un secondo album prossimo al varo, ben più appetibile, ma solo in termini di curiosità, dopo l’ascesa sorprendente di “Under An Endless Sky“.

La coscienza è il tramite fra ciò che è stato e ciò che sarà, un ponte gettato tra il passato e il futuro.

Henri Bergson

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