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KMFDM – LET GO

2024 - Metropolis Records
ultra heavy beats

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Tracklist

1. Let Go
2. Push!
3. Next Move
4. Airhead
5. Turn the Light On
6. Touch
7. Erlkönig
8. When The Bell Tolls
9. Totem E. Eggs
10. WW 2023
11. Fillet Manchego Claret & Blow


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Ah, sì! Cari i miei tedeschi, caro il mio Industrial e benedetto l’Ultra Heavy Beat.

Inizio a sudare coi miei 13 gradi, troppo caldi per essere inverno e intanto penso a come sarebbe bello vivere il concerto dei KMFDM appena tornati con “LET GO”. Chissà quanto sarebbe violento, bagnato ed opulento di luci, profumi e odori in genere, una via di mezzo tra un club e una sala rock. Al momento posso solo immaginarlo, il mio collo dolorante cervicale scandisce il teutonico tempo militareggianti, elettronico e tutti i miei sensi sono presi dalle vibrazioni melodiche e vorticose, i groove di chitarra e basso un po’ anni ‘70, i soli di synth glitchati, futuristici e vocoderizzati accompagnati dalla soave voce dell’americana Lucia Cifarelli che si alterna al robotico Sascha Konietzko, fondatore del progetto musicale. 

Questo “LET GO” non si sposta di una virgola dal rigoroso stile industrial dei KMFDM e di tutti quei gruppi lì, santa coerenza, quanto vorrei averti anche io a volte! I musicisti che hanno contribuito a dargli vita, oltre ai sopracitati Konietzko (basso, beats, sintetizzatori e vocals) e Cifarelli (vocals) sono: Andy Selway (batteria), Andee Blacksugar (chitarre), MC Ocelot (rap) e Benjamin Lawrence, che ha mixato e masterizzato il tutto. 

È un album che, seppur pregno di tecnicismi, parte rude negli intenti e negli atteggiamenti e tale rimane fino alla fine e lo dico in senso buono, a noi reietti di provincia fatti di creste, tatuaggi, pvc ed acciaio questa cosa manda letteralmente fuori di testa anzi, non basta mai! Mehr und mehr, Bitte! Descrivere una canzone per volta sarebbe inutile perché la maestria del gruppo è fatta di uno sviluppo proprio e continuo, ogni brano presente gode delle stesse forme e sensazioni, semplicemente ogni volta ne vengono rese note alcune invece di altre. 

I suoni sono stupendi, la scelta per come farli interagire è appropriata e non ci si annoia mai in questo immaginario futuristico di fine anni ’80, i KMFDM intrecciano ed alternano con naturalezza fiere cavalcate metal al raggaeton, alla dubstep e all’hip hop dando immagine alla musica. Ci si trova ad ad un concerto classico così come in un dramma metropolitano, è immancabile la matrice punk, seppur in forma minore, che da sempre caratterizza la band.

Forse sono un po’ di parte, lo ammetto, ma proprio per questo ho la certezza che gli altri amanti del genere apprezzeranno tantissimo questa ultima uscita dei KMFDM

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