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Ponte Del Diavolo – Fire Blades from the Tomb

2024 - Season Of Mist
extreme metal / black metal / avantgarde metal / doom

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Tracklist

1. Demone
2. Covenant
3. Red as the Sex of She Who Lives in Death
4. La Razza
5. Nocturnal Veil
6. Zero
7. The Weeping Song


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A volte mi servono scossoni per ricordarmi che alcune tra le mie band preferite sono italiane, sommerso e proiettato come sono verso l’estero, dimenticandomi che noi, più di altri, siamo stati capaci, in musica e nell’arte in generale, di una personalità ed una originalità che il mondo intero, da sempre, ci copia. Senza andare troppo indietro (il nostro prog anni 70 è risaputo e super conosciuto), e rimanendo in campo prettamente metal, sperimentale e diverso, dico Ephel Duath, Ufomammut, Canaan, Void of Silence, Aborym, Sadist, Novembre, Zu, e chi più ne ha più ne metta. 

Questo scossone è arrivato prima con i magnifici Messa e adesso con questi Ponte del Diavolo, che con il loro primo album sfoderano una maturità e una personalità strabilianti nonché una capacità di scrittura assolutamente sopraffina. 

Immaginatevi, per un momento, un miscuglio tra Shining (quelli norvegesi), Deathspell Omega (quelli più melodici di “Paracletus” e soprattutto dell’ultimo “The Long Defeat“), Type O Negative, black metal, dark rock, un pizzico di prog e una spolverata di doom sabbathiano, conditelo infine con una voce femminile perfettamente calata nel contesto grazie ad un interpretazione magistrale per gran parte del disco, per nulla scontata, e avrete una vaga idea di ciò che suonano i nostri: detto così sembrerebbe derivativo, ma sanno calare tutto in una visione disperata tutta loro, che infine non tradisce nemmeno la provenienza tricolore (che stia nascendo una nuova scena tutta nostra? Chissà) al netto di soluzione volutamente e profondamente internazionali.

Fire Blades from the Tomb” è un album magnetico, bello, scuro, emozionante, dove ovviamente non tutto brilla: la voce forse, in qualche frangente, tende a stancare e a togliere profondità al tutto, e la chiusura con una cover di Nick Cave non l’ho trovata tanto azzeccata (purtroppo un congedo troppo lineare e standard rispetto al resto), ma siamo alla prima prova generale, già su un etichetta enorme come la Season Of Mist (l’estero sta tornando a guarda verso di noi, cosa molto positiva), quindi già di per se pienamente riuscita.

Non vedo l’ora di sentire come evolveranno. Che gran bella sorpresa.

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