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Omni – Souvenir

2024 - Sub Pop
indie rock / post punk

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Tracklist

1. Exacto
2. Plastic Pyramid (feat. Izzy Glaudini)
3. Common Mistakes
4. INTL Waters
5. Double Negative
6. PG
7. Granite Kiss
8. Verdict
9. F1
10. To Be Rude
11. Compliment


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Ogni album degli Omni è come un pacchetto di caramelle frizzanti, dove una traccia tira l’altra accellerando la frequenza cardiaca, pizzicando e divertendo in un climax dal retrogusto infantile. “Souvenir”, questo il titolo del loro quarto album, il secondo per la storica Sub Pop Records di Seattle, riesce nella difficile impresa di perfezionare una già ben collaudata formula indie-post-punk senza mai cadere in trappole nostalgiche o cliché.

Sarà l’energia creativa accumulata durante la pandemia, sarà il nuovo batterista a tempo pieno Chris Yonker, sarà il tocco di Kristofer Sampson alla produzione, ma “Souvenir” suona come l’album più maturo mai partorito dal trio di Atlanta, dove ogni traccia suona come un’unità compatta, che si regge da sola, riflettendo il momento e il luogo in cui è stata creata (da cui appunto il titolo).

Si parte in quarta con il singolo Exacto, una cavalcata che ci riporta ai tempi d’oro del CBGB, nella giungla di cemento newyorkese di metà anni Settanta. Segue a ruota Plastic Pyramid, collaborazione con Izzy Glaudini degli Automatic e vera perla del disco, meccanica e fulminante come solo i Television di “Marque Moon” (1973) sapevano essere.

Notevolissime anche Common Mistakes e INTL Waters, che rispolverano le prime sonorità del gruppo (si pensi a “Deluxe” del 2016 e “Multitask” del 2017) con ritmi altalenanti, scansionate motorik e nervose pugnalate a sei corde (sempre molto Tom Verlaine). Una ricetta vincente, che per fortuna ritroviamo più volte nel disco, da Granite Kiss all’eccezionale To Be Rude.

Se nelle schitarrate di PG riconosciamo immediatamente gli Strokes di Is This It (2001), nei divertissement di Common Mistakes e Verdict ritroviamo invece l’inconfondibile roboticità dei Devo, un gruppo a cui i membri fondatori Frankie Broyles (chitarra) e Philip Frobos (voce/basso) guardano senza dubbio con sconfinato rispetto (basti pensare che vestono in formazione con tute da lavoratore).

Che dire? Ancora una centro pieno per gli Omni, che si riconfermano (insieme a pochi altri, vedi Parquet Courts o i compagni d’etichetta Deeper) come una delle realtà più interessanti del panorama rock indipendente americano. Un gruppo che piglia e diverte come pochi, dall’estetica unica, che non disdegna certo il nonsense (come peraltro sono le lyrics). 

Souvenir”, proprio come il precedente “Networker” (2019), è un ascolto consigliatissimo non solo ai sempre affamati follower della scena post-(post)-punk contemporanea, ma a tutti coloro che cercano una parentesi rock leggera e sorprendente. Da non perdere.

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