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A Burial At Sea – Close to Home

2024 - Pelagic Records
post rock

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Tracklist

1. páirc béal uisce
2. tor head
3. down to the floor
4. Hy-Brasil
5. GORSE BUSH ON FIRE
6. objects of the house
7. NEW old
8. masterfred
9. everything you are not
10. T.G.G.O.A
11. DALL


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Gli A Burial At Sea sono una band principalmente strumentale, in realtà un duo nord irlandese nel suo nucleo portante e principale composto da Patrick Blaney e Dara Tohill, attualmente stabilitisi a Liverpool, che navigava nel disco d’esordio in quel limbo non molto frequentato tra il post-rock ed il math rock, generi che sembrano attualmente, o forse non lo sono mai stati, di grande appeal, specialmente per quanto riguarda il math che è rimasto uno stile musicale di nicchia frequentato da simpatici nerd. Eppure, il disco d’esordio omonimo del 2020 era un fresco e divertente esempio di quel connubio che onestamente gradisco sempre molto.

In tal senso i loro compaesani ed ottimi And So I Watch You From Afar sono probabilmente l’esempio migliore e più riuscito degli ultimi anni. Sul primo loro full lenght era più il ritmo a farla da padrone, in questo “Close to Home“, invece, sono le atmosfere principalmente eteree a dominare la scena, non allontanandosi troppo dalla strada indicata ed intrapresa da maestri come Mogway, Explosion In The Sky, This Will Destroy You o Mono su tutti.

È proprio dal punto di vista strettamente musicale che risulta diverso il concetto alla base di “Close to Home“, rispetto al loro recentissimo passato. Le ambientazioni sonore che vengono coperte da dosi importanti di riverberi sono interrotte solo da momenti più movimentati e distorti, tanto da avvicinarsi a territori simil shoegaze. Si può dire infatti che oggi la struttura di base dei A Burial At Sea rimanga assolutamente il post-rock, ma le influenze math rock sono in minoranza rispetto a quelle shoegaze, rendendo il lavoro meno giocoso, come già nell’iniziale ed atmosferica pairc beul uisce, che ricorda davvero tanto la band scozzese capitanata da Stuart Braithwaite per i suoi crescendo emozionali.

Le quattro tracce successive tor head, down to the floor, Hy-Brasil e GORSE BUSH ON FIRE sono invece più sostenute e ritmicamente meno lineari e distese, rimandando più al math e quindi al sound degli And So I Watch You From Afar, non solo per le strutture ma anche per i suoni scelti. In Hy-Brasil ricompare anche la tromba che aveva maggiormente caratterizzato il disco precedente e si sentono echi anche degli Explosion In The Sky, come pure in down to the floor e nella frenetica GORSE BUSH ON FIRE, almeno nelle parti più distese. Nelle malinconiche objects of the house e masterfred (entrambe cantate seppur la voce non sia in primo piano) ed in in NEW old si risentono i Mogwai, mentre in everything you are not mi vengono in mente a parte i già citati Explosion In The Sky anche i canadesi Do Make Say Think nel modo di sviluppare il brano.

A parte l’intermezzo con registrazione parlata su una base musicale in sottofondo di T.G.G.O.A e l’ultima notevole DALL, che è anche la traccia meno standard di “Close to Home” con il suo andamento centrale “jazzato”, il disco risulta essere sostanzialmente ed in generale un piccolo Bignami, seppur fatto in maniera egregia, del meglio del post-rock dell’ultimo ventennio. Certo, è una critica, ma bisogna anche essere onesti; è indiscutibilmente complesso dire ancora qualcosa di nuovo anche in ambito post-rock, dove veramente tanti negli ultimi trent’anni, più o meno da quando uscì “Spiderland“, hanno provato a dire la loro in termini di originalità ed in modo audace, qualcuno riuscendoci altri meno, in un genere che è vero, si predispone più facilmente allo sperimentare, ma le strade non sono infinite e potrebbero essere pure impervie o proibitive pur se si trovasse il coraggio di percorrerle.

Quindi, tralasciando questo concetto, voglio valutare questo disco come se fosse uscito vent’anni prima, basandomi solo sulle sensazioni trasmesse e sulla qualità dei brani e se questi fossero gli unici parametri di giudizio mi sentirei di dire che “Close to Home” sarebbe promosso a pieni voti perché l’ascolto risulta comunque più che gradevole, soprattutto se si amano i saliscendi emozionali classici di queste sonorità.

Non farò la mia frequente annotazione in chiusura auspicando per la band un futuro con maggior personalità, alla luce di quanto detto prima, ma semplicemente auguro ai A Burial At Sea di continuare a riuscire a rimanere su questi buonissimi livelli.

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