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Ministry – HOPIUMFORTHEMASSES

2024 - Nuclear Blast
industrial metal / dance rock

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Tracklist

1. B.D.E.
2. Goddamned White Trash
3. Just Stop Oil
4. Aryan Embarrassment
5. TV Song 1/6 Edition
6. New Religion
7. It’s not Pretty
8. Cult of Suffering
9. Ricky’s Hand


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Niente di nuovo amici, l’America è ancora quel gorgo melmoso di opportunismo, sessismo, patriarcato, armi, soldi, corruzione e violenza che sappiamo a memoria narrato da notizie, libri, film, musica e quant’altro proprio come fanno i Ministry di cui ormai conosciamo gli arrangiamenti a menadito, però è bene che una band continui a narrare la storia della propria Nazione soprattutto quando gli va stretta perché anche questo è un modo per combattere un sistema che non ci piace e poi, se nulla cambia perché fingere che sia diverso da com’è? Hai voglia di ipocrisia a suon di pink e green washing, di black power e gay friendly! Qui le donne subiscono ancora le decisioni dei maschi alpha, gli atti omofobi non mancano e la polizia mena duro e ammazza chi è nato del colore ritenuto sbagliato.

Dunque va bene Ministry, narrateci ancora l’alienazione di un mondo letamoso cantando quanto il Capitalismo sia dittatura devastante e subdola, quanta censura più che accoglienza esso si porti dietro, fatelo più forte di prima perché tutte le vostre putrescenze a stelle e strisce ormai hanno ramificato nel Vecchio Continente ma pure ad Oriente scavando un pozzo profondo di cui non si vede la fine: colonizzazione, genocidi ed altre pessime situazioni si trovano ormai (di nuovo) anche nella nostra dispensa, finanziamo Nazioni che opprimono e reprimono pur non volendolo fare ed andiamo ogni giorno in una crisi esistenziale sempre più pesante e dura da vivere ed affrontare.

“Hopiumforthemasses” già a partire dal titolo è un chiaro riferimento all’affermazione di Karl Marx “Die Religion ist das Opium des Volkes” ovvero “La religione è l’oppio del popolo” ma questa Credenza però come vi dicevo nell’introduzione fa riferimento non tanto a una parte spirituale bensì materiale, una devozione ben analizzata nelle parole di Al Jourgensen in “New Religion”.

Per quanto riguarda la musica in questo album si viaggia tra hardcore, rock’n’roll, dance, funk-glam e metal tutto incatenato ad un industrial ferroso e metallico, robotico guidato principalmente dalla voce narrante di Al. La cosa più bella in assoluto per me è il missaggio potente di un arrangiamento che risulta come un bombardamento elettronico o come colpi di kalashnikov provocati dalle chitarre e dal rullante della batteria. Quanto sarebbe bello se la Guerra fosse solo un concerto! Nei testi l’astio e lo sbeffeggio descrivono personaggi e situazioni talvolta opprimenti ed altre grottesche proprio come i video proposti per questo album. 

Il finale inaspettatamente epico ed EBM intitolato Ricky’s Hand narra la rocambolesca avventura della mano di Ricky, tipico maschio predominante che beve birra, si scaccola, si gratta le palle e guida senza freno o almeno così ho voluto immaginare la storia, una degna conclusione per un album che racconta cose che vorremmo tutti dimenticare. 

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