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Julia Holter – Something in the Room She Moves

2024 - Domino
art pop / sperimentale

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Tracklist

1. Sun Girl
2. These Morning
3. Something in the Room She Moves
4. Materia
5. Meyou
6. Spinning
7. Ocean
8. Evening Mood
9. Talking to the Whisper
10. Who Brings Me


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Album estremamente puro questo “Something in the Room She Moves” di Julia Holter, per Domino, prende spessore, quasi fosse un libro aperto in cui la dimensione  della stanza si allarga a dismisura, in una trasformazione che ha qualcosa di teatrale, il gesto, l’atto, il corpo, fino ad arrivare all’azione scenica del movimento, la libertà di abbandonarsi in una crescita e ricerca del proprio io e di ciò che ci sta attorno.

“Something in the Room She Moves” è quotidianità. Una giornata che si dilata mano nella mano attraverso l’estensione di una voce calda e allo stesso tempo capace di accendere la nostra curiosità con contaminazioni e voglie primordiali. Partendo dagli estratti dell’album si ha la percezione che sia un risveglio a tutto a tondo, un percorso. Una presa di coscienza del proprio corpo, che in punta di piedi ci trasporta nell’evoluzione, che è elemento cardine dell’album. La trasformazione, la possibilità di cambiare idea in quel vortice di suoni che dà vita a “Something in the Room She Moves” è spettro visivo dell’anima.

Teatralità con tanto di testo parlato e movimento che incalza l’esplorazione dell’Io, in una dimensione tutt’altro che intima ma vera e propria scenografia di quante sfaccettature il suono e l’artista possono avere, sia per i fan più affezionati che per i nuovi arrivati. Meyou va verso l’essenza,  Spinning, in cui ogni secondo è scandito da martelli, è carica reattiva alla banale routine, lasciandosi andare ancora e ancora. Rivelazione, parola banale. Nuova ritualità dove l’oggetto diventa simbolo, contenuto di un essere umano in movimento, alla ricerca di uno scambio continuo e di sensazioni oceaniche, liquide, che ci sciolgono dal concetto di materiale per virare in fluttuanti molle piene di energie nascoste.

Cartina tornasole che ha il suo epilogo in Taking to the Whisper, vera jam di suoni che ci mettono di fronte ad un ascolto senza “perché?”. Finale che ha come obiettivo una purezza condivisa, nota su cui non soffermarsi superficialmente.

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