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Duocane – rAmen

2024 - Autoproduzione
punk / alt-rock / noise

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Tracklist

1. Poi Si Pensa
2. rAmen
3. D.O.C.
4. Bloodstains (Agent Orange cover)
5. Rosiko!
6. Taky Ongoy
7. Costantino
8. Giulio, vergognati!
9. Acinino
10. La Luna Giù Per Il Camino


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Schiaccio play, parte Poi si pensa e controllo di non aver scelto un pezzo dei Gazebo Penguins (per me una lode). In realtà, mi rendo subito conto che è il nuovo lavoro autoprodotto del Duocane.

Purtroppo, anche questa volta, capisco di essere arrivato con colpevole ritardo a conoscere un gruppo del sottobosco italiano. Sintomo di questi anni pieni di playlist studiate a tavolino e continue nuove uscite che rischiano di non far arrivare alle nostre orecchie lavori genuini.

Poi si pensa, rAmen e Rosiko! non lasciano il tempo di ragionare. Basso protagonista, cantato in italiano e una batteria precisa a scandire il tempo senza sosta. Mentre i pezzi di “rAmen”, uscito il 1° marzo, scorrono via veloci e (quasi tutti) tirati, emergono la personalità e lo stile del duo pugliese che rimane comunque difficile da etichettare. Stefano Capozzo (basso e voce) e Giovanni Solazzo (batteria e percussioni) spaziano facilmente dall’hardcore, al garage, al punk anche all’interno della stessa traccia breve o lunga che sia. Acinino supera facilmente i 7 minuti senza trascinarsi e senza assoli forzati.

L’urgenza espressiva e i suoni grezzi danno inizialmente al disco quel sentore di sala prove improvvisata, di band alle prime armi. Ma, ad un certo punto, la tensione si allenta e si nota facilmente la maturità dei due musicisti nel riuscire a concedere una pausa a chi ascolta. Infatti, dopo un inizio esplosivo, riescono quasi a far rilassare chi ascolta tra sonorità ricercate e inaspettate. Sonorità create in studio dove il Duocane, accompagnato da diversi musicisti, si diverte a sperimentare con synth, tastiere e strumenti a fiato.

Durante D.o.c., Tanky Ongoy e Costantino si chiudono gli occhi, si respira, e ci si concentra su ciò che Stefano e Giovanni hanno da raccontare. Giulio, vergognati ci riporta velocemente alla (vera?) dimensione della band: ansia e preoccupazioni sbattute in faccia.Nella tracklist troviamo la cover Bloodstains, l’unico pezzo in inglese che rappresenta un omaggio agli Agent Orange, band punk californiana che sicuramente ha ispirato il duo. Il canto quasi sussurrato, sopra il vociare della gente per strada de La luna giù per il camion chiude il disco.

Questi ragazzi meritano sicuramente di farsi ascoltare e di riempire il sottopalco di quei pochi locali underground rimasti nelle desolate province italiane. Quei locali che rappresentano gli ultimi baluardi di una scena alternativa sempre più soffocata da una realtà musicale che punta ormai solamente al rapido successo.

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