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Jim White – All Hits: Memories

2024 - Drag City Inc.
experimental

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Tracklist

1. Curtains
2. Percussion Build
3. Marketplace
4. Soft Material
5. St. Francis Place Set Up
6. Uncoverup
7. Walking The Block
8. Jully
9. Long Assemblage
10. Names Make The Name
11. No/Know Now
12. Stationary Figure


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Probabilmente c’era da aspettarselo, l’unico con cui non ha collaborato Jim White è se stesso. Tra la sua rubrica può vantare nomi del calibro di PJ Harvey, Cat Power, Bill Callahan, Nick Cave, e molti altri. Tutti compagni di avventure con i quali scambiare la pelle. È da metà anni ottanta che Jim ci fa vibrare le antenne scuotendo la terra secca australiana con diversi progetti, tra cui i Dirty Three con Warren Ellis e Mick Turner, navigando tra le acque torbide della Touch and Go. Fino ad arrivare ai più recenti Springtime in compagnia di Gareth Liddiard (Tropical Fuck Storm’s) e Chris Abrahams (The Necks).

C’era da aspettarselo, dicevo, questo album solista, dopo così tanto investigare sullo strumento madre di Jim: la batteria. “All Hits: Memories” è un puzzle i quali tasselli sono stati creati e raccolti negli anni di esperienze condivise a formare un unico quadro poi destrutturalizzato e sparpagliato in micro pezzi disseminati per i 13 brani che lo compongono.

C’è qualcosa di viscerale e diretto nell’approccio allo strumento che in Curtains si fa subito sentire. Questa è una sensazione che ci accompagna per tutto il disco dandoci l’idea di una certa urgenza espressiva. Urgenza data dalla necessità di usare la sperimentazione come forza integrante dell’espressività applicata alla batteria. Niente compromessi, niente bugie. La materia percussiva ci rapisce, ha un impatto antico sul nostro inconscio ed è inevitabile.

Jim però non è solo, in Soft Material, una delle tracce più lunghe del disco (3.33), appaiono dei sintetizzatori eterei e cibernetici che sembrano voler dialogare con la primordialità di White enfatizzando la dualità analogico/digitale. Si tratta del polistrumentista Ben Boyle (Natural Information Society) il quale ha contribuito assieme a Giorgos Xylouris e Guy Picciotto (quest’ultimo Fugazi) alla realizzazione del disco. Una sensazione apparente di stabilità la troviamo in Long Assemblage, forse per la sua durata (5.07),  siamo però trascinati via in breve verso quello che è l’inesorabile scorrere del disco.

Sicuramente questo esordio ci permette di entrare nelle dimensioni più intime di Jim il quale sembra volersi confidare usando quello con cui riesce meglio a comunicare: il suo strumento.

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