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Ride – Interplay

2024 - Wichita Recordings / PIAS
shoegaze / alt rock

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Tracklist

1. Peace Sign
2. Last Frontier
3. Light in a Quiet Room
4. Monaco
5. I Came to See the Wreck
6. Stay Free
7. Last Night I Went Somewhere to Dream
8. Sunrise Chaser
9. Midnight Rider
10. Portland Rocks
11. Essaouira
12. Yesterday is Just a Song


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Sono passati dieci anni dalla reunion dei Ride, gruppo seminale dello shoegaze. Suscita molta simpatia pensare che ad oggi i quattro di Oxford sono stati insieme più a lungo della loro prima incarnazione. Hanno voglia di restare e scommettono tutto su “Interplay” (Wichita Recordings/PIAS, 2024), un album che in fase di promozione ci ha fatto una grande promessa: far convergere in un unico lavoro tutti i sound esplorati dagli albori ad oggi.

Promessa mantenuta. “Interplay” prende i frenetici attacchi di chitarra, i groove ipnotici e i sognanti ganci melodici dei primi lavori e li inserisce in un modello sonoro più espansivo, che include fiotti di synth, folk psichedelico, ritmi elettronici e paesaggi sonori noir-pop. I testi combinano i classici tratti distintivi dei Ride, come l’evasione, i sogni, l’insoddisfazione della vita moderna, il desiderio e la libertà, a un senso di sfida e resilienza. È un disco che parla di perseveranza, di restare uniti, di trovare una strada per il futuro.

Interplay” è un disco figlio della vecchia scuola, che ci regala un ascolto ricco e scorrevole dall’inizio alla fine, a volte urgente e formidabile, altre pensieroso e malinconico. Davvero riassume il suono di una grande band e segna un altro picco nella loro produzione. Ça va sans dire, un confronto con gli acclamati predecessori “Nowhere” (1990) e “Going Blank Again” (1992) sarebbe di cattivo gusto nei confronti di questo disco. Eppure i Ride, dieci anni dopo essere tornati insieme, continuano a riscrivere la loro storia.

L’album eccelle nella sezione ritmica, conferma le aspettative melodiche, occasionalmente si impigrisce nelle architetture. Con un suono ispirato alle gemme pop degli anni ’80, Peace Sign e Last Frontier sono l’introduzione perfetta. Light in a Quiet Room ipnotizza e detona con una narrazione di ampio respiro. In Monaco e I Came to See the Wreck il synth pop si manifesta nella sua forma più pura. Stay Free e Last Night I Went Somewhere to Dream spezzano il ritmo in maniera scolastica, e forse sono il plateau del disco. Lo stesso varrebbe per Sunrise Chaser e Midnight Rider, se non fosse per dei bassi molto accattivanti. Portland Rocks è il brano che più ricorda lo shoegaze dei primi anni ’90, Essaouira è una dolce perla. Da ultima Yesterday is Just a Song, senza grosse pretese.

Nel 2014 i Ride si sono riformati, trovando una scena globale piena di band debitrici e di loro coetanei (Tame Impala, Beach House, Slowdive). Oggi, nel 2024, lo shoegaze è tornato in voga, avendo raccolto una nuova ondata di fan della Gen-Z tramite TikTok, con artisti come DIIV, bdrmm e Just Mustard. A un quarto di secolo dalla loro formazione e con una nuova generazione che scopre la loro musica, “Interplay” dimostra che i Ride possono raggiungere nuove vette creative.

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