Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo alcuni tentennamenti e tentativi falliti abbiamo cercato di formulare una risposta.
Hidden Tracks vi accompagnerà periodicamente con i nostri brevi consigli riguardanti alcuni brani pubblicati in queste settimane e che riteniamo interessanti. Progetti da tenere d’occhio, di cui forse sentirete parlare nei prossimi tempi, provenienti in tutti i casi da quell’universo sommerso che più ci sta a cuore e che pensiamo sia giusto e stimolante seguire dal principio. In poche parole, la musica di cui non tutti parlano.
Avevamo lasciato gli Sugar Horse nel “numero” di HT dello scorso settembre, con un EP in uscita. Nel giro di pochi mesi la band britannica ha fatto il salto di qualità balzando su quel magnifico carrozzone che è Pelagic Records. Per l’etichetta berlinese il gruppo capitanato dal cantante/chitarrista Ashley Tubb a ottobre pubblicherà il secondo album “Grand Scheme of Things“. Ad aprire la pista The Shape of ASMR to Come (non più jazz, non più punk ma quella fastidiosissima pratica di registrare i rumori a caso), un brano doloroso e di redenzione arrivato dopo la morte del padre di Tubb la cui voce è elegia su un mare shoegaze vasto come il cielo e che straccia il cuore. Preparate i fazzoletti.
I Roué sono Schahryar Kananian e Steffen Andrae, fanno base in Germania ma hanno radici culturali che vanno dall’Iran fino agli Stati Uniti. Nascono in piena pandemia e compongono tutto, anche in seguito, senza vedersi mai, per sottolineare quel senso di isolamento terrificante che ci ha lasciato quella terrificante esperienza. A sentire Trascender la formula del duo è un’allucinazione totale: le chitarre, coadiuvate da ritmiche sciamaniche, disegnano scenari mediorientali in botta da LSD mentre la voce paga pegno al Thom Yorke dei tempi di “In Rainbows“, creando un sistema unico di scollamento dalla realtà. Il loro nuovo EP “Eastwest / Remote” uscirà a giugno e a perderlo mi sa che si fa peccato mortale.
Ricordate i Breach? Se la risposta è no: MALE. Se invece sì: BRAVI. Perché ve lo chiediamo? Perché a prestare la luciferina gola ai Norna è nientemeno che Tomas Liljedahl, ex-voce di quella band bestiale. Svezia da una parte, quindi, Svizzera dall’altra con due membri degli Olten, Christophe Macquat e Marc Theurillat che per il loro progetto vogliono proprio quella voce là. Dagli torto. Il risultato si sente benone su Ghost: grida post-core imbevute di rabbia atomica che si abbattono su di un doom tanto pestilenziale da rimanere immediatamente infestati. Paranoia oltre i livelli di guardia, amarezza e spessore in quantità eccessive. Il trio darà alle stampe il secondo, omonimo album a fine agosto ovviamente su Pelagic Records, che ormai è chiaro abbia in mano tutto il bello della follia.
Che da ‘ste parti noi si sia fan degli U2 vecchissima maniera ormai l’avrete pure capito. Per questo peschiamo i Clone da Brooklyn. Il loro frontman LG Galleon ha chiaramente un santino di Bono Vox in tasca e si sente. Reedemer, estratto dall’album di debutto “CL. 1” in uscita a giugno per Little Cloud Records/5BC, è pregno di quel suono post punk scurissimo, scarno, minimale fino alla follia ma con l’aggiunta di chitarre gaze che riempiono tutto lo spazio possibile. Emotivi fin dove è possibile esserlo, forse derivativi (nomen omen, d’altro canto), ma a noi non interessa. Al cuore non si comanda, a volte.
Torniamo ancora una volta in Germania con gli Entropy, anche se sembra di stare negli Stati Uniti negli anni ’90. Non ci credete? Mettete su Papered Over Some: attacca con una mazzata post-hardcore degna erede dei Quicksand che poi il quartetto apre ad un cielo alt rock che va a fondersi dritto dritto con galassie shoegaze. Il tutto è completato da una voce che sprizza amaro da tutti i pori, leggiadra, melodica, toccante. I Nostri hanno un disco in uscita ad agosto per Crazysane Records intitolato “Dharmakāya“.
Quartetto italo-svizzero di stanza in quel di Locarno, gli Houstones sono pronti a tornare in scena con un nuovo album intitolato “A+C“, in uscita a giugno su Soppressa Records, Collettivo Dotto e Entes Anomicos. Lo produce il mitico Marco Fasolo dei Jennifer Gentle, ed è una bella mossa. Il primo singolo estratto, Ittero, è una bella cavalcata psichedelica fortissimamente malinconica, ma di quella malinconia che fa il giro lungo e alla fine ci fa stare bene, come in abbraccio di qualcuno a cui teniamo. Tra dEus e Pavement, giusto per fare due nomi, e quello degli Houstones tenetelo bene a mente.
Si intitola “PsychoDreamElectroGaze“, e già da qui è tutto un programma, il nuovo album di Bear of Bombay, progetto solista del polistrumentista milanese Lorenzo Parisini. Bisognerà attendere settembre per poterlo ascoltare, ma nel frattempo il primo estratto Tears From Space ci permette già di farci una bella idea di cosa ci troveremo dentro: kraut, psichedelia, elettronica, viaggi nello spazio, post-punk, gli anni 80 rivisti con gli occhi di questi infausti anni Venti. C’è anche la partecipazione di Mario Lo Faro dei catanesi Clustersun, che dona al tutto un tocco di shoegaze che non guasta mai.