Tornati giusto un paio di settimane fa con il nuovo album “Hidden” (qui la nostra recensione), gli Ufomammut, con il loro sound ormai collaudatissimo, rappresentano una sicurezza, un orgoglio nazionale, un’ancora a cui aggrapparsi per non naufragare nel mare in tempesta del panorama musicale. Li abbiamo incontrati.
Ciao ragazzi, è un piacere fare due chiacchiere con voi. Vi ammiro moltissimo. Vi farei suonare, non so… al mio matrimonio. Oppure al mio funerale.Verreste? Se si, a quale dei due?
Urlo: Personalmente se posso evitare una festa di matrimonio è sempre meglio… anche un funerale non è il massimo. Comunque dovresti decidere tu…ahah.
Poia: Grazie! Se la scelta è obbligata, sceglierei il matrimonio. Nei funerali “all’italiana” non si usa allestire un ricco buffet più vino e birrette, in onore del caro estinto.
Levre: Grazie dell’invito! Beh, forse tra le due scelte, sarebbe più caratteristico suonare al tuo funerale. Però dato che la morte non si augura a nessuno, ti allungo la vita e dico che preferirei suonare al tuo matrimonio! però facendo le versioni dei brani tipo in stile Calipso, o country!
Stronzate a parte, sono trascorsi 25 anni dall’accensione della macchina Ufomammut che prosegue inesorabile consumando riffoni e cospargendo il mondo di psy doom pregiato. Quale modo migliore di festeggiare se non con l’uscita del vostro 10 album “Hidden”. Com’è nato? Vi ho sempre immaginati jammare in studio o in sala prove con delle suite lunghissime in un flusso continuo molto naturale. Raccontatemi qual’è il modus operandi e se ce n’è uno.
Urlo: Non esiste un vero e proprio modus operandi. Sicuramente il trovarsi in sala prove e giocare attorno a dei riff è quello che ci piace fare. Registriamo le prove, almeno quando qualcosa ci sembra interessante, riprendiamo la parte e cominciamo a svilupparla e trasformarla. L’improvvisazione è importante, molto. “Hidden” è nato molto in là nel tempo. Nel 2015 o 2016, Poia, Levre ed io avevamo dato vita ad un progetto parallelo. Quasi per gioco ci eravamo trovati nella sala prove degli Ufo a suonare un po’ assieme. L’intesa è stata da subito quasi incredibile, abbiamo macinato un po’ di brani e messo assieme tanto materiale. Quando Vita ha deciso di lasciare la band, per noi è stato naturale continuare con Levre. “Hidden” nasce dagli scheletri di quelle jam, dalle tante prove fatte assieme. Dopo “Fenice” abbiamo ripreso quei pezzi e li abbiamo forgiati per diventare il nostro secondo disco assieme, il decimo della band.
La cosa che più stimo di voi è tutto quello che rappresentano gli Ufomammut, la famiglia che esiste dietro le quinte tra la Supernatural Cat e Malleus. Credo che alimenti in parte il magma prolifico che si nasconde sotto la crosta sonora che vi identifica. In tutto questo tempo cosa è cambiato? La forza con cui affrontate il progetto è sempre la stessa dagli esordi?
Urlo: Siamo invecchiati, sono passati tanti anni da quando abbiamo iniziato e l’entusiasmo iniziale è mutato, rimanendo sempre quello, ma in maniera differente. Malleus è diventato il nostro lavoro, Ufomammut è cresciuto tanto e con Supernatural Cat abbiamo avuto alti e bassi, ma siamo sempre lì. Quello che credo sia fondamentale per noi è che siamo rimasti fedeli a noi stessi, senza scendere mai a compromessi e facendo sempre ciò che amiamo fare.
Poia: Il progetto sonico e visivo di Ufomammut e Malleus si è sviluppato da radici che affondano nei primi anni ’90. In mezzo ci sono stati incontri decisivi, cambiamenti, esperienze…la vita insomma. E siamo ancora qui a suonare e disegnare.
Nel momento in cui sto scrivendo siete ad Oslo per una doppietta, due sere consecutive nello stesso locale. Com’è andata?
Urlo: Bene, molto bene. È stata un’esperienza molto positiva, non fosse che qualche maledetto è entrato nel backstage e ha rubato i computer della produzione del locale, rovinando un po’ la festa. Non ha preso nulla di nostro, ma è stato un po’ brutto. Per fortuna i ragazzi del locale l’hanno presa con molta filosofia. Suonare due sere nello stesso locale è stato divertente, abbiamo rivisto alcuni amici (tra cui il nostro primo fonico, Hendrix R., con cui abbiamo registrato “Godlike Snake” e “Snailking“) e mangiato un’ottima pizza.
Poia: Oslo negli anni si è dimostrata tra le città più calde ed accoglienti per noi ed è sempre un piacere tornare qui a nord. È la prima volta in assoluto che ci capita la doppia data, e si è rivelata una scelta molto azzeccata. Gli show sono stati parecchio coinvolgenti per tutti quanti. E ci siamo trovati davvero bene, in grande serenità, sia con i promoter e i ragazzi del locale, sia con chi è venuto a trovarci, inclusi alcuni amici italiani e norvegesi.
Levre: sì, purtroppo furti a parte, è stata davvero un’ottima due-giorni. Abbiamo sentito il calore del pubblico che era davvero entusiasta e ciò ci ha dato un’ottima energia anche sul palco. Addirittura alcuni di loro hanno preso il biglietto per entrambe le date, sapendo che avremmo fatto una scaletta diversa per ogni giorno, trasformando quindi l’esperienza quasi in un mini festival! Siamo anche riusciti a visitare il centro di Oslo, cosa alquanto inusuale quando si è in tour in quanto molto spesso non si ha quasi mai tempo di riuscire a fare due passi o a godersi un minimo la città in cui si è quel giorno! Abbiamo fatto anche un salto al Neseblod Records, ex Helvete (negozio di musica di Euronymus, chitarrista dei Mayhem e padrino della scena Black Metal norvegese), posto incredibile e luogo di culto per tutti gli amanti del black metal, hardcore punk.
Rimanendo in tema live e ricollegandomi alla prima delirante domanda: quali sono state le vostre più bizzarre esperienze live? E le più belle e piacevoli?
Urlo: Abbiamo suonato talmente tanto che ricordarcele tutte è difficile. Quelle belle e piacevoli sono state tante, anche in questo tour abbiamo avuto delle serate magnifiche. Personalmente ricordo con un sorriso sulle labbra i concerti ad Albuquerque e Salt lake City negli USA, il primo perché era pieno di nativi americani e il secondo perché è stato il minor pubblico più rumoroso della mia vita…Poi, se ripenso ai primi anni di tour, ce ne sarebbero a bizzeffe di situazioni assurde!
Poia: Infatti. Le più strane esperienze, quelle che rimangono impresse nella mente risalgono soprattutto ai primi anni dei tour europei, in cui eravamo maggiormente in balia degli eventi, data la scarsa esperienza e la minore capacità organizzativa: questo comportava pernottamenti sempre diversi e “caratteristici”, incontri con l’umanità più stramba ed esibizioni stile sala prove davanti a 3 persone nei posti più remoti. Maggiori dettagli appena ci rivediamo di persona.
Levre: Un ricordo recente è il concerto del 2022 a Dresda, tour di promozione di “Fenice”. A causa di alcuni problemi logistici del locale, il nostro concerto era stato spostato all’ultimo in una location diversa, ma la location era in realtà una stanza di 3×5 metri in uno scantinato, con il soffitto che potevi toccare con la mano. Il problema era che eravamo 3 band (ogni band con la propria backline e merchandise ovviamente), e l’impianto era composto solamente da 2 casse attive, e basta. Devo dire che è stato uno dei concerti più memorabili e punk che abbia mai fatto, con talmente tanta condensa sulle piastrelle del pavimento che si faceva fatica a stare in piedi! Senza nemmeno doverlo spiegare troppo, il pubblico ovviamente era molto più che gasato. E noi con loro!
Ora una domanda diretta a Levre: com’è suonare con Poia e Urlo? Come sta andando?
Levre: Devo dire che oramai Poia, Urlo ed io ci conosciamo da quasi 10 anni, e in questi 10 anni ne abbiamo passate molte assieme. Abbiamo fatto numerosi tour europei ed italiani assieme, e io sia in qualità di backliner che di merch-guy, sia negli ultimi anni come membro effettivo degli Ufomammut. Come spiegava prima Urlo, nei primi mesi del 2016 avevamo iniziato a suonare assiduamente al nostro side project. Era un periodo molto divertente dal punto di vista musicale. Ricordo che fin da allora c’era una speciale chimica tra noi, che ci faceva comporre musica in modo molto molto fluido. Quando poi Vita è uscito dal progetto, loro mi hanno confidato che è stato naturale chiedere a me se volevo entrare nella band. Questo fa capire molto del legame che c’è tra noi, al di là della musica, anche se la musica ovviamente è il vero collante e motore di tutto, sempre. La cosa che mi colpì allora, durante le prime volte che ci si vedeva per suonare assieme, era un approccio alla composizione diverso rispetto a ciò a cui ero stato abituato. La cosa fondamentale è sempre stato il trovarsi a comporre, tirare giù nuovi riff, jammare, sempre in sala prove e sempre registrandosi, in modo tale da potersi riascoltare e poter lavorare sulle prime bozze fin dalle prime stesure dei brani. Questo mi ha aperto anche la mente sul mio modo di suonare ed intendere la musica, assieme al fatto che questo metodo mi ha insegnato la famosa regola del “less is more” e ad essere più preciso anche in fase poi di registrazione. Quindi, rispondendo alla tua domanda, sta andando bene, e sento quel tipo di chimica anche e soprattutto quando suoniamo live.
Parlando di strumentazione, avete apportato qualche cambiamento? Da chitarrista sbrodolo davanti alla Green. Quali sono le vostre preferenze a livello di strumentazione e perché? Che batteria usa Levre, gli ampli, i pedali di Poia e Urlo… ecc ecc.
Urlo: Abbiamo apportato un po’ di cambiamenti in ambito live, nel senso che usiamo qualche accorgimento nell’uso dei microfoni o delle D.I. dedicate. Per quanto riguarda la mia strumentazione, l’ampli è sempre quello da tanto tanto tempo, una testata Electric e una cassa 4×15. Anche il mio distorsore è sempre lo stesso da sempre. Ha cambiato forma, ma è sempre l’Ufo Octafuzz che uso da una vita.
Ogni tanto aggiungo qualcosa nella pedaliera, cambio e cerco.
Poia: Ecco…la Green Matamp ultimamente mi sta dando non pochi problemi. Suona veramente bene, ma è piuttosto delicata, tant’è che è saltata alla seconda data del tour. Da allora sto usando la testata di riserva, una minuscola e leggerissima Crate power block 150, a transistor, che si è rivelata piuttosto potente e in grado di digerire sorprendentemente bene le distorsioni e gli altri effetti. Alcuni pedali sono ormai parte della pedaliera da sempre, come il Big Muff EHX/Sovtek verde anni ‘90, il Boss Blues Driver e lo Space Echo. Altri vanno e vengono. Da alcuni anni la chitarra che uso dal vivo con grande piacere è la Ufo Vixen, una flying V costruita da Jailbreak Guitars.
Levre: A livello di strumentazione, ho due set diversi di batteria: uno che lascio sempre montato alle prove (ossia una Mapex Saturn del 2007, la mia prima batteria professionale), e il mio set principale che uso sia in studio sia live, ossia una DW Collector’s Maple Series finitura Burnt Orange Glass. Le misure sono alquanto standard, ossia Kick 22”x18”, Tom 12”x8”, Floor 16”x16”. Ha un suono molto definito, tipico delle DW, e anche molto moderno. In futuro devo dire che mi piacerebbe anche possedere una batteria con sonorità più vintage, ma questa DW è talmente bella che è difficile separarsene! Come rullante uso un bellissimo e pesantissimo Tama Artwood 14”x8” Heavy Birch 14-ply del 1986-89, e come backup ho un Tama Bronze 14”x8” dei primi anni del 2000 che ogni tanto switcho con l’altro Tama, una bella mina di rullante che mi prestò il mio caro amico Pablo e che un giorno gli restituirò, promesso! Come pedale uso un DW 9000XF, e come hardware di aste le DW5000. Come piatti uso i bellissimi Diril Cymbals, e come pelli le Blue Drumheads, nuovo brand italiano fondato da Janara DIstribution, con cui collaboro da circa un anno e che mi fornisce anche i Diril. Durante il tour di “Fenice” avevo implementato anche dell’elettronica nel mio set e avevo aggiunto un SPD-SX che usavo in alcuni momenti della scaletta per replicare le parti di synth/elettronica presenti nell’album.
Torniamo a parlare nello specifico di “Hidden”. Arriva a distanza di 2 anni da “Fenice” che aveva nel titolo un senso di rinascita dovuto anche all’inserimento nella band di Levre e dal post-covid (correggetemi se sbaglio). Questo titolo invece come nasce?
Urlo: Tutto emerge da noi stessi e si evolve, rispecchiando l’essenza della vita stessa. È simile alla nozione del “Panta Rei” di Eraclito: tutto scorre. Siamo come un blocco di marmo che contiene il potenziale per una scultura, o una tela bianca in attesa di un capolavoro. Il nostro ruolo è scolpire, forgiare e creare. Così, dentro di noi, risiede e fiorisce la totalità di ciò che siamo e diventeremo. Ogni esperienza ne genera un’altra, e la bellezza (o il caos, a seconda della prospettiva) dell’esistenza risiede nella sua imprevedibilità. Siamo, citando “Mausoleum” come mausolei silenti che emergono da un cielo in frantumi, portando con sè l’enigma della creazione e dell’esistenza. Il tema dell’album, nasce da questo. E non è solo il titolo: la versione del vinile in edizione limitata, una creazione in collaborazione con la nostra etichetta discografica Supernatural Cat, incarna l’essenza dei misteri nascosti. Abbiamo utilizzato colori fotocromatici attivati dalla luce solare, una scelta unica che aggiunge profondità al concept dell’album. Quando lo tieni tra le mani per la prima volta, appare come una tela bianca, proprio come la tabula rasa dell’esistenza. Eppure, quando viene toccato dalla luce del sole, che simboleggia la vita stessa, i suoi segreti vengono svelati. Viene fuori un colore blu, rivelando schemi e complessità nascoste, proprio come il viaggio alla scoperta della vita. Questa esperienza tattile rispecchia l’esplorazione tematica dell’album, dove verità nascoste e rivelazioni attendono coloro che sono disposti ad approfondire. È una testimonianza dell’idea che la vera comprensione spesso richiede l’illuminazione della luce, che fa emergere la chiarezza dall’oscurità.
Qual’è stato invece il processo di registrazione di “Hidden”. C’è molta voce e parecchi synth. Cosa avete usato? Dove avete registrato? Raccontatemi le fasi più importanti e che più hanno caratterizzato i suoni di “Hidden”.
Urlo: Abbiamo registrato con Lorenzo Stecconi al Flat Scenario, vicino a casa, ad Alessandria. Abbiamo registrato basso, chitarra e batteria insieme e quindi abbiamo fatto le voci (con Luca, il proprietario dello studio e nostro amico da tantissimi anni) e ho registrato i synth a casa, nel mio piccolo studietto, per poi montare tutto al Flat Scenario. È stato abbastanza veloce, ci abbiamo messo una settimana. Siamo arrivati preparati e pronti per registrare in presa diretta. Questo disco ha un qualcosa di differente, soprattutto per le voci. Ho cercato di evitare effetti e di dare profondità con canti e contro-canti, armonizzando la voce in maniera nuova. Ho imparato tanto dal mio progetto solista The Mon, soprattutto nell’uso della voce e delle melodie.
Poia: In tutti questi anni il processo di registrazione è cambiato, in modo non sempre lineare e progressivo. Abbiamo sperimentato diverse soluzioni e alcune direzioni prese si sono rivelate fondamentali ed imprescindibili ormai, come la registrazione in presa diretta delle strutture ritmiche portanti dei brani. Ogni volta scopriamo qualcosa di nuovo e per ogni disco ci sono anche alcune idee differenti che poi non vengono più utilizzate nei lavori successivi. Altre invece ritornano dopo anni di oblio.
Levre: Sono particolarmente legato a “Hidden” per il fatto che i brani che compongono l’album sono appunto brani che avevamo composto in passato, dunque sono stati assimilati in modo diverso e più profondo. È stata dunque in qualche modo più facile anche la sessione di registrazione durante quella settimana e siamo riusciti a concentrarci a suonare con la pacca giusta in presa diretta. Il tutto è stato reso più facile da Lorenzo che ha reso la sessione estremamente fluida dal punto di vista tecnico, e a Luca di Flat Scenario studio che come sempre da alcuni anni ci fa sentire come fossimo a casa nostra negli spazi del suo bellissimo studio. E credo che anche questo fattore psicologico, ossia l’essere sereni, tranquilli e a proprio agio durante le registrazioni, sia uno dei fattori più importanti di tutti in assoluto. Come strumentazione abbiamo usato principalmente la stessa strumentazione che usiamo live, tranne ovviamente per alcuni microfoni diversi per la registrazione in sé.
In una vostra vecchia intervista leggevo che per voi una bella soddisfazione compiuta è quella di riuscire a conoscere, magari durante dei live in cui si condivide il palco, i vostri idoli o comunque personaggi che per voi sono un riferimento nell’universo musicale. Lo dico perché vorrei farvi presente che probabilmente per molte persone siete voi stessi gli idoli. Ho avuto la fortuna, con la band nella quale suono (Solaris), di condividere il palco con voi al Bronson a Ravenna. Immaginatevi il momento in cui avete conosciuto, che ne so, Dave Lombardo. Ecco, per noi è stato lo stesso nei vostri confronti. Sudarella e adrenalina nello scoprire che siete esseri umani con il vizio della musica. Per questo e per tutti quei dischi granitici che avete scolpito vi faccio i miei complimenti. Ci risentiamo al trentennale e magari ci incontriamo su qualche palco.
Urlo: Non ho mai avuto miti. Ho incontrato tanti artisti che stimo e considero importanti per la mia crescita come musicista. Spesso sono rimasto in disparte, per evitare di sembrare fastidioso. Ma mi è capitato di suonare sullo stesso palco di alcuni di quei personaggi che hanno forgiato il mio amore per la musica, come King Buzzo, Dale Crover e Al Cisneros. Quando a Bologna mi sono girato durante il nostro concerto e ho visto Nick Oliveri seduto a lato palco scuotere la testa al ritmo dei nostri pezzi, è stato emozionante, mi sono rivisto giovane che ascoltavo “Blues For The Red Sun” e mi esaltavo per quel suono e quei pezzi incredibili. È stata la chiusura di un cerchio. Poi mi è sempre spiaciuto non aver mai incontrato alcuni personaggi, come Lemmy, ad esempio. Ma va bene così. Sarà per la prossima volta ;-)
Poia: Grazie per le tue parole. È esattamente come dici tu. Quando hai l’occasione di incontrare musicisti che hanno segnato indelebilmente la tua formazione musicale, sei grato per quello che ti hanno inconsapevolmente donato e ti rendi conto di condividere le stesse aspirazioni e a volte le stesse debolezze: si perde una parte del timore reverenziale, e purtroppo una parte del mito, legato a doppio filo con gli anni della gioventù, dello stupore e della scoperta. Ciò che non cambia è l’arte, come se fosse un’entità sovrannaturale. Come se venisse da un’unica, millenaria mente collettiva. Capiamo di essere tutti seguaci dell’unica religione, la Musica, e questo ci avvicina.
Levre: Grazie per le belle parole! Sì anche io spesso mi trovo nella situazione in cui magari condividiamo il palco con i miei idoli musicali, o comunque con musicisti che mi hanno formato, e mi sento un totale fanboy..ma anche io cerco di non farlo troppo vedere per non disturbare!
In realtà dalla mia esperienza ho subito capito che siamo tutti degli esseri umani con il vizio della musica, come hai detto tu, che sembra un’ovvietà ma è una cosa molto intelligente e importante da assimilare e capire. Perché spesso si rischia di mitizzare quando in realtà non si dovrebbe, e si rischia poi di incontrare quei tuoi miti e rimanerci male scoprendo che magari sono delle persone antipatiche (per dirla in modo gentile). In realtà la sudarella e l’adrenalina sono una parte più che fondamentale del processo del pre-show, e personalmente capita sempre quando dobbiamo suonare in una particolare situazione a cui tengo molto, come in alcuni festival quando davvero si suona con le band con cui sei cresciuto. Credo che questo succeda a tutti i livelli, l’importante è sempre gestire quelle emozioni e tramutarle in adrenalina positiva ed energia sul palco. Detto ciò, non ho ancora mai condiviso il palco con Dave Lombardo (per me il Dio della batteria e il mio padre adottivo), quindi probabilmente tutto ciò che ho detto potrebbe annullarsi in un momento! ;)