Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

Geordie Greep – The New Sound

2024 - Rough Trade
alt pop

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Blues
2. Terra
3. Holy, Holy
4. The New Sound
5. Walk Up
6. Through A War
7. Bongo Season
8. Motorbike
9. As If Waltz
10. The Magician
11. If You Are But A Dream


Web

Sito Web
Facebook

Non è sicuramente semplice parlare di Geordie Greep, un ragazzo britannico che a soli 25 anni è già stato front-man di un’acclamatissima band (i black midi), firmata da un’etichetta di culto come Rough Trade, candidata ai più prestigiosi premi europei e che ha già solcato i palchi di tutto il mondo grazie alla propria musica; si direbbe quindi un “enfant prodige”, ennesimo risultato della celebre BRIT School di Londra (come i suoi ex-compagni di band) che ha già dato i natali ad artisti come King Krule o Kae Tempest. 

The New Sound” è il suo primo album da solista, il primo in cui, per propria ammissione, è riuscito a seguire totalmente i propri impulsi musicali dall’inizio alla fine, senza doverli filtrare o modificare come avveniva (ed è normale che avvenga) in una band. È un disco estremo quindi, in questo senso, il debutto di Geordie Greep: frutto della sua creatività non filtrata, figlio di nessun compromesso se non quello tra la propria mente e le proprie mani, per un totale di 63 minuti di musica che riesce ad essere tanta eterogenea quanto compatta e coerente. 

Delle 11 tracce di cui è composto il disco, e nelle quali si spazia tra le durate più variegate (dai 2 minuti e 30 secondi di Bongo Season ai 12 minuti e 20 secondi di The Magician), più della metà sono state registrate in Brasile, a São Paulo, insieme a musicisti del luogo e in un paio di giorni al massimo. Solo successivamente sono state registrate le restanti tracce e poi sovraincise in uno studio di Londra. Il disco è infatti pieno di influenze latino-americane, che potevano sentirsi già a partire dal singolo di lancio Holy, Holy, e che esplodono in canzoni come Terra, Bongo Season e la title-track strumentale The New Sound. L’opener Blues è invece forse la canzone più avvicinabile a quelle dei black midi, ed è infatti inserita per prima come se fungesse da ponte verso questa nuova realtà musicale, che infatti non fa che allontanarsi sempre più rapidamente da lidi conosciuti.

Essendo anche in questo nuovo progetto musicale sia cantante che chitarrista, è possibile rintracciare una delle influenze più grandi di “The New Sound” in Tom Verlaine: già anche solo dal singolo di lancio, Greep suona come i Television suonerebbero nel 21° secolo, con un suono di chitarra graffiante e preponderante nel mix, ma quasi mai distorto o caotico. Il caos, qui, suona molto più controllato rispetto a quello dei Black Midi, in una forma che può ricordare sì quella del Free Jazz di Colemaniana memoria, ma anche quella di John Zorn e dei suoi Naked City: soprattutto nella traccia Walk Up (la più “pesante” del disco) le influenze del chitarrismo di Bill Frisell del periodo “zorniano” sono più che palesi. 

Altra grande influenza è sicuramente Robert Fripp, che compare soprattutto quando Greep si lancia in complessi riff arpeggiati poliritmici, usati spesso come accompagnamento vertiginoso alle sezioni in cui il nostro, come un fiume in piena, fa uso di uno spoken-word densissimo e ai limiti della psichedelia vocale. Nella prima parte del disco infatti, le canzoni sembrano esser tutte ironiche e sarcastiche, e la valanga di parole che Greep recita al microfono servono a schernire scherzosamente vari tipi di personalità comuni nella società moderna.

Tutto ciò si allenta nella seconda parte del disco, che progressivamente si rende meno schizzata e più emotiva, ma mai eccessivamente melodica: in una traccia come Motorbike, ad esempio, plasmata a partire dai King Crimson di “Red“, l’emotività fuoriesce dalla ruvidità dei suoni, dalla commistione degli strumenti e dalle loro dissonanze controllate. Strumenti che, con grande cura, vengono resi protagonisti o comparse di traccia in traccia, e che danno personalità ad ogni canzone: così i fiati compaiono in Through a War, così gli archi in As If Waltz, nonostante comunque, in sottofondo, siano spesso presenti come tappeto in altre composizioni.

Il climax emotivo del disco è sicuramente la penultima The Magician, già suonata live con i Black Midi ma mai ufficialmente rilasciata fino a questo momento, che altro non è che una summa dell’intero “suono nuovo” di Geordie Greep. A concludere il tutto ci pensa If Your Are But a Dream, una soffusa ballad anni “40 in cui il nostro, sfoggiando il suo stile da crooner portato all’estremo, termina il disco come un novello Frank Sinatra. Ciò che più stupisce in “The New Sound è la freschezza con cui l’ex Black Midi sia riuscito a fondere sperimentalità e immediatezza in modo completamente personale, confezionando un disco appetibile anche alle orecchie meno “affini” a determinate sonorità pur senza alcun compromesso.  

È incredibile pensare come un ragazzo così giovane sia riuscito ad avere la maturità e la visione per affermarsi in modo così personale e riconoscibile, senza snaturarsi dal proprio passato ma senza neanche continuare a percorrerlo pedissequamente. Avendo inoltre già dichiarato che il suo percorso solista vuole essere simile a quello di Keith Jarrett, con musicisti diversi in luoghi diversi a fare sempre generi diversi, il futuro di Geordie Greep potrebbe suonare anche come quello di un’altra grande icona musicale, che è riuscita sempre a cambiare disco dopo disco e a fondere la sperimentazione al pop: David Bowie.

L’unica speranza è che non si avveri quello che Tyrell diceva a Roy Batty in Blade Runner: “La luce che arde col doppio di splendore brucia per metà tempo”.

When the smoke clears, what’s left?

The Magician

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni